5 Luglio 2016
Gabriele Renzi
TERRITORIO
5 Luglio 2016
Gabriele Renzi

Ecomafia 2016. Reati ambientali in leggera flessione. Positivo l’impatto della legge sugli ecoreati

In calo i reati relativi al ciclo dei rifiuti, crescono gli illeciti nella filiera agro-alimentare e i reati contro gli animali. Preoccupano gli incendi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari

Meno reati e più arresti. Così si potrebbero riassumere in un tweet i primi dati che emergono dal rapporto di Legambiente Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia” edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat, appena presentato a Roma al Senato.

Nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati che sono 27.745 (- 5% rispetto ai 29.293 del 2014), una leggera flessione che descrive un problema ancora tutt’altro che risolto, con 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. 188 gli arresti, 24.623 le persone denunciate e 7.055 i sequestri: timidi segnali di una piccola inversione di tendenza nella lotta all’ecomafia dopo l’introduzione degli ecoreati all’interno del codice penale.

 
Seppure in calo (- 3 miliardi rispetto al 2014) il business delle ecomafie rimane enorme con 19,1 miliardi. Questo calo, secondo Legambiente, è dovuto principalmente alla contrazione degli investimenti a rischio nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) che hanno visto nell’ultimo anno scendere la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (erano 13 nel 2014).

 

Un calo che, tuttavia, non ha intaccato la “leadership” di questi territori nel particolare campionato delle ecomafie. I reati commessi in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia incidono per il 48,3% sul totale nazionale, la Campania con 4.277 reati (oltre il 15% del totale nazionale) rimane la regione con il maggior numero di illeciti ambientali seguita da Sicilia, Calabria e Puglia.
Segue a brevissima distanza il Lazio, soprattutto “grazie” a Roma e provincia, che con 1.161 reati è la terza provincia più ecomalavitosa d’Italia dopo Napoli (1.579) e Salerno (1.303).

 
La Lombardia guida invece la classifica delle regioni che più si distinguono sull’altra faccia della medaglia ecomafiosa, quella della corruzione: delle 302 inchieste per corruzione in materia ambientale che Legambiente ha contato dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016, 40 riguardano proprio la Lombardia, seguono Campania, Lazio, Sicilia e Calabria.
Calano le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti mentre sono in aumento i reati contro gli animali e gli incendi, questi in particolare sono cresciuti del 49% bruciando oltre 37.000 ettari di territorio.

 
Cresce inoltre l’illegalità nella filiera agro-alimentare con numeri che destano molta preoccupazione: nel 2015 sono stati accertati 20.706 reati e effettuati 4.214 sequestri per un valore complessivo che supera i 586 milioni di euro.
Il più alto numero di illegalità si registra nella filiera della pesca, molto diffusa anche la contraffazione agroalimentare che colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto (olio extravergine di oliva, vino, parmigiano reggiano, etc).
In espansione anche il fenomeno del caporalato: 713 i fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive distribuite in circa 80 distretti agricoli senza particolari distinzioni tra nord e sud Italia: più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari.
 
“Anche quest’anno il Rapporto Ecomafia - dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente - ci racconta il brutto dell’Italia, segnata ancora da tante illegalità ambientali, ma in questa edizione 2016 leggiamo alcuni fenomeni interessanti che lasciano ben sperare. Dati e numeri, in parte in flessione, che dimostrano quali effetti può innescare un impianto normativo più efficace e robusto come i nuovi ecoreati, in grado di aiutare soprattutto la prevenzione oltreché la repressione dei fenomeni criminali. La prevenzione è la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro, filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, sostenere le centinaia e centinaia di cooperative e di imprese, che anche nel sud stanno cercando di invertire la rotta, puntando su qualità ambientale e legalità. E nel prevenire le ecomafie, oltre all’impegno dei territori e dei singoli cittadini, è importante una presenza costante dello Stato che deve essere credibile e dare risposte sempre più ferme, perché quando lo Stato è assente la criminalità organizzata avanza con facilità invadendo i territori, l’ambiente e le comunità locali. Quando invece lo Stato è presente, difficilmente gli ecomafiosi possono rubare e uccidere il nostro futuro”.

 
 

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