TERRITORIO
5 Agosto 2015
Stefania Galli

Ancora dissesto: frana a San Vito di Cadore, 3 morti

Presidente Zaia, “la vera emergenza nazionale, da aggredire senza se e senza ma, è la messa in sicurezza del suolo e la prevenzione del rischio idrogeologico”

Tre le vittime fino ad ora accertate, la più giovani di soli 14 anni. È questo il bilancio, ancora non definitivo, della frana che ieri sera ha colpito il comune di San Vito di Cadore nella provincia di Belluno. Verso le 21 piogge incessanti hanno colpito la zona tra Cortina e San Vito di Cadore, nella Valle del Boite, causando una serie di frane e smottamenti. Una di queste, è scesa giù dal monte Antelao a causa dall'esondazione del torrente Ru Secco.

Quello che è accaduto immediatamente dopo è stata una serie di colate di fango che hanno colpito il piccolo comune veneto, inghiottendo e trascinando via tutto quello che incontrava sul suo percorso.

Si tratta dell’ennesimo esempio di dissesto idrogeologico, oramai molto frequente nel nostro Paese, come ha affermato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. “Purtroppo episodi di questi tipo – osserva Zaia - si stanno ripetendo con insistente frequenza su tutto il territorio nazionale a causa dei cambiamenti climatici, ma anche di un colpevole disinteresse verso il territorio. La vera emergenza nazionale, da aggredire senza se e senza ma, è la messa in sicurezza del suolo e la prevenzione del rischio idrogeologico”.

La fragilità del nostro territorio, quindi, sommata alla cementificazione forzata e ai fenomeni meteorologici estremi, forma un mix che continua, purtroppo, a mietere vittime. Ogni anno oltre un migliaio di frane colpiscono il territorio nazionale e solo negli ultimi 5 anni gravi eventi di frana hanno causato vittime e ingenti danni a centri abitati e a infrastrutture di comunicazione: ad affermarlo l’Ispra, l’istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel rapporto di sintesi sul dissesto idrogeologico in Italia nel 2014.

Ad oggi, afferma l’Ispra, sono state 499.511 le frane che hanno colpito il nostro Paese, per un’area interessata pari a 21.182 km2 , ben il 7% del territorio nazionale.
I comuni interessati da aree ad alta criticità idrogeologica sono 6.633, pari al 81,9% dei comuni italiani, quasi la totalità. Di questi 6.633, 202 si trovano solo nel Veneto, una delle regioni maggiormente colpite da questo fenomeno.

Numeri, quelli dell’Ispra, che, messi nero su bianco, descrivono una situazione critica non più sopportabile.

L’uomo e le sue attività non sono l’unica causa di questi fenomeni ma sicuramente può fare molto per arginarli, quando è possibile. Quantomeno evitare che si tramuti in tragedia. Prima di tutto facendo una pianificazione territoriale intelligente, non costruendo, ad esempio, in prossimità di fiumi e bacini d'acqua. Ma anche facendo una regolare manutenzione del territorio, come la pulizia degli argini e del letto dei fiumi. Arbusti, rami secchi, tronchi d’albero e ogni forma di detrito potrebbero, infatti, ostacolare il normale scorrimento dell’acqua e in caso di piogge forti creare straripamenti e inondazioni, con tutto ciò che ne consegue.

Vista del monte Atelao da San Vito di Cadore. Foto dagli archivi di Bortolo De Vido

 
 

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