Ritorno al futuro: alla scoperta delle Dolomiti…a piedi!

Una camminata di 700 km per riscoprire se stessi, le proprie origini, l’ineguagliabile bellezza delle Dolomiti e un nuovo e più intenso rapporto con la natura

Partire dalle Dolomiti di Brenta, per poi raggiungere il Bletterbach, attraverso i gruppi Sciliar-Catinaccio e Latemar, a seguire quelli di Puez-Odle, le Dolomiti Settentrionali, Friulane e d’Oltre Piave, le Pale di San Martino, la Valle di San Lucano, le Dolomiti Bellunesi, le Vette Feltrine, la Marmolada e, a finire, il gruppo Pelmo e Croda da Lago, per arrivare a Cortina d’Ampezzo. 700 km in 37 giorni che Rudolf Nocker, esperta guida escursionistica e maestro di sci della Val Gardena, ha percorso a piedi in compagnia di Soraya, la sua cavallina di nove mesi. Un modo per scoprire e riscoprire questo fantastico tesoro del nostro territorio che sono le Dolomiti e perché no, anche un po’ se stessi, le proprie origini e un nuovo rapporto con la natura. Tutto questo attraverso la più antica e sostenibile forma di mobilità, il cammino a piedi. Un viaggio chiamato “Ritorno al Futuro”, sostenuto dalla Fondazione Dolomiti Unesco e dalla Provincia Autonoma di Bolzano. Rudolf Nocker ci ha raccontato questa sua esperienza.

Rudolf ci puoi spiegare come nasce questo tuo progetto "Ritorno al Futuro"?
L'idea del viaggio nasce da un desiderio di riscoprire l'origine della mia identità: io provengo dalla Val Gardena, e con questa camminata attraverso i nove sistemi dolomitici che compongono il Bene Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, volevo proprio riscoprire la mia identità e il mio essere uomo in relazione con la natura.

Tu hai deciso di percorrere questi 700 km attraverso la forma più sostenibile di mobilità, ovvero il camminare. Perché questa scelta?
Devo prima di tutto specificare che a me piace andare a cavallo e proprio cavalcando sono scaturite delle considerazioni. Percorrendo in sella al cavallo vecchie vie di montagna o vecchie mulattiere ho notato che non riuscivo a stringere relazioni con la gente del luogo: passavo, salutavo e proseguivo sul mio percorso. Avendo in un precedente viaggio perso il ferro del mio cavallo e, quindi, non potendolo cavalcare, sono stato obbligato a proseguire a piedi e ciò mi ha permesso anche di ricreare un nuovo rapporto con la natura che mi circondava. Potevo ammirare meglio la sterminata bellezza di ciò che mi circondava.

Sensibilizzare sulla salvaguardia di questo nostro tesoro che sono le Dolomiti è di fondamentale importanza. Proprio per questo, nei luoghi attraversati sono stati organizzati dei momenti di incontro con la cittadinanza. Che riscontro hai avuto?
Assolutamente positivo. Parlando con gli amministratori locali, e con i responsabili del turismo, oltre che con la cittadinanza, ci si è resi conto che è fondamentale sponsorizzare questi luoghi che sono un vero e proprio tesoro. Tutto ciò lavorando anche sul turismo. Un turismo però che sia soprattutto sostenibile e che cerchi di limitare l’impatto su questi territori. C'è sempre più la volontà, anche da parte delle istituzioni che ho incontrato, di trovare un modo sostenibile e meno impattante, perché ci si rende conto che il pianeta è uno e che, proseguendo in questo modo, mettiamo in pericolo non solo l’ambiente ma anche per la nostra stessa esistenza.

Durante il percorso, qualcuno si è unito, anche per brevi tragitti, alla tua avventura?
Molte persone, incuriosite dal fatto che, nonostante il cavallo, avessi deciso di camminare, si sono aggregate, anche solo per brevi tragitti. Ho avuto delle belle esperienze con persone che mai e poi mai avrei pensato di incontrare e che mi hanno supportato. Ho riscoperto, inoltre, la cultura dell’accoglienza della gente di montagna, che non mi hanno mai negato un posto dormire e un po’ di fieno per Soraya.

Tu sei una guida escursionistica ma nella vita lavori come consulente per una importante casa di moda, un mondo fatto di lusso, bellezza, innovazione tecnologica, agli antipodi quindi con la bellezza più pura che è quella della natura. Come fai a conciliare le due cose?
Solo apparentemente sono due mondi estremi, in quanto entrambi sono caratterizzati dalla relazione: il mondo della moda ha a che fare con le persone e il cammino che ho percorso mi ha fatto conoscere e relazionarmi con molti individui. Ovviamente poi i prodotti sono diversi, ma alla base c’è sempre la relazione. Questa camminata mi ha aiutato a radicare in me quei valori fondamentali che, a causa della routine quotidiana, si perdono di vista, dando più importanza alle cose futili. Oggi giorno si va sempre di corsa perdendo di vista ciò che davvero è essenziale, ciò che è veramente importante. In un mondo che va sempre di corsa è difficile non capire cosa realmente ci occorre. Questo viaggio mi ha permesso allora di concentrarmi proprio su questi valori e spero ora di riuscire a portarli anche sul mio posto di lavoro.