8 Ottobre 2019
Gabriele Renzi
Foto di Hans Schwarzkopf da Pixabay
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8 Ottobre 2019
Gabriele Renzi

Amazzonia, banco di prova per la Laudato Si’

Fino al 27 ottobre il Sinodo dei Vescovi dedicato alla regione panamazzonica. Don Maurizio Gronchi: “non è questione locale, ma ci riguarda tutti”

Domenica 6 ottobre si è aperto il Sinodo dei Vescovi che fino al 27 Ottobre metterà al centro del dibattito della Chiesa la regione panamazzonica, terra oggetto di interessi economici molto potenti che rischiano di metterne a repentaglio le risorse naturali e di conseguenza quelle sociali e culturali.

La difesa della terra non ha altra finalità che non sia la difesa della vita” ha ricordato Papa Francesco nel discorso che il 19 gennaio 2018 a Puerto Maldonado che ha lanciato il Sinodo.

Ed è all’ascolto del grido dei popoli amazzonici che da secoli abitano e difendono questa terra e che oggi lottano per la loro stessa sopravvivenza che presterà particolare attenzione  l’assemblea sinodale come ricorda  don Maurizio Gronchi, ordinario di Cristologia alla Pontificia Università Urbaniana, incontrato ad un seminario di approfondimento sulla questione organizzato dall’associazione Greeanccord, intervenendo all’interno di Ecosistema, trasmissione di Earth Day Italia in onda su Radio Vaticana Italia.

  

“Nuovi cammini per la Chiesa e per l'ecologia integrale”. Quali sono gli obiettivi del Sinodo che si è appena aperto? Dove portano questi cammini?

Il tema annunciato dal Santo Padre è molto chiaro: si tratta di nuovi cammini dell'ecologia integrale nella regione amazzonica.

Si parla quindi di una chiesa particolare, una la chiesa locale, una regione del pianeta così sensibile agli aspetti del cambiamento climatico, della deforestazione, dell’estrattivismo e di tutta una serie di fattori umani che minacciano questo questo contesto.

La Chiesa naturalmente si interroga su come accompagnare le popolazioni che vivono in questo territorio quindi si può dire che è l'Amazzonia con i suoi popoli, la sua realtà e la sua terra il soggetto del Sinodo. La prima preoccupazione è la gente, i popoli indigeni e naturalmente questo significa mettere in correlazione gli aspetti pastorali con gli aspetti ecologici nella prospettiva del Vangelo di Gesù, il cui annuncio è un annuncio di vita, di salvezza e di bene per tutti gli uomini che vivono in questo contesto.

Per questa ragione le parole chiave che compaiono nella prima parte dell’instrumentum laboris (il documento di base su cui poggiano i lavori e le discussioni del Sinodo nda) sono vita, territorio, tempo, dialogo, ascolto della voce dell’Amazzonia da parte di tutta la Chiesa perché il Sinodo si tiene a Roma. Questo ha un grande significato, non è solo una questione regionale.

   

Sentendola parlare viene alla memoria San Paolo quando parla di un corpo che soffre quando una delle sue membra soffre.

Esatto, questo credo sia un riferimento opportuno. Nella prima lettera ai Corinzi al capitolo 12 Paolo conclude questa affermazione dicendo “Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte”. L'immagine del corpo che usa Paolo aderisce pienamente alla visione ecclesiologica, peraltro messa bene a fuoco dall’espressione ricorrente nell'enciclica Laudato si’: tutto è collegato, tutto è connesso.

Questo vuol dire che le scelte ecclesiali che potranno nascere dall'assemblea sinodale e che saranno consegnate nelle mani del Papa potranno essere riconosciute, riprendendo ancora San Paolo, come una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.

Non è soltanto questione locale, ma riguarda tutto il corpo, anzi direi prima ancora la famiglia umana e questo ci riporta ad un collegamento tra gli aspetti sociali ed ecologici che sono temi del Sinodo perché sono temi dell’Enciclica Laudato si’.

  

Citando “Dio è un poeta”, il dialogo tra Papa Francesco e Dominique Wolton, lei ricorda come in quell'occasione il Papa abbia precisato che l'enciclica Laudato si’ più che un’enciclica ecologica sia una enciclica sociale.

Al Santo Padre forse è stata affibbiata un’etichetta ecologista che, se da un lato ne riduce parzialmente la portata pastorale, dall’altro ha fatto molto bene alla crescita dei temi legati alla sensibilità verso l'ambiente e verso la sostenibilità.

Il papa nel libro dice “L’enciclica Laudato si’ non è un'enciclica ecologica, è un’enciclica sociale”, risponde Wolton “C’è stato un fraintendimento: le hanno affibbiato l'etichetta ecologia” e il Papa risponde “L'ecologia c'è, ma dietro ci sono i problemi sociali”.

Credo che si tratti di una precisazione importante perché si rischia continuamente di limitare entro il perimetro dei disastri ambientali la questione ben più ampia della relazione tra grido della terra e grido dei poveri.

Noi non siamo soltanto preoccupati dello scioglimento dei ghiacciai o delle minacce fisiche o materiali. La prospettiva centrale in cui leggere il rapporto tra la crisi ecologica, l'emarginazione dei popoli indigeni e nuovi cammini ecclesiali è proprio quella dell’enciclica Laudato si’: tutto è collegato, ma a partire dalla dimensione sociale da cui deriva quella ecologica; di conseguenza la missione ecclesiale le coinvolge entrambe.

  

Possiamo dire che l'Amazzonia può essere un banco di prova importante per la Laudato si’ e per la sua applicazione?

Certo, anche perché questa enciclica ha una particolarità, forse da pochi è colta e forse anche per questo facilmente dimenticata: è rivolta a tutti gli uomini, tutti gli uomini buona volontà.

I temi teologico-cristiani arrivano soltanto nel capitolo cui si parla del Vangelo della creazione: l'ascolto delle tradizioni religiose e delle scritture ebraico-cristiane è chiaramente una voce decisiva per noi cristiani cattolici, ma ci fa guardare prima di tutto alla casa comune che è la nostra terra, terra di tutti, e alla famiglia umana e quindi comprende anche da un punto di vista teologico il fatto che questo è il dono di Dio fatto a tutti gli uomini.

A volte i documenti magisteriali affermano principi che non sempre vediamo calati nella concretezza, ma guardare a una periferia così decisiva per il mondo significa lasciarci interrogare dal processo che oggi è in atto con il Sinodo che ci fa vedere come l'insegnamento della Chiesa abbia un significato culturale e sociale per tutti gli uomini.

  

Qual è il ruolo della della Chiesa in Amazzonia? Penso alle tante missioni che ci sono: in che modo si relazionano con popolazioni culturalmente a volte anche molto distanti dalla cultura cattolica?

Nell’instrumentum laboris ci sono espressioni particolarmente incisive: una chiesa profetica in Amazzonia, di sfide e speranze, c’è quindi il collegamento tra la problematica ecclesiologica e quella pastorale. Questo vuol dire reagire alla distruzione dell’Amazzonia: il dramma degli abitanti dell’Amazzonia si manifesta non solo nella perdita delle loro terre per lo spostamento forzato, ma anche nell’essere vittime della seduzione del denaro, delle tangenti, della corruzione da parte di agenti del paradigma tecnico economico della cultura dello scarto. Questo incide soprattutto sui giovani.

C’è una bella espressione che ricorre nello strumento di lavoro: il buen vivir, il vivere bene, la buona vita, la vita legata e integrata al territorio. Difesa della vita è difesa del territorio, non c'è separazione tra questi due aspetti; gli amazzonici ci dicono che gli stanno togliendo la loro terra e togliere questo diritto è restare senza possibilità di difendersi di fronte a coloro che minacciano la loro salvezza.

Di questo la Chiesa si fa carico, un'altra espressione che compare (nell’instrumentum laboris) è una Chiesa samaritana, che si china sulle ferite, che cura le debolezze, le vulnerabilità e che quindi ha un volto di sfida dinanzi alle ingiustizie.

Lungi dalle ombre coloniali, la missione della Chiesa non viene intesa come portare qualcosa da fuori, ma è una relazione che si stabilisce tra la Chiesa occidentale che in questo caso accoglie una voce che ha una storia, una cultura, delle ricchezze, dei semi del Verbo. L'azione di Dio del suo Figlio fin dalla creazione mediante lo Spirito ha seminato qualcosa di buono, di vero: si tratta di condurre a maturazione questi semi del Verbo perché siano frutti e portino ricchezza nell'incontro con il Vangelo di Gesù a tutti a tutti gli uomini, a tutti degli abitanti. Ecco perché si parla di una Chiesa dal volto amazzonico e indigeno.

Intervista a Don Maurizio Gronchi del 8 ottobre 2019

Don Maurizio Gronchi, ordinario di Cristologia alla Pontificia Università Urbaniana, presenta il Sinodo dei Vescovi dedicato alla regione panamazzonica intervenendo all’interno di Ecosistema, trasmissione di Earth Day Italia in onda su Radio Vaticana Italia.

 
 
 
 
 
 

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