21 Dicembre 2016
Nicola Borghero
TERRITORIO
21 Dicembre 2016
Nicola Borghero

Geopolitica, una materia che conviene nascondere in un cassetto

Perché la disciplina che studia le relazioni tra geografia fisica, geografia umana e azione politica non incide quanto dovrebbe nelle politiche di gestione delle risorse naturali?

La geopolitica e una materia complicata, per gli aspetti riguardanti la conoscenza geografica del territorio si può considerare una branca della geografia, ma esistono anche altri aspetti che rientrano nelle sue competenze, in particolare, le risorse naturali e le scelte politiche di gestione di queste risorse che diventano il soggetto principale del complesso evolversi nei rapporti sociali ed economici tra paesi.
D'altronde la geopolitica non è la geografia politica o la politica internazionale, ha l'obiettivo di studiare le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e le scelte in termini politici che, da sempre ed al giorno d'oggi, vengono prese dalle ristrette élite che letteralmente decidono il futuro delle nazioni attraverso le disposizioni politiche ed economiche degli stati, che si interpongono nei complessi meccanismi sociali mondiali.

 
Sono diversi gli scienziati che si sono cimentati in una sua definizione, da Karl Haushofer a Saul Cohen, Michel Foucher e Alain de Benois.
In particolare, la sua definizione esprime il concetto che, la geopolitica studia l'influenza della geografia sulla politica e sulla storia, cioè le relazioni tra lo spazio e la potenza. Non è, quindi, una tematica di esclusivo areale politico, come alcuni mass-media fraintendono, al contrario è una scienza basata sullo studio della geografia fisica e la sociologia, la prova di questa interazione di conoscenza, la si trova leggendo ciò che gli eminenti geopolitici Italiani tra il ‘39 ed il ‘42 scrivevano per la rivista Geopolitica, periodo in cui l'Italia, espresse nomi come Ernesto Massi, Giorgio Roletto, Umberto Toschi ed altri.

 
Oggi emerge più che mai la necessità di approfondire e chiarire meglio la complessità sociale, attraverso un migliore approfondimento delle conoscenze geopolitiche, o meglio, sarebbe opportuno che le scelte delle nazioni approfondissero e sbrogliassero la complessa situazione sociale ed economica in cui ci troviamo, smettendo di escludere, sotto certi punti di vista, le conoscenze espresse dalla geologia, geografia fisica e dall'interazione di queste con la politica.
Se per qualcuno questo concetto potrebbe apparire scontato o superficiale, al contrario la prova di quanto si descrive è che l'ossessione per politiche economiche di profitto, in un certo senso, tendono a nascondere le scienze che studiano la terra, considerate dall'economia e dall'alta finanza come scienze ostili sotto certi punti di vista.

 
Queste discipline vengono emarginate dalle dinamiche che non siano prettamente collegate con i grandi flussi di potere finanziario. L’economia è infatti in grado di creare mostri di pensiero economico, finanziario e politico che non sono estranei all'emarginazione di tutto ciò che può recare impedimento al guadagno. Questi concetti economici e finanziari, stravolti dalla necessità di solo profitto, non danno spesso il giusto peso alle informazioni derivanti da discipline scientifiche come la conoscenza geografica del pianeta ed è forse per questo che le scelte politiche nazionali così tanto influenzate dall'economia globale a ragion veduta non esprimano negli ultimi anni una buona politica in termini di gestione nazionale delle risorse.
Molto spesso si fanno delle scelte influenzate dall'esterno, da gruppi di potere che possono avvalorare alta conoscenza, per così dire, falsata. Una conoscenza che, espressa in termini di distribuzione geografica delle risorse naturali, viene acquisita tramite fondi privati delle stesse multinazionali.

 
A cascata da questo restringimento in termini di conoscenza ne arriva uno di libertà nelle scelte economiche ed energetiche. Ciò accade in particolare negli stati che non adottano architetture strutturali basate su politiche e sistemi economici sociali di libero mercato, ma al contrario si basano su sistemi statali fondati sul puro profitto, come i complessi economici capitalisti, o dittatoriali come l'ex sistema sovietico.
Quel che sarebbe logico e sensato sarebbe un ritorno ad una valutazione degli equilibri geopolitici dettata da complessi assetti sociali ed economici basati sull'importanza della vita e non del profitto. È necessario il distacco delle risorse naturali da quel controllo imposto ad oggi dal capitale privato multilevel che pressa il sistema economico, finanziario e politico globale.
Soprattutto in Italia non sarebbe male una ripresa degli studi di geopolitica, o meglio della geologia e della geografia fisica nonché della sociologia politica, studi che possono restituire nelle mani dei popoli le scelte e l'uso equilibrato delle risorse naturali.

 
L’autore
Nicola Borghero è geologo dal 2008 e si occupa in particolare di attività professionali inerenti la prevenzione dalle catastrofi geologiche. Contattalo qui

 
 

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