9 Marzo 2016
Giuliano Giulianini
TERRITORIO
9 Marzo 2016
Giuliano Giulianini

L'Italia dissestata

Frane e alluvioni minacciano direttamente popolazioni, attività economiche e beni culturali in tutta Italia. Un rapporto dell'ISPRA lancia l'allarme su una situazione preoccupante, causata dalla mala gestione del territorio a partire dagli anni '50 del Novecento.

Oltre un milione di italiani vive in zone soggette a frane e quasi due milioni in aree a rischio alluvioni. I tesori di Venezia, Firenze, Pisa, e di più della metà dell'Emilia Romagna rischiano di finire sott'acqua. Un quinto del territorio nazionale a rischio frane; 576.000 imprese e oltre 2 milioni di lavoratori a rischio alluvioni. Un'area grande quanto Piemonte ed Emilia Romagna messi insieme si trova sotto elevata minaccia di frane e "media" probabilità di alluvioni: un pericolo che incombe anche sull'88% dei comuni italiani.

Queste sono le conclusioni più minacciose del rapporto "Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio" diffuso in questi giorni dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Lo studio mette nero su bianco che 75 anni di "assenza di una corretta pianificazione ambientale" e di abusivismo, che in alcune regioni raggiunge il 60%, uniti alle caratteristiche naturali del territorio italiano, hanno messo gran parte del Paese a forte rischio idrogeologico.
Mettendo insieme i dati di autorità di bacino, regioni e province autonome, l'ISPRA ha disegnato una mappa del nostro territorio evidenziando le zone a rischio di frane e alluvioni, e censito le coste soggette a erosione, mettendo poi queste situazioni in diretta relazione alle popolazioni, alle strutture produttive e ai beni culturali presenti in quelle aree risultate a rischio. Ne risulta un quadro preoccupante.

I rischi per il nostro Paese
Aggregando i dati si evince che quasi il 16% dello stivale, isole comprese, corre un serio rischio di frane e un medio rischio di alluvioni: una minaccia che riguarda oltre 7.145 comuni (l'88% del totale) in tutte le regioni; in sette di esse, Valle D'Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata, sono addirittura coinvolti il 100% dei comuni. Particolarmente evidente il dato di Emilia-Romagna e Val d'Aosta, in cui oltre il 60% del territorio è a rischio dissesto.
Ben 1.224.000 italiani, risiedono in territori a elevato, o "molto" elevato, rischio di frane: si tratta del 2% della popolazione, un connazionale ogni 50. Le popolazioni più esposte sono in Campania, Toscana, Liguria ed Emilia Romagna; ma le regioni con più percentuale di territorio in pericolo sono Val d'Aosta, Molise, Liguria e Basilicata. La popolazione che vive in zone a elevato rischio alluvioni ammonta a 1.915.000 persone: ciò vuol dire che un italiano su 30 deve aspettarsi un evento del genere ogni 20-50 anni. Altri 15 milioni di persone, un quarto della popolazione, sono residenti in zone a rischio medio o scarso, ma non nullo.
Le frane incombono anche su 79.500 imprese che operano in zone a rischio elevato o "molto" elevato: si tratta dell'1,7% del totale delle imprese, soprattutto in Campania, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte; aziende che impiegano oltre 200.000 lavoratori. Più elevato ancora il numero di imprese a "medio" rischio alluvione: 576.500, il 12% del totale, una ogni 8 che operano nel nostro paese. I lavoratori soggetti a questa incertezza salgono a 2.214.763, il 13,5% del totale nazionale.
Gli eventi catastrofici sono una spada di Damocle che pende inesorabilmente anche sui beni culturali: borghi antichi, siti archeologici, castelli, ville storiche, monumenti, collezioni d'arte, oasi naturali, sono ovunque in Italia indissolubilmente legati al territorio, di cui però condividono i pericoli. Un totale di 10.335 beni culturali sono a "elevato rischio" a causa di potenziali frane, soprattutto nelle contrade più pittoresche del Belpaese: in Toscana, Marche, Emilia-Romagna, Campania e Liguria. Allegando all'equazione anche le alluvioni si aggiunge il Veneto. Il rapporto ISPRA cita poi le città d'arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa come rientranti nel rischio medio. La capitale resta fuori, ma non del tutto: anche Roma è classificata con un basso rischio di eventi alluvionali.

Le frane
In generale l'Italia è uno dei paesi europei con più frane: ne sono censite quasi 529.000, un terzo delle quali sono del tipo "a cinematismo rapido": quelle cioè più veloci, inaspettate e potenzialmente letali, come a Sarno e Quindici nel 1998, a Messina nel 2009 e nelle Cinque terre nel 2011. Poco meno del 20% del Paese si trova in una "area di attenzione", e una superficie totale vasta quanto la Lombardia ricade nella classe di rischio maggiore, in cui la probabilità di frane è elevata o "molto" elevata. In questa condizione si trovano, ad esempio, il 19,5% della Campania, il 21,7% della provincia di Trento, e addirittura l'81% della Val d'Aosta. Ogni anno si verificano in media 100 eventi franosi che provocano danni, evacuazioni, distruzione di strutture produttive e beni culturali o anche, purtroppo, feriti e morti. Negli ultimi due anni però se ne sono verificati di più: oltre 200, sia nel 2014, sia nel 2015.

Alluvioni e litorali
La pericolosità delle alluvioni è calcolata invece in base al "tempo di ritorno", ovvero la frequenza con cui accadono queste catastrofi nel corso degli anni. Il 4% del Paese, paragonabile all'estensione della Campania, corre il rischio più alto, con un tempo di ritorno probabile tra i 20 e i 50 anni; un altro 8%, una superficie equivalente alla Sardegna, ricade nella categoria di media pericolosità, con un ripetersi di alluvioni ogni 100-200 anni. Oltre il 45% dell'Emilia Romagna è a medio rischio "idraulico"; per fare un confronto la regione che segue è la Toscana con l'11%. In pratica il rischio di alluvioni riguarda 2.760.000 emiliani e romagnoli, 951.000 toscani, 453.000 veneti, 280.000 lombardi, quasi altrettanti liguri, piemontesi e campani.
Il rapporto ISPRA analizza anche lo stato delle coste. Il 70% dei nostri litorali è costituito da spiagge di ghiaia o sabbia, esposte all'erosione del mare o all'avanzamento della costa dovuto alla sedimentazione. Secondo i dati, tra il 2000 e il 2007, il 37% dei litorali italiani è avanzato o arretrato di almeno 5 metri. Il fenomeno dell'erosione è stato registrato con più incidenza in Basilicata, nel 40% del litorale lucano, in Molise (38%) Marche (34%) e Calabria (31%); la "progradazione" ovvero l'avanzamento della linea di costa, ha riguardato il 41% dei litorali molisani, il 39% dei veneti, il 36% dei lucani e il 35% di quelli abruzzesi.

 
 

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