5 Dicembre 2017
Dario Caputo
TERRITORIO
5 Dicembre 2017
Dario Caputo

Giornata Mondiale del Suolo, in Italia: risorsa in pericolo e legge ferma al Senato

Il consumo di suolo fertile continua ad essere un fenomeno allarmante per il nostro paese. Secondo i dati ISPRA ogni giorno ne vengono consumati 30 ettari.

Oggi, 5 dicembre, l'ONU celebra il World Soil Day (Giornata Mondiale del Suolo): una risorsa preziosa, dalla quale dipende la nostra stessa sopravvivenza, ma al contempo fragile, nascosta, non rinnovabile, il cui valore è poco riconosciuto dalla società. A sottolineare la situazione drammatica in Italia è l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che ha evidenziato come il consumo di suolo nel nostro paese continui a crescere con una velocità di circa 3 metri quadrati al secondo, poco meno di 30 ettari al giorno. Dal suo rapporto nazionale è emerso che negli ultimi sei mesi analizzati (novembre 2015/maggio 2016), le nuove coperture artificiali hanno riguardato ulteriori 50 chilometri quadrati di territorio.

Le conseguenze ovviamente sono tragiche come ha sottolineato Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) dichiarando che “non si possono perdere mediamente  136.000 giornate di lavoro all’anno a causa di incuria e mancanza di programmazione nella tutela del territorio. Ogni anno sono circa 2 miliardi e mezzo i danni causati da frane ed alluvioni al territorio, fattore economico, che genera oltre 267 miliardi di valore. Serve urgentemente l’approvazione della legge contro lo sfrenato consumo di suolo impantanatasi nei meandri parlamentari dal 2013, quando Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, era Mario Catania”. Secondo Vincenzi il primo passo da fare in materia urbanistica è anche quello di iniziare a dire dei no e dare nome e cognome ai responsabili del dissesto del territorio.

Per celebrare la Giornata Mondiale del Suolo, ISPRA ha realizzato un videomessaggio in cui quattro testimonial impegnati su vari fronti in questa battaglia – Donatella Bianchi, Luca Mercalli, Paolo Pileri, Andrea Segrè – hanno espresso la loro opinione invitando tutti a prestare più attenzione al suolo che consumiamo, spiegando che “oggi il suolo è minacciato da pressioni naturali e antropiche crescenti che stanno degradando, spesso in maniera irreversibile, le sue insostituibili funzioni produttive, ambientali e socio-culturali. La tutela del suolo, del patrimonio ambientale, del paesaggio e il riconoscimento del valore del capitale naturale sono compiti e temi che ci richiama l’Europa, e sono ancor più fondamentali per noi, alla luce delle particolari condizioni di fragilità e di criticità del nostro Paese”. L’ISPRA ha aggiunto anche che il consumo del suolo arreca all’Italia grandi danni anche dal punto economico: negli ultimi quattro anni ha infatti portato a maggiori costi, a causa di servizi ecosistemici non più assicurati da un territorio ormai artificializzato, che sono valutati tra i 600 e gli 900 milioni di euro l’anno.

A rendere la situazione ancora più drammatica vi è l’intensa urbanizzazione, sviluppatasi senza tenere in alcuna considerazione le aree fragili dal punto di vista idrogeologico, il contemporaneo abbandono delle aree collinari e montane da parte della popolazione e delle attività agricole e i cambiamenti climatici. Tutto ciò ha permesso che circa il 10% del territorio nazionale fosse costituito da aree ad elevata criticità idrogeologica: i comuni italiani interessati da aree con pericolosità da frana e/o idraulica risultano 7.145, pari all’88,3%, dove si stimano a rischio oltre 6.000 scuole, 500 strutture sanitarie, 500.000 aziende (agricole comprese), 1.200.000 edifici residenziali e non.

Per ridurre il rischio idrogeologico, ANBI propone annualmente un piano pluriennale di interventi; ad esempio nel 2017 sono stati previsti 3.709 interventi per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro. La situazione di criticità attuale però ci dimostra che tutto questo non è sufficiente: il sistema di difesa idraulica richiede delle azioni di manutenzione straordinaria per poter garantire un funzionamento idoneo a ridurre il rischio connesso al mutato regime delle piogge ed all’aggravata fragilità del territorio. Massimo Gargano, Direttore Generale dell’ANBI, ha dichiarato che “occorrono investimenti pubblici per la manutenzione straordinaria in tutto il Paese, necessaria ad adeguare gli impianti idraulici alla profonda trasformazione subita dal territorio ed al mutato regime delle piogge. Vanno recuperati i danni di scellerate scelte urbanistiche, di condoni edilizi, di mancata cultura nelle scelte strategiche di lungo periodo”.

Un appello è arrivato anche da Donatella Bianchi, Direttrice del WWF Italia che ha espresso tutto il suo rammarico scaturito dall’assenza di una legge, in Italia, che vada a limitare il consumo del suolo: “È ormai evidente che gli appelli per approvare un provvedimento fermo da mesi al Senato sono caduti nel vuoto. Non solo il 10% del nostro territorio è già occupato da insediamenti urbani o infrastrutture ma quotidianamente s’impoverisce la qualità del nostro patrimonio naturale, dei nostri paesaggi. Se consideriamo che il consumo del suolo in Italia viaggia al ritmo di 30 ettari al giorno non possiamo non evidenziare come l’inerzia del Parlamento sul disegno di legge sul consumo del suolo (fermo da 553 giorni) ha già provocato la perdita di altri 17mila ettari circa. Non resta quindi che appellarsi ai Comuni che da subito potrebbero diventare gli attori di una rivoluzione nella pianificazione urbanistica”. 

 
 

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