15 Gennaio 2018
Fabrizio Cavallina
TERRITORIO
15 Gennaio 2018
Fabrizio Cavallina

La riforestazione passa per l'Africa

Anche la Nigeria aderisce al programma AFR100, che promette di riqualificare 100 milioni di ettari di terre disboscate nel Continente entro il 2030. La riforestazione porterebbe vantaggi all'ambiente e all'economia globale 

Nel corso dei secoli molte aree forestali sono state disboscate a causa del repentino aumento delle aree coltivate e della crescita costante della popolazione globale. Oggi, infatti, circa il 30% dell’intera porzione delle superfici forestali è stato raso al suolo e un ulteriore 20% è stato, almeno in parte, degradato. Invertire questo trend e riqualificare le terre a uno stato simile a quello del passato gioverebbe incredibilmente al pianeta e alle persone.
Si stima che la superficie terrestre potenzialmente riconvertibile ammonti a circa due miliardi di ettari: una regione più grande dell’intero Sudamerica. Negli ultimi tempi in tal senso sono stati compiuti molti sforzi, con programmi volti a riqualificare le aree forestali attraverso impegni internazionali e congiunti.

Recentemente la Nigeria ha promesso di riforestare entro il 2030 quattro milioni d’ettari di terre degradate, aderendo all’African Forest Landscape Restoration Initiative (AFR100): un progetto che vanta la partecipazione di 26 paesi africani e che promette di riqualificare oltre 100 milioni di ettari disboscati entro il 2030. Per il continente africano, d’altronde, la riconversione delle terre è una sfida di vitale importante di fronte ai cambiamenti climatici; recenti ricerche, ad esempio, indicano la riforestazione come una delle migliori tra le soluzioni climatiche possibili nello stoccaggio dell’anidride carbonica.
In quest’ambito – a dimostrazione della grande considerazione da parte della comunità internazionale nei confronti della riforestazione – non mancano per l’appunto gli investimenti: l’impegno finanziario garantito per l’AFR100 si attesta a circa 1.5 miliardi di dollari, mentre per il 20x20 – un programma simile che promette di riconvertire terre degradate in America latina e nei Caraibi – l’investimento è pari a circa 2.1 miliardi di dollari.

Quasi un terzo della popolazione nigeriana si basa esclusivamente sul settore agricolo; oltre tre quarti delle terre del paese sono coltivate. Per questo motivo i cambiamenti climatici sono una minaccia per il futuro ancora più grande di quanto possano sembrare: la “sola” desertificazione nella regione di Sahel, in Nigeria, minaccia il sostentamento di 40 milioni di persone che vivono nelle zone rurali. L’impegno della Nigeria di riforestare 4 milioni di ettari, si inserisce nel disegno di regalare nuova produttività alla terra e contribuisce al numero 15 dei Sustainable Development Goal promossi dalle Nazioni Unite, sul sostegno alla vita sulla terra.

Le foreste in Africa coprono ancora circa 700 milioni di ettari. Secondo il Global Land Outlook del UNCCD (United Nations Convention to Combat Desertification), oltre un terzo di questa superficie sta crescendo, a dimostrazione di come i programmi e i progetti sanciti abbiano aiutato al raggiungimento dei progressi del suolo africano negli ultimi 10-15 anni. L’AFR100 dei 26 paesi africani contribuisce allo sforzo promosso dal Bonn Challenge: un patto globale sancito nel Settembre del 2011 con l’obiettivo di riforestare 150 milioni di terre disboscate entro il 2020 e 350 milioni di ettari entro il 2030.

I paesi partecipanti sono 47. Tra questi il Brasile promette di riforestare 12 milioni di ettari entro il 2030; l’India addirittura 21 milioni. La riqualificazione di 150 milioni di ettari entro il 2020, potrebbe creare fino a 84 miliardi di dollari l’anno in benefici connessi ad aspetti diversi. Un dato comunque al 90% “negoziabile”, perché strettamente legato alle logiche di mercato. L’obiettivo di 350 milioni di ettari riqualificati nel 2030, invece, potenzialmente potrebbe generare un gettito di 170 miliardi di euro in vantaggi resi dalla maggiore protezione dei bacini idrici, oppure dalle migliori rese delle attività forestali, grazie, appunto, al conseguente aumento delle stesse foreste. Il raggiungimento del “goal” promosso dal Bonn Challenge, inoltre, sequestrerebbe circa fino a 1,7 di giga tonnellate di anidride carbonica l’anno.

 
 

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