Tutela della Montagna con il nuovo Bidecalogo del CAI

Il Club Alpino Italiano, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente montano, ha stilato il “nuovo bidecalogo”, “punto di riferimento in tema di tutela ambientale e di comportamenti etici durante le attività in montagna”

Tesoro inestimabile di biodiversità, le montagne forniscono acqua, terreni per i pascoli e per alcune coltivazioni, oltre ad essere l’habitat per moltissime specie animali e vegetali. Purtroppo l’ecosistema montano è anche uno dei più colpiti dal cambiamento climatico. L’aumento della temperatura, infatti, sta facendo sciogliere i ghiacciai minacciando questo ecosistema e rendendolo più vulnerabile ai disastri con gravi conseguenze per tutti. Non solo: il turismo di massa, sta deturpando le bellezze di questi territori. Bisogna quindi tutelare questo importante ecosistema.

Il Club Alpino Italiano, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente montano, ha stilato il “nuovo bidecalogo”, “punto di riferimento, si legge nel documento stesso, di ogni socio CAI in tema di tutela ambientale e di comportamenti etici durante le attività in montagna”.

Indirizzato a tutti i soci, questo documento è diviso in due parti, ognuna delle quali si compone di 10 articoli. La seconda parte, “politica di autodisciplina del Cai”, in particolare si sofferma proprio sulle attività, sportive e no, che generalmente si praticano in montagna. Partendo dall’alpinismo. L’alpinismo, insieme all’arrampicata, è da sempre, l’attività sportiva di avvicinamento ed esplorazione del territorio montano. Riguardo proprio l’arrampicata, quella maggiormente impattante, il Cai intende “limitare la costruzione artificiale di itinerari di arrampicata mediante perforazione della roccia alle pareti che già si sono prestate naturalmente, in passato, all'esercizio dell'arrampicata sportiva perché situate in prossimità di punti d'appoggio, pur appartenendo a strutture della cresta alpina”.

Uno spazio viene anche dato ai rifugi: anche in questo caso si vuole evitare la “proliferazione indiscriminata di rifugi privati” incentivando, nel rifugio stesso “tutte le forme di produzione di energie alternative, rispetto ai combustibili fossili”; “nonché favorire e sostenere l’acquisto ed il consumo di prodotti locali, nell’ottica del “km 0”.
L’altro aspetto affrontato è quello riguardante i sentieri: “l’uomo, si legge nel documento, con il suo andare per monti, motivato da esigenze di varia natura, nel tempo ha tracciato “segnato” nel territorio una fitta rete di itinerari, di sentieri, ecc. che gli hanno permesso di spostarsi sicuro anche in ambienti apparentemente ostili”. L’attività escursionistica è certamente a basso impatto ambientale. Tuttavia si evidenzia come in molte zone si continui ad attrezzare nuovi itinerari o ad ampliare quelli esistenti. Ciò provoca grave danno all’ambiente di alta montagna, dove prevalentemente questi itinerari si collocano. Anche qui il CAI si pone l’obiettivo di disincentivare la realizzazione di nuove vie o di ampliarne uno esistente.

Largo spazio viene dato anche a quelle attività come lo sci di discesa, di fondo, all’arrampicata sportiva, alla mountain bike, alla corsa in montagna e perfino alle racchette da neve, a quelle attività, cioè, che in origine erano praticate in forma esclusivamente ludica e amatoriale, ma che hanno trovato, in tempi più o meno recenti, la loro evoluzione agonistica o competitiva. L’impatto sull’ambiente di tali attività praticate in occasione di competizioni è spesso devastante, sia per la forte richiesta di infrastrutture sia per il numero di persone coinvolte (atleti, organizzatori, spettatori), spesso dotati di scarsa sensibilità ai problemi ambientali. A questo scopo il CAI sensibilizza le proprie sezioni affinché venga studiato l’impatto che possono avere queste manifestazioni.

Tassello importante, infine, è quello dell’escursionismo: in questo caso il CAI chiede ai propri soci, e ad ogni altro escursionista, che percorrono i sentieri, di evitate scorciatoie sui terreni non rocciosi “per diminuire, si legge nel documento, gli effetti del dilavamento delle acque e prevenire i dissesti del suolo”; l’impegno a non abbandonare i sentieri tracciati, ad evitare i rumori inutili, in particolare nell'attraversamento di aree protette. Particolare cura sarà inoltre richiesta nella rimozione dei rifiuti, compresi, nei limiti del possibile, quelli abbandonati da altri.