Troppi videogiochi e poco sport per i giovani italiani

Ad affermarlo la ricerca “Lo stile di vita dei bambini e dei ragazzi”, realizzata da Ipsos per Save the Children e Gruppo Mondelēz in Italia e presentata lo scorso 16 luglio ad Expo 2015

1 Agosto 2015

I modelli di vita attuali orientano sempre più il cittadino verso una vita sedentaria . I ritmi spesso frenetici della quotidianità lasciano poco spazio all’attività sportiva, e a risentirne maggiormente sono soprattutto i giovani.

Nel nostro Paese quasi un bambino su cinque (17%), infatti, non fa sport nel tempo libero. Ad affermarlo la ricerca “Lo stile di vita dei bambini e dei ragazzi”, realizzata da Ipsos per Save the Children e Gruppo Mondelēz in Italia e presentata lo scorso 16 luglio ad Expo 2015. Eppure è oramai comprovata l’importanza della pratica sportiva per i più giovani: non solo, infatti, si trasmettono valori e insegnamenti utili per la crescita del ragazzo, ma si provvede anche al loro corretto sviluppo psico-fisico.
Nonostante ciò, il numero dei ragazzi che non pratica sport, seppur non eccessivo, è comunque ancora alto. Ma come si spiega questo fenomeno? Secondo i dati della ricerca, per il 27% di loro la motivazione deve essere ricercata nella mancanza di possibilità economiche da parte delle famiglie per affrontare questa spesa. Circa un minore su dieci, inoltre, non pratica attività motorie neppure a scuola (11%), per mancanza di spazi attrezzati o per l’assenza di attività nel programma scolastico. Questo fenomeno è riscontrato soprattutto al sud e sulle isole.

La ricerca Ipsos descrive, inoltre, bambini e ragazzi che passano tanto tempo chiusi in casa davanti alla televisione, ai videogiochi o leggendo un libro. I ragazzi trascorrono in casa o a casa di amici (62%) molto del loro tempo libero, anche perché, si legge dal Report, non ci sono spazi all’aperto dove incontrarsi o, anche quando ci sono, sono sporchi e poco sicuri (66%). Solo il 44% dei ragazzi dichiara di trascorrere con i genitori più di un’ora di tempo durante le giornate lavorative, situazione che migliora nel weekend dove però quasi un bambino su quattro (23%) passa comunque meno di un’ora al giorno in attività coi propri genitori.

 Il tempo trascorso coi ragazzi in famiglia è per lo più dedicato a fare delle passeggiate (58%) e meno di uno su cinque fa attività sportiva coi genitori (18%). Quando i ragazzi sono a casa, in media trascorrono 55 minuti al giorno su internet, 47 minuti giocando con i videogame; dal lunedì al venerdì passano in media 71 minuti al giorno davanti alla TV, tempo che si allunga a 84 minuti nei fine settimana. Il 12% di loro sta davanti alla televisione più di tre ore al giorno durante i giorni feriali, percentuale che sale al 20% nel weekend. Circa uno su sei sta su internet e gioca ai videogame per lo stesso lasso di tempo.

Proprio per sensibilizzare giovani e adulti su questa situazione, Save the Children insieme a Mondelēz International Foundation in partnership con Centro Sportivo Italiano (CSI) e Unione Italiana Sport Per tutti (UISP) hanno promosso il progetto “Pronti, Partenza, Via!”. Giunta alla sua quarta edizione, il progetto, promosso nelle aree periferiche di 10 città italiane (Ancona e Aprilia, Bari, Catania, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Sassari e Torino) si pone l’obiettivo di favorire la pratica motoria e sportiva e l’educazione alimentare dei bambini.
Dal 2016 il progetto verrà esteso anche a Roma, Brindisi, Gioiosa Ionica e Scalea.

I risultati ottenuti sono stati significativi, spiegano gli organizzatori, con circa 96mila beneficiari del progetto, 10 aree sportive e verdi – anche pubbliche – che sono state riqualificate e utilizzate per attività motorie e 1400 persone coinvolte, tra operatori, insegnanti, pediatri e nutrizionisti.

“L’intervento è consistito nel recupero e messa in opera di spazi come campi da gioco, percorsi sportivi, spazi verdi, campi polivalenti, skate e roller park, piste podistiche e ciclabili, con l’obiettivo di farne dei luoghi aperti a tutto il quartiere, contribuendo così a contrastare fenomeni di emarginazione ed esclusione sociale ha spiegato Raffaela Milano di Save the Children. “Inoltre sono state organizzate sessioni informative su alimentazione e stili di vita salutari, all’interno delle scuole primarie e sono stati aperti 10 punti informativi dove le famiglie possono incontrare professionisti, come nutrizionisti e pediatri”. “I due partner CSI e UISP con i quali abbiamo percorso questi quattro anni di strada, conclude Milano, sono stati fondamentali nell’implementazione di questo progetto e anche grazie a loro abbiamo potuto creare e realizzare delle buone pratiche per la diffusione di stili di vita più salutari per i nostri bambini e ragazzi”.

Diego De Cicco