3 Gennaio 2018
Fabrizio Cavallina
TERRITORIO
3 Gennaio 2018
Fabrizio Cavallina

Buongiorno notte: inquinamento luminoso in costante aumento

La superficie terrestre illuminata artificialmente aumenta del 2,2% ogni anno. Anche luci a led (ancora non considerate nel computo) possono rivelarsi dannose per flora e fauna. 

Le festività natalizie sono giunte quasi al termine. Da qui, a qualche a giorno, spegneremo definitivamente luci e addobbi. Essendoci di mezzo anche il Capodanno, possiamo oltremodo affermare come questo sia davvero il periodo più “luminoso” di tutti. Puntati gli occhi al cielo per fuochi d’artificio e botti, di seguito per ammirare la “super-luna” comparsa in questi giorni, rimangono le stelle che nelle grandi città riusciamo a vedere, però, a stento. L’illuminazione artificiale, infatti, limita la loro visibilità, aumentando anno dopo anno in ogni parte del mondo. Questo dato, essendo noi consci di pregi e difetti dell’illuminazione, ci suggerisce qualche considerazione: fino a quando la necessità di continuare a illuminare non si tramuta in inutile inquinamento?

Dal 2012 al 2016 l’area globale totalmente illuminata è aumentata del 2,2% ogni anno. Sono dati riportati da un recente studio condotto da un team di scienziati e pubblicato sulla rivista Science Advances lo scorso Novembre. Ma anche queste statistiche, potrebbero sottostimare il fenomeno nel complesso. La misurazione effettuata, infatti, esclude il rilevamento di tutte le luci emesse dalle lampade a LED, che hanno ormai sostituito nelle grandi città le lampade tradizionali, cioè a vapore di sodio. I dati sono stati registrati dal Visible Infrared Imaging Radiometer Suite (VIIRS), uno strumento satellitare della Nasa; il VIIRS appunto può misurare le luci d’onda lunghe, come quelle dei lampioni a vapore di sodio giallo-arancio, ma non quelle a luce corta prodotte dai LED. Quelle stesse luci a LED, che, sottolinea il rapporto, si sono rivelate dannose quando eccessive, per quanto riguarda il ciclo del sonno umano (la cui scarsità può comportare tutta una serie di patologie anche gravi) e la vita di animali notturni, piante e microrganismi.

Lo studio – proprio per l’incapacità del satellite di misurare l’aumento di luci a LED – ha registrato livelli di illuminazione stabili, in paesi occidentali come l’Italia, l’Olanda, la Spagna e gli Stati Uniti che si avvalgono di fonti di luce di ultima generazione. Invece, molte nazioni africane e sudamericane si sono mostrate più “illuminate” rispetto ai periodi precedenti, suggerendo un evidente utilizzo di luci tradizionali. L’aumento del 2,2% ogni anno dal 2012 è un dato (ricordiamo, solo parziale) preoccupante. “Il fatto che il VIIRS abbia trovato un incremento nel mondo dell’area illuminata, nonostante la mancata rilevazione della parte sicuramente cresciuta di più (quelle che utilizzano il LED), è molto triste” afferma Fabio Falchi, ricercatore all’ISTIL, l’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso. Nel 2016 Falchi ha pubblicato un atlante globale dell’illuminazione artificiale, dimostrando come un terzo della popolazione mondiale viva sotto un cielo troppo illuminato per scorgere la Via Lattea di notte.

“Una domanda cruciale per la sostenibilità – si legge nel rapporto – è se l’utilizzo di luce per gli spazi esterni continuerà a crescere in modo così esponenziale, oppure, una volta sviluppata, si arriverà ad un’integrale saturazione della domanda”. I ricercatori, in tal senso, lanciano addirittura l’idea di formare zone nelle città “a cielo scuro”. Il rapporto evidenzia come in una nazione, in media, si sia verificato un aumento del 15% dell’utilizzo di luci totali dal 2012 al 2016; contemporaneamente ad un incremento del PIL del 13%. L’aumento dell’illuminazione, infatti, risulta strettamente legata al Prodotto Interno Lordo, tanto che Christopher Kyba, ricercatore e coordinatore dello studio in questione, afferma: “Compriamo tanta luce quanto siamo disposti a spenderci soldi”. È necessario? 

 
 

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