5 Dicembre 2017
Fabrizio Cavallina
TERRITORIO
5 Dicembre 2017
Fabrizio Cavallina

Abuso di antibiotici nelle fattorie: una minaccia per la salute

Secondo un report delle Nazioni Unite il rilascio nell’ambiente di residui aiuta la resistenza dei batteri e potrebbe nuocere a moltissime persone. 

L’uso eccessivo di antibiotici nelle fattorie è una delle maggiori minacce per la salute umana. Per quale motivo? Perché gli antibiotici assunti dagli animali, una volta diffusi nell’ambiente circostante, affievoliscono gli effetti delle medicine sulle persone e mettono in pericolo milioni di vite. Ad affermarlo un rapporto delle Nazioni Unite, che punta il dito contro gli antibiotici utilizzati all’interno del ciclo produttivo agricolo: essi riversandosi al di fuori delle fattorie attraverso il liquame degli animali, possono rendere i farmaci inefficaci per un alto numero di persone. La diffusione ambientale in atto, infatti, aiuterebbe i batteri a resistere alle medicine e renderebbe vani molti trattamenti. 

Lo studio è stato pubblicato durante la terza assemblea ambientale dell’Onu, a Nairobi in Kenya, nell’ambito del più ampio rapporto Frontiers 2017 che analizza i più recenti problemi ambientali che affliggono il pianeta. Il dossier, nella parte riguardante gli antibiotici, pone l’accento su una questione cui è stata riservata scarsa rilevanza nel passato: gli effetti appunto imprevedibili che i farmaci destinati al bestiame producono nei confronti dell’ambiente naturale. Una volta consumata, la maggior parte degli antibiotici viene espulsa dagli animali assieme ai batteri attraverso l’urina e le feci nell’ambiente. Quest’ultimo in tal modo diviene una riserva di residui antibiotici, agenti patogeni resistenti e altre molecole “con proprietà antimicrobiche che aumentano la diffusione dei geni di resistenza nelle comunità microbiche”. Il rilascio dei composti antimicrobici negli stessi scarichi delle case e degli ospedali, infatti, comporta l’incontro tra batteri ancora trattabili con quelli invece divenuti resistenti agli antibiotici, determinando l’emergere di ceppi refrattari. Non solo, perché la resistenza dei batteri agli antibiotici si sta diffondendo anche attraverso le stesse strutture in cui sono prodotti i farmaci. “In tutto il mondo, lo scarico dai rifiuti urbani, agricoli e industriali nell’ambiente significa che è comune trovare concentrazioni di antibiotici in molti fiumi, sedimenti e terreni. Questo processo sta guidando costantemente l’evoluzione dei batteri resistenti” ha affermato Erik Solheim, environment chief delle Nazioni Unite. Il dibattito pubblico – sottolineano i ricercatori – si è sempre soffermato sulla riduzione degli antibiotici nei riguardi delle persone: nonostante questo sia un aspetto importante, è fondamentale capire anche come la resistenza dei batteri si incrementi anche attraverso l’inquinamento dei nostri ambienti, in modo da evitare che questo accada.

Il rapporto suggerisce alcune misure per risolvere il problema, come introdurre norme più severe nella produzione di farmaci al fine di impedire che gli antimicrobici vengano gettati nei flussi d’acqua; oppure inserire una regolamentazione per limitare l’uso degli antibiotici sul bestiame durante il ciclo agricolo, soprattutto quando l’utilizzo da parte degli agricoltori non riguarda aspetti prettamente sanitari. L’ONU in passato ha già indicato simili provvedimenti e ha invitato i governi a garantire gli antibiotici più potenti esclusivamente per un trattamento sulle persone. 

 
 

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