11 Febbraio 2013
Samanta La Manna
TERRITORIO
11 Febbraio 2013
Samanta La Manna

Dissesto idrogeologico, Legambiente fa appello alla politica

“In Italia continua a proliferare una sorta di ‘industria della riparazione’ mentre manca quella della prevenzione. Eppure un buon piano strategico per la mitigazione del rischio idrogeologico rappresenta un grande volano per sviluppare la green economy”

In 6.633 comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico, vale a dire l’82% del totale. Dati importanti, sui quali si è discusso durante la Conferenza Nazionale sul Rischio Idrogeologico organizzata da Legambiente nei giorni scorsi a Roma; presenti numerose associazioni sindaci, ordini professionali, tecnici ed esperti. 

Numeri da non tenere sottogamba, dunque, sui quali si sono avviati rilevanti confronti da cui è emerso un obiettivo comune: riflettere per sviluppare percorsi risolutivi in grado di rispondere in modo efficace alle ripetute emergenze legate al rischio idrogeologico nel nostro Paese.

La fragilità del territorio italiano, è noto, risulta particolarmente elevata in regioni come Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d’Aosta e nella Provincia di Trento, dove il 100% dei comuni è classificato a rischio. Subito dopo arrivano Marche e Liguria (99%!) e Lazio e Toscana (col 98%). Ma il pericolo nel Bel Paese è presente ovunque: la superficie delle aree ad alta criticità geologica si estende per 29.517 Kmq, il 9,8% della Nazione. In Italia oltre 5 milioni di cittadini si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni.

Non si tratta di mero allarmismo e le cifre lo confermano; ciò che gli esperti del settore richiedono è un intervento adeguato. Il Presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, nel corso della conferenza ha esortato a fare: “è ora che la campagna elettorale affronti il tema delle grandi emergenze del Paese, purtroppo non riducibili solo alla pressione fiscale, al debito e allo spread”. Con riferimento al difficile 2012  e ai cambiamenti climatici, Dezza evidenzia come nel nostro Paese la prevenzione tardi ad essere idonea. Secondo un’analisi di Legambiente negli ultimi 10 anni solo 2 miliardi di euro sono stati realmente erogati per porre in essere gli interventi di prevenzione disposti dai Piani di assetto idrogeologico redatti dalle Autorità di bacino (PAI), per uno stanziamento totale di 4,5 miliardi di euro.

“In Italia continua a proliferare una sorta di ‘industria della riparazione’ mentre manca quella della prevenzione. Eppure un buon piano strategico per la mitigazione del rischio idrogeologico rappresenta un grande volano per sviluppare la green economy, l'innovazione tecnologica, nuove politiche di gestione del suolo e delle foreste, che darebbero un contributo sostanziale alla riduzione delle emissioni di CO2 e allo sviluppo delle aree interne, a vantaggio del riequilibrio territoriale del paese".

“Con la Conferenza Nazionale di oggi – ha concluso il presidente - parte un percorso di lavoro con tante organizzazioni che condividono proposte concrete ed attuabili”. Come? Ancora una volta l’appello si fa alla politica e la speranza è sottoporre le proposte avanzate durante l’incontro sia ai candidati delle ormai vicinissime elezioni sia al nuovo governo.

 
 

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