7 Gennaio 2020
Giuliano Giulianini
RUBRICHE
7 Gennaio 2020
Giuliano Giulianini

“Rompere” il confine tra la Natura e la città

Dal 1974 Italia Nostra cura “Boscoincittà”, esperimento di forestazione urbana a Milano: non un parco ma un modello di rinaturalizzazione del territorio urbano, strappato al degrado e restituito alla fruizione, partecipata, dei cittadini.

Torniamo ad occuparci di alberi. Non di foreste remote, tropicali, di montagna o comunque lontane dai centri abitati; ma di forestazione urbana: ovvero di come si può ricreare un ambiente naturale anche nelle città più moderne. L’argomento è caro a Italia Nostra, che negli anni ’70 ha creato “Boscoincittà”, un parco pubblico di Milano che rappresenta un esempio di come la Natura più autentica può trovare spazio nelle metropoli. Recentemente l’associazione ha ricevuto in affidamento dal Comune di Milano anche un’altra area verde, il Bosco di Rogoredo: un luogo degradato e legato allo spaccio di droga, che grazie all’impegno della comunità è stato trasformato radicalmente. 
Ecosistema", il programma di Earth Day Italia trasmesso da Radio Vaticana, ne ha parlato con Silvio Anderloni, direttore del Centro Forestazione Urbana di Italia Nostra.

Può descrivere il “Boscoincittà”. Che cosa c'è? Quali attività?

È tra i più grandi parchi di Milano. “Boscoincittà” attualmente conta 120 ettari, ma nel 1974 Italia Nostra aveva iniziato con un’area di soli 35 ettari. La caratteristica, nel ’74, era portare in Italia la forestazione urbana, che era molto sviluppata nei paesi del nord Europa, ma qui non se ne parlava. Quindi quei primi 35 ettari sono stati il primo esempio di forestazione urbana; poi via via ci siamo allargati fino agli attuali 120.

Non sono solo sentieri e passeggiate: ci sono anche attività educative. Può dare qualche “quadro” di questo “Boscoincittà”?

La cosa importante è che, da subito, Italia Nostra ha detto che il parco non è solo una somma di alberi, ma è fatto di natura, di biodiversità, di diversità e ricchezza di utilizzo della natura per il benessere dei cittadini, per stare bene in città: avere uno stile di vita più sostenibile; poter stare in città senza bisogno di prendere l'auto per andare a fare il weekend fuori porta. Le attività sono subito diventate molte. All'inizio solo e semplicemente un lavoro di partecipazione alle piantagioni; via via le altre attività: abbiamo realizzato gli orti urbani per chi vuole coltivare l'orto; attività con le scuole, le famiglie, i bambini; passeggiate; visite guidate; abbiamo i gruppi di nordic walking che vengono a camminare con le bacchette; il censimento degli animali. Sono tutte attività che proponiamo ai cittadini per avvicinarli a una vita più sana all'aria aperta.

Un aspetto positivo è che questa rinaturalizzazione di un'area urbana ha riportato anche degli animali selvatici in città. Ci può fare un piccolo bestiario del “Boscoincittà?

Io sono più esperto di alberi che di animali; però ci sono i nostri faunisti che tutti gli anni fanno il censimento degli animali. Ci sono sicuramente gli uccelli, di tutti i tipi: sia acquatici, perché abbiamo le zone umide, sia altri uccelli che sono aumentati in modo consistente. Abbiamo una ricchissima colonia di picchi. Poi è tornata la volpe che, essendo un predatore, ha permesso di riequilibrare una situazione che andava a danneggiare il bosco: perché avevamo troppi conigli e lepri che danneggiavano il rinnovamento del bosco. Con l'arrivo delle volpi questa popolazione viene tenuta sotto controllo in modo naturale.

Abbiamo parlato di “forestazione urbana”. Lei dichiarato recentemente in un’intervista che “un giardino non è un parco”. Qual è il concetto della forestazione urbana? In che è diversa dal piantare semplicemente alberi in un viale?

Intanto il termine “forestazione urbana” comprende ovviamente anche il viale, il piantare gli alberi, e tutto ciò che è la natura che entra in città. Fare un bosco urbano però vuol dire occuparsi di territorio in senso più ampio. Il concetto di base è che il parco non deve avere un confine. Non è un giardino con un muro o con una cancellata, ma è un pezzo di territorio della città che non ha dei confini. Quindi avere degli spazi verdi, estensivi, per l'uso di tutti è un elemento strutturale della città. Dobbiamo rompere il confine tra l'edificato e la natura: dobbiamo portare alla natura fino dentro l’edificato.

In un’altra intervista ha parlato di una specie di cerniera, di continuazione, di legame tra ecosistemi diversi: un luogo di passaggio.

Sicuramente un tema adesso molto dibattuto e portato avanti è questo delle “connessioni ecologiche”. Le connessioni ecologiche sono sia le connessioni verso i grandi sistemi verdi - qui a Milano abbiamo il Parco del Ticino a ovest e il Parco dell’Adda a est - ma anche il collegamento tra l'est e l'ovest con corridoi ecologici, che sono sicuramente per la fauna, ma diventano anche corridoi di vita per le persone. Pensiamo ad esempio alle ciclo-vie, che rientrano in questo discorso di connessioni. La ciclo-via, come può collegare la città ad ampi spazi all'esterno, deve collegare anche la città agli usi del tempo libero, dello svago o del benessere, come può essere una grande area verde a pochi minuti di pedalata dalla propria abitazione.

C'è un'altra area verde che Italia Nostra sta recuperando a questi usi già da tempo, ma è ancora in divenire: il progetto di Rogoredo - Porto di mare. Quest'area, in un'altra parte di Milano, mi sembra una storia esemplare, da una parte delle difficoltà, dall'altra delle possibilità per trasformare il degrado in decoro e far interagire la città e la natura. Vorrei che ne raccontasse l’evoluzione storica.

Quella è l'area che, ahimè, in tutta Italia molte persone conoscono come il “boschetto della droga” di Rogoredo. Noi non vogliamo chiamarlo così. Si chiama “Porto di mare” perché una volta ci doveva arrivare il canale navigabile che collegava Milano al Po. Quest'area abbandonata era diventata di grandissimo degrado. Oltre allo spaccio di droga per cui era famosa, c’erano anche discariche abusive, insediamenti di baracche fatiscenti, altre attività illegali, demolizioni di auto e via discorrendo. Due anni fa, insieme all'amministrazione comunale e alle Forze dell'Ordine si è deciso di fare un'azione congiunta. Questa è la chiave del successo, perché adesso l'area è assolutamente frequentabile e sta diventando un gioiello per la città. È fondamentale che ci si muova sempre insieme. Ognuno fa la sua parte: non è l'associazione ambientalista o i cittadini contro l'amministrazione, ma tutti insieme. Quindi il Comune si è impegnato a fare delle cose, tra cui sostenere economicamente l'attività, gli atti amministrativi, la rimozione dei rifiuti, ecc.; noi abbiamo portato le persone, abbiamo fatto il lavoro e abbiamo messo lì degli operatori. Questa cosa è fondamentale: non può esserci un giardino senza il giardiniere; quindi deve esserci la presenza costante di qualcuno. Il nostro metodo prevede delle persone dedicate a quell’area che diventano i lavoratori, i custodi, gli appassionati dell’area: riferimenti per i cittadini che arrivano sia a frequentarla sia a partecipare. Da ciò ha origine questo grande successo: sono 65 ettari, 650 mila metri quadrati, ora completamente recuperati a una possibilità di fruizione. In questi anni abbiamo avuto altre esperienze: sempre nella zona ovest di Milano abbiamo recuperato 130 ettari del Parco delle Cave, anche quello particolarmente degradato, e abbiamo fatto altre piccole esperienze con altri comuni intorno a Milano.

Che cosa possiamo dire ai cittadini di Milano e in generale agli abitanti appunto delle città? Molti vorrebbero fare qualcosa ma forse non se ne sentono in grado, o pensano di non averne le competenze. Credo invece che Italia Nostra ed altre associazioni abbiano bisogno di volontari “volenterosi”, più che esperti. È così?

Non è un problema di esperienza o di volontà, ma di predisposizione. Se uno si sente di dire: io divento un “soggetto attivo” di quello che mi capita intorno, che poi sia un volontariato ambientale, sociale o di qualsiasi tipo non conta: io divento soggetto attivo. Vedo intorno a me una cosa e provo a metterci le mani. Poi ovviamente per metterci le mani avrò bisogno magari di qualcuno che mi aiuti con le attrezzature, con la competenza, con i rapporti con l'ente pubblico. Perché non può essere un volontariato “di sostituzione”, che sarebbe la cosa peggiore; oppure un volontariato “in alternativa”. L'ente pubblico siamo noi, lo Stato siamo noi, la città siamo noi. Anche la nostra Costituzione dice che si opera in sussidiarietà tra cittadini e istituzioni (Art. 118, nda.). Questa è la cosa fondamentale.
In questo senso noi abbiamo anche avviato il progetto, che ormai portiamo avanti da qualche anno, del “Giardiniere condotto”. Andiamo ad aiutare tutti i cittadini dei comuni della provincia di Milano, dove ci sono gruppi e associazioni che vogliono occuparsi di piccole o grandi cose: a volte semplicemente gli diamo un progetto, un consiglio; a volte li aiutiamo fisicamente con i nostri volontari: di solito con una fase di affiancamento per insegnargli a fare il lavoro e a instaurare un rapporto proficuo con l'ente pubblico deputato, di solito il comune, per poter avviare le attività.

Intervista a Silvio Anderloni del 7 gennaio 2020

Il Direttore del Centro Forestazione Urbana di Italia Nostra racconta la genesi e lo sviluppo del progetto di forestazione urbana "Boscoincittà", e di come il recupero delle aree degradate di una metropoli come Milano può portare alla rinaturalizzazione delle città, con vantaggi sanitari e sociali per i cittadini.

**
 
 

Earth Day Srl. Copyright © 2014 - All rights reserved.
Registrazione Tribunale di Roma N.247 del 11/11/2014