25 Gennaio 2018
Dario Caputo
TERRITORIO
25 Gennaio 2018
Dario Caputo

9 milioni di animali da vaccinare in Sud Sudan. L’appello della FAO per raccogliere 7,5 milioni di dollari

In Sud Sudan gli allevatori sono sempre più preoccupati per le epidemie di malattie che colpiscono il bestiame, fonte primaria di sostentamento della popolazione. 300.000 animali sono stati già vaccinati ma molto altro lavoro deve essere fatto prima dell’arrivo delle piogge

Proteggere quasi 9 milioni di animali, pari al 30% del bestiame presente in Sud Sudan, per contrastare quelle epidemie che sempre più frequentemente li colpiscono: questo l’appello lanciato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura per raccogliere 7,5 milioni di dollari. Al momento infatti la FAO, per avviare la campagna di vaccinazione d’emergenza nel paese possiede solo 2,5 milioni di dollari, un quarto dei fondi necessari ma il progetto è di vitale importanza soprattutto perché la maggior parte della popolazione del Sud Sudan si affida al bestiame per la propria sopravvivenza e metà della popolazione lotta contro la fame acuta. Gli animali che sono stati già vaccinati grazie alla FAO e i suoi partner, che rappresentano i principali fornitori di vaccinazioni del paese, sono 300.000: le malattie più diffuse sono la cosiddetta gamba nera, la setticemia emorragica e l’antrace, presenti soprattutto nello stato di Aweil, nel nord-ovest del paese. Il rappresentante della FAO in Sud Sudan Serge Tissot, ha però sottolineato la gravità della situazione: “Gli allevatori ci hanno detto che i loro bovini sono malati da mesi e li abbiamo raggiunti appena in tempo per verificare la situazione, fornire le cure necessarie e avviare vaccinazioni per proteggere il loro bestiame dalle principali malattie. Eppure, a meno che non si raccolgano maggiori fondi non saremo in grado di raggiungere altri agricoltori che affrontano le stesse paure perdendo i loro mezzi di sostentamento”. 

L’Organizzazione sta cercando di raggiungere il maggior numero di animali possibile ma il tempo non gioca a suo favore: tra due mesi le piogge inizieranno a prendere il sopravvento con metà del paese che resterà inevitabilmente isolato o difficilmente raggiungibile e con un numero enorme di animali che rischia di rimanere intrappolato in una situazione veramente impossibile. "Quando il mio animale si è ammalato, ho usato alcune erbe selvatiche perché non si trovano medicine in questa zona. Ma questo non ha aiutato. L'animale ha perso peso e il suo pelo non sembra ok. Ora ha smesso di mangiare. Temo che presto morirà ", ha detto Kiir Mawein, un allevatore di bestiame di Aweil.

Con i fondi che la FAO spera di raccogliere non si andrebbero a coprire solo i costi di vaccinazione ma si potrebbero costruire tre nuovi centri della catena del freddo in aree remote. La realizzazione di queste strutture potrebbe essere una soluzione alle battute d'arresto che spesso si presentano quando si tratta di fornire servizi e medicinali per la cura degli animali nel Sud Sudan: distanza, clima caldo e mancanza di infrastrutture e servizi sanitari. Sempre Tissot ha dichiarato che "per le persone del Sud Sudan, il bestiame è vita. Loro cacciano via la fame, come dicono i contadini, non forniscono solo una fonte importante di cibo nutriente, ma fungono anche da rete di sicurezza. Di fronte a un'emergenza, gli agricoltori possono anche ricorrere alla vendita di un capo di bestiame per coprire altri bisogni urgenti”.

Per garantire una migliore fornitura di servizi di assistenza sanitaria per gli animali, la FAO ha creato una rete di operatori sanitari provenienti dalla comunità; al momento sono 1.000 gli operatori che sono stati addestrati e che stanno effettuando controlli di routine e vaccinando il bestiame. Questo però è solo l’inizio: nel 2018, infatti, la FAO mira a formare altri 1.000 operatori sanitari di origine comunitaria per diffondere la portata dei servizi veterinari. Molto si sta investendo anche sui gruppi di donne per rafforzare le piccole imprese, fornendo e vendendo prodotti animali come latte e altri prodotti lattiero-caseari. Tutto questo è stato reso possibile grazie al sostegno che la FAO riceve dagli USA, dall’Unione Europea, Danimarca, Canada, Giappone, Norvegia, dalla Banca Mondiale, Regno Unito, Svizzera, Paesi Bassi, Fondo umanitario del Sud Sudan e dal Kuwait.

 
 

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