10 Settembre 2018
Giuliano Giulianini
TERRITORIO
10 Settembre 2018
Giuliano Giulianini

“Il lupo non è un pericolo per l'uomo”

Lo zoologo Marco Antonelli risponde a dubbi e timori sul ritorno del lupo nei dintorni di Roma

Pochi giorni fa i ricercatori dell'Oasi LIPU Castel di Guido hanno diffuso via Facebook il fotogramma di un video, ripreso da una foto-trappola, che prova la presenza di una nuova cucciolata di lupi nella Riserva Nazionale Statale del Litorale Romano: la seconda in due anni (qui l'approfondimento).

Questa nuova colonizzazione del lupo nei dintorni di Roma, fa la felicità di scienziati naturalisti e ambientalisti, ma suscita curiosità, dubbi e anche timori in tanti altri. Per rispondere a questi interrogativi abbiamo interpellato Marco Antonelli, zoologo, membro del team di ricercatori che segue la famiglia di lupi che da alcuni anni si è insediata nella campagna romana.

Sei cuccioli sono tanti o pochi per una sola cucciolata?

La dimensione media delle cucciolate di lupo appenninico è di 4-5 individui, con un range che può andare da 1 fino a 10. Dunque una cucciolata di 6 è in media, e non rappresenta un dato eccezionale.

Che cosa mangiano i lupetti in natura? Da quando sono in grado di cacciare?

I cuccioli fino a due mesi di età dipendono totalmente dal latte materno. Dai due mesi inizia lo svezzamento. Per i successivi 3-4 mesi integrano la dieta con rigurgiti di cibo predigerito dagli adulti; poi iniziano ad alimentarsi con le prede portate dai genitori ai siti di rendez-vous (dove i cuccioli aspettano gli adulti di ritorno dalla caccia). A 6-7 mesi di età i giovani iniziano a seguire gli adulti nella caccia, e ad alimentarsi con loro.

Al ritmo di cinque o sei nuovi nati all'anno, che a loro volta si riprodurranno, non si rischia di avere centinaia di lupi vaganti per le periferie romane dentro e fuori il Raccordo Anulare, come è successo per i cinghiali?

Questo rischio non esiste. Infatti per caratteristiche biologiche intrinseche, il lupo vive a basse densità su un territorio, ed ogni famiglia  occupa un areale fino a 100 km quadrati. Tra i nuovi nati solo circa la metà arriva al secondo anno. Una volta raggiunta la maturità sessuale, la maggior parte dei giovani lupi  va in dispersione: un movimento che li porta lontano dall'area dove sono nati, alla ricerca di un territorio nuovo in cui formare una propria famiglia. Alcuni lupi dotati di collare GPS, hanno percorso più di 500 km prima di stabilirsi in una nuova area.

C'è il rischio, per escursionisti, ciclisti, raccoglitori di funghi ecc. di ritrovarsi i lupi davanti? Come bisogna comportarsi in questo caso?

L'incontro con un lupo è difficile e raro. Il lupo è tra le specie maggiormente elusive, ed ha basato la sua sopravvivenza nei secoli scorsi proprio sulla capacità di nascondersi dal suo nemico numero uno, l'uomo. In qualche occasione fortunata può accadere di osservare un lupo, ma nella maggioranza dei casi questo accade per pochi secondi: il tempo per il lupo di accorgersi del pericolo e fuggire. In ogni caso, come per molte altre specie selvatiche, è opportuno rispettare alcune fondamentali regole. Tra le più importanti, mai avvicinarsi oltre gli 80-100 m, mai dare da mangiare ad un lupo e, in zone di presenza accertata, tenere i cani legati. Se proprio si vuole evitare anche la remota possibilità di un incontro, basterà parlare a voce alta nel bosco per far fuggire qualsiasi lupo nelle vicinanze.

Ci sono aspetti critici legati a questa presenza, in relazione all'agricoltura e all'allevamento?

Il lupo non rappresenta alcun pericolo per l'uomo, ma può essere un pericolo per il bestiame mal custodito. In aree di nuova presenza del lupo occorre cambiare i metodi di allevamento e pascolo brado. Saranno necessarie alcune tecniche di prevenzione, utilizzate da decenni dai pastori dell'Appennino, dove il lupo non è mai scomparso e dove la convivenza è realtà. Cani da guardiania, recinzioni elettrificate e ricoveri notturni per il bestiame. Le aziende zootecniche che si sono adeguate, adottando una o più strategie, riescono a convivere tranquillamente con il lupo, azzerando o quasi gli eventi di predazione.

Questa situazione va certamente gestita, soprattutto in prospettiva. Quali enti e autorità sono responsabili del monitoraggio e delle strategie di convivenza?

Il lupo è una presenza fondamentale degli ecosistemi europei, e come tale va monitorata nel tempo. In Italia purtroppo manca un piano di monitoraggio a livello nazionale. I pochi studi in corso sulla specie sono coordinati da singoli gruppi di ricerca, università, province o regioni. I dati spesso non sono condivisi e manca un coordinamento di tali attività a livello nazionale. Per quanto ci riguarda, il monitoraggio è basato in gran parte su forza volontaria della LIPU e sull'autofinanziamento. Le analisi genetiche sugli escrementi rinvenuti, grazie alle quali abbiamo i genotipi individuali dei singoli lupi, sono svolte grazie ad una convenzione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana.

L'apertura della caccia, tra pochi giorni, mette in pericolo i lupi del litorale romano?

L'attività venatoria di per sé non rappresenta un pericolo per il lupo, specie protetta e dunque non cacciabile in Italia dal 1971. Purtroppo parte del mondo venatorio non lo vede di buon occhio, e lo considera un concorrente che gli sottrae prede (cinghiali, caprioli, ecc.). A smentire quest'idea, c'è la realtà. Nonostante l'espansione del lupo negli ultimi anni, caprioli e cinghiali stanno aumentando esponenzialmente. Per quanto riguarda i lupi del litorale inoltre, buona parte del loro areale è nella Riserva, dove la caccia è vietata. Nonostante questo, a mettere in pericolo i lupi nella nostra area è il bracconaggio: una piaga purtroppo più diffusa di quanto si pensi.

 
 

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