1 Marzo 2017
Giuliano Giulianini
TERRITORIO
1 Marzo 2017
Giuliano Giulianini

Animali in città: Legambiente da i voti al servizio pubblico

Il rapporto nazionale "Animali in città" fa il punto sulla convivenza tra uomini, animali domestici e selvatici in contesti urbani e sociali. Pochi i comuni sufficienti, meglio le ASL.

Legambiente ha pubblicato online il sesto rapporto "Animali in città", uno studio dettagliato sui servizi offerti dalle amministrazioni locali ai cittadini, relativamente alla convivenza con gli animali domestici d'affezione, principalmente cani e gatti, e con quelli selvatici con cui vengono in contatto. Il rapporto nazionale analizza la disponibilità di canili e gattili, personale, sportelli di informazione, aree cani, veterinari, anagrafe, interventi emergenziali e gestione delle criticità, presenza sul territorio, gradimento dell'utenza e altre "performance" che sono in carico alle amministrazioni locali, soprattutto comunali, e alle ASL.

L'associazione ha interpellato i comuni e le aziende sanitarie locali di tutta Italia con un questionario pensato per valutarne le "performance" in questo ambito, riferite all'anno 2015. Le risposte sono arrivate da oltre 1.100 comuni, circa il 14% del totale, e da 80 ASL, oltre la metà del totale. Legambiente ha calcolato che le risposte pervenute dai comuni descrivono direttamente la situazione di territori in cui vivono quasi 18 milioni di persone, mentre quelle delle ASL corrispondono alle zone dove vivono oltre 37 milioni di italiani.
Il quadro che ne esce non è dei migliori. Secondo la scala di valutazione di Legambiente, solo il 12% delle amministrazioni comunali raggiunge la sufficienza nella prestazione dei servizi, totalizzando un punteggio almeno pari a 30 su 102: si tratta di 132 città su 1007. Appena 22 città ottengono una valutazione "buona" e solo 3 comuni superano i 50 punti guadagnando un "ottimo": sono Terni, Peschiera Borromeo (MI) e Formigine (MO). Meglio le ASL: 35 su 80 sono giudicate sufficienti; quelle "buone" sono 13, ma solo una, Napoli 1 Centro è classificata "ottima".

L'argomento non è di poco conto: il rapporto, in base al campione che ha fornito i dati, stima che i comuni italiani spendono oltre 144 milioni di euro l'anno per la gestione degli animali. Il budget di spesa annuo stimato per le ASL è invece di poco superiore ai 100 milioni. In totale spendiamo una media di 4,05 euro all'anno per ogni cittadino. Questi 245 milioni di euro annui non tengono conto dei fondi statali impegnati nel settore e dei risarcimenti in caso di danni legati alla fauna, selvatica o domestica incustodita: incidenti stradali, danni agli allevamenti e alle coltivazioni, ecc. La cifra è comunque notevole, soprattutto se paragonata ai circa 57 milioni annui destinati a tutti i 23 parchi nazionali, ai circa 3 milioni per le riserve statali e ai 3,5 milioni per quelle marine. Insomma lo Stato spende tre volte e mezzo di più per la gestione degli animali "in città", principalmente cani, che per la tutela di fauna e flora naturale.

La separazione tra animali urbani e selvatici non è, ovviamente, così netta. Le grandi città sono colonizzate da specie selvatiche, più o meno problematiche, come cornacchie, gabbiani, piccioni, ratti, insetti; e nelle campagne suburbane, gatti e cani vaganti (abbandonati o non custoditi), incidono sensibilmente sugli habitat selvatici. La cattura dei cani vaganti è il costo economico maggiore a carico del servizio pubblico, in questo contesto: una spesa che continua con la custodia nei canili e il tentativo di riassegnazione. Secondo il rapporto di Legambiente 3 cani vaganti catturati su 4 tornano in un contesto accettabile: la restituzione al proprietario, l'adozione di nuovi proprietari o la reintroduzione in "libertà controllata" ad esempio come cani di quartiere o di paese. Ma non tutti i territori sono uguali: se in comuni come Medesano (PR) il servizio è talmente efficiente che per ogni cane catturato altri 100 vengono ricollocati; in altri come Giardini Naxos (ME) solo un cane su 18 trova una nuova casa dopo essere passato dal canile.

Per quanto riguarda la conoscenza della biodiversità urbana, il rapporto svela che le istituzioni non conoscono a fondo la situazione dei loro territori. Solo un comune su 12 ha una mappatura delle specie animali entro i suoi confini e pochissimi (meno del 5%) hanno effettuato studi in tal senso. Conoscere gli areali degli animali può, ad esempio, fornire indicazioni su dove costruire passaggi protetti per evitare pericolosi attraversamenti delle strade. In realtà soltanto un comune su 10 attua tali operazioni preventive e, nel caso degli incidenti stradali, solo 25 comuni su 1000 hanno realizzato infrastrutture per risolvere il problema. Anche le ASL sono carenti sul monitoraggio della convivenza tra uomini e animali selvatici: poco meno della metà monitora gli aspetti sanitari delle specie "urbane" che, come sappiamo, nel caso di uccelli e insetti, possono essere portatrici di malattie trasmissibili all'uomo.

Altro capitolo del rapporto, fondamentale per la tutela dell'ambiente, è la gestione degli "Animali selvatici in difficoltà". In questo caso le criticità cominciano dal ritrovamento, principalmente di uccelli feriti, da parte di cittadini che non sanno a chi rivolgersi. Non sempre comuni e ASL sanno indicare le soluzioni migliori. Alla richiesta di aiuto dei cittadini soltanto la metà dei municipi interpellati dichiara di saper fornire un'indicazione chiara: il più delle volte (56%) fornendo il contatto della ASL. Solo un comune su 6 riesce a fornire il contatto di un centro recupero della fauna selvatica. In questo modo solo il 13% dei cittadini che hanno trovato un uccello ferito, e appena il 7,5% di chi ha rinvenuto un mammifero, ad esempio un riccio, hanno ricevuto un'indicazione immediatamente utile. Se la chiamata arriva alle ASL, meno di una su 3 interviene con proprio personale; in 2 casi su 3 rimanda alla Polizia Provinciale. Soltanto una ASL su 4 è in contatto diretto con un centro recupero di fauna selvatica, eppure risulta che quasi 10.000 animali sono ricoverati ogni anno in questi centri.

 
 

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