20 Marzo 2018
Dario Caputo
TERRITORIO
20 Marzo 2018
Dario Caputo

La foresta Mau in Kenya, tra ambiente e diritti indigeni

Nella prima giornata del Festival dei diritti Umani si è prestato particolare attenzione alla problematica della deforestazione nella foresta Mau in Kenya. Il presidente di Mani Tese ha illustrato i progetti messi in atto per salvaguardare la popolazione Ogiek che con la foresta ha un legame fortissimo

Oggi, martedì 20 marzo, la Triennale di Milano, ha inaugurato il Festival dei Diritti Umani, evento culturale creato per sensibilizzare la cittadinanza sui diritti umani. I partecipanti hanno avuto l’occasione di poter scegliere tra un variegato e ricco programma che è partito questa mattina con un dibattito sul tema “Economia, ecologia ed etica”; il punto cardine delle quattro giornate sarà proprio la problematica della devastazione della Terra e di come questo saccheggio incide sui diritti umani.  La tematica è stata ampiamente discussa nell’ambito della Sezione Talk che si è focalizzata sull’ambiente e sui diritti degli indigeni; nello specifico si è parlato della foresta Mau in Kenya con Valerio Bini, ricercatore in Geografia presso il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell'Università degli Studi di Milano e presidente dell’associazione Mani Tese, Stefania Albertazzi, PhD all’Università di Padova e Matteo de Mayda regista e fotografo.

 

La Foresta Mau è un ecosistema di grande valore ambientale che si trova nella Rift Valley nel Kenya, è la più grande foresta montana indigena dell'Africa orientale con una superficie di 273.300 ha. Purtroppo negli ultimi decenni ha subito un importante processo di degrado a causa dell’intensa deforestazione comportando notevoli problemi all’ecosistema che svolge diversi ruoli fondamentali: la custodia dell’eccezionale biodiversità di flora e fauna (con numerose specie in via di estinzione), la regolazione del flusso dei fiumi, la riduzione dell’erosione, la regolazione micro-climatica, nonché lo stoccaggio di anidride carbonica, funzione chiave nel contrastare il cambiamento climatico.  Questa funzione portante della foresta è stata sottolineata nel corso del dibattito anche da Guido Trivellini, biologo della cooperativa Eliante: "Le foreste sono uno di quegli ambienti che se non vengono protetti rilasciano una quantità di gas serra estremamente elevata e anche e soprattutto per questo vanno protette".

 

Per cercare di contrastare questo trend negativo, dal 2017, l’ONG Mani Tese e l’Università di Milano collaborano per contrastare il degrado della foresta e sostenere i diritti degli Ogiek, la popolazione che storicamente la abita. Mani Tese è un’ Organizzazione Non Governativa che da oltre cinquant’anni si batte per la giustizia sociale, economica e ambientale nel mondo e che ha avviato un progetto proprio nella foresta Mau, della durata di tre anni, con l’obiettivo di incrementare la tutela dell’ambiente migliorando le condizioni di vita delle popolazioni locali, che saranno coinvolte nei processi di gestione delle risorse, nell’accesso alle energie rinnovabili e nello sviluppo di attività economiche sostenibili ad alto valore sociale. Particolare attenzione verrà rivolta ad alcune categorie svantaggiate, quali donne, giovani e comunità indigene.

 

L’incontro che si è tenuto nella giornata di apertura del Festival dei Diritti Umani ha cercato di raccontare per immagini questo eccezionale patrimonio socio-ambientale e le attività messe in atto per la sua tutela. Valerio Bini si è focalizzato soprattutto sulla criminosa attività di deforestazione che si sta mettendo in atto nei confronti della foresta sottolineando come sia un’attività tollerata nonostante la presenza di leggi che la vieta, “perché i paesi in via di sviluppo necessitano di soldi, che vengono recuperati proprio da questa attività scellerata nei confronti non solo della popolazione locale ma nei confronti dell’intero ecosistema. Sull'economia basata sulla deforestazione bisogna trovare alternative: il miele lo è, il turismo opportuno lo è. Se si continua così la foresta verrà sacrificata”.

 

 

 
 

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