26 Marzo 2017
Nicola Borghero
TERRITORIO
26 Marzo 2017
Nicola Borghero

Il complesso rapporto tra industria e territorio

Dall'assenza di gestione territoriale alla tentazione di una reindustrializzazine pesante

L'industrializzazione è necessaria, ma non tutta l'industria è uguale. Esiste infatti un'industria pesante, vale a dire l'industria di produzione delle materie prime, l'industria meccanica, chimica, petrolifera, nucleare ecc., ed un'industria leggera, come l'industria del turismo, l'indotto di gestione dei servizi e le altre attività.

In termini d'impatto ambientale l'industria leggera si è dimostrata più sostenibile, essendo caratterizzata da interazioni ambientali di gran lunga inferiori a quelli dell'industria pesante, ma questa considerazione è contestata da alcune categorie di esperti che ritengono basilare il modello fondato su teorie economiche d'industrializzazione secondo cui le problematiche sociali ed il lavoro, si risolvono esclusivamente attraverso una forte industrializzazione.

In Italia negli ultimi 50 anni lo Stato ha puntato forte proprio sull'industria pesante; uscendo dal conflitto mondiale era ineludibile e necessario creare lavoro e ricostuire la leadership ed il sistema paese facendo leva proprio sul forte legame esistente tra produzione, profitto e consumo.
Queste considerazioni, figlie delle teorie economiche e d'industrializzazione originatesi durante la rivoluzione industriale, non tenevano tuttavia in nessun conto il sistema territoriale, ambientale e la salute pubblica e al giorno d'oggi, a ridosso di una gravissima crisi economica mondiale, non ci è permesso pensare lo sviluppo economico in maniera uguale al passato.

Negli ultimi 20 anni inoltre la globalizzazione ha fatto si che diverse industrie italiane delocalizzassero la produzione in altre aree industriali nel mondo e questo fenomeno ha creato nuovi danni sociali, territoriali ed ambientali con lo spopolamento dei centri abitati limitrofi alle aree industriali e una crescente complessità nella gestione territoriale, aggravata dalla presenza di numerosi relitti industriali abbandonati e mai bonificati.

Quello che è strano che un paese che ha nel patrimonio storico e paesaggistico e nelle produzioni enogastronomiche il proprio inestimabile tesoro investa poco o nulla proprio in tutela del patrimonio ambientale, archeologico e culturale, a parte sporadiche fiammate legate allo slancio di alcuni grandi investitori.

Anzi, nel momento in cui le istituzioni nazionali ed europee sono in forte crisi politica ed economico-finanziaria si assiste ad un ritorno di fiamma, con proposte ad ogni livello sociale, verso la reindutrializzazione pesante del paese, idea cavalcata dagli investimenti dei grandi capitali esteri interessati all'indotto industriale della lavorazione delle materie prime, della meccanica, del petrolio, delle armi, della chimica e del nucleare. Il tutto mentre rimangono ancora da sciogliere i nodi venuti al pettine dopo tanti anni di discutibile gestione territoriale, con grandi aree del territorio  ormai ad alto tasso d'inquinamento come le aree industriali di Porto Marghera in Veneto, dell'Ilva di Taranto, di Bagnoli a Napoli, di Portovesme e Porto Torres in Sardegna.

 
 
 
 
 
 

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