7 Marzo 2016
Gabriele Renzi
TERRITORIO
7 Marzo 2016
Gabriele Renzi

Minerali provenienti da aree di conflitto. Una petizione per tenere alta l’attenzione

FOCSIV, CIDSE, EurAc e Justice & Paix lanciano una nuova campagna per chiedere ai leader europei di deliberare urgentemente un regolamento sui minerali provenienti dalla aree dei conflitti.

Sono tanti i paesi del mondo in cui l’estrazione di minerali particolarmente preziosi viene effettuata in maniera illegale da eserciti, bande armate, organizzazioni criminali che sfruttano, quando non schiavizzano letteralmente, intere popolazioni nel lavoro delle miniere.
Questi minerali vengono poi venduti prevalentemente alle imprese produttrici di tecnologia (cellulari, computer, etc) che di fatto si rendono complici, e con loro gli inconsapevoli consumatori, di questa situazione.

Per normare in qualche modo la situazione, lo scorso maggio, grazie ad una mobilitazione ed una forte pressione dell'opinione pubblica, il Parlamento Europeo ha votato a favore di un regolamento ambizioso e vincolante. Regolamento che, tuttavia, rischia di essere inutile dal momento che molti Stati membri dell'Unione Europea si oppongono alla promulgazione di una legge vincolante mentre sono favorevoli a ratificare un sistema volontario e parziale.

Per questo, ad un mese dell'inizio dei negoziati tra il Parlamento europeo, la Commissione Europea e i 28 Stati membri dell'Unione Europea che formano il Consiglio, sulla legge per la regolamentazione del commercio dei minerali provenienti dalle aree di conflitto, FOCSIV con CIDSE, EurAc e Justice & Paix lanciano una campagna per tenere alto il livello di attenzione su quanto sarà deciso a Bruxelles.
L’obiettivo è che dal negoziato europeo si arrivi ad un regolamento che ponga al centro la dimensione etica della produzione e del commercio, piuttosto che anteporre il profitto ai diritti umani
Da alcuni giorni sulla piattaforma della campagna è possibile firmare una lettera dei cittadini europei ai politici dell'Unione nella quale si esprime la profonda preoccupazione che "i prodotti che si comprano potrebbero nascondere storie di sofferenza”, consci che per l'estrazione dei minerali sono sfruttati uomini, donne e bambini, arricchendo bande armate che agiscono in paesi come Congo, Zimbabwe, Birmania, Colombia, e Venezuela, solo per citarne alcuni.
 
Con l'approvvigionamento dei minerali provenienti da aree di conflitti o ad alto rischio le imprese europee, non  obbligate  ad effettuare controlli adeguati sulla catena commerciale, rischiano di contribuire ad alimentare la violenza a scapito dei diritti umani, della pace e dello sviluppo. L’approccio volontario permette che i minerali dei conflitti siano presenti nei nostri computer,  telefoni, automobili ed in tutti i dispositivi elettronici.

Bernd Nilles, Segretario Generale CIDSE, ha sottolineato come "con questa campagna, i cittadini europei potranno agire e mostrare ai propri rappresentanti che non vogliono essere complici di questo commercio criminale. Confidiamo che i messaggi rivolti ai decisori europei li incoraggeranno a mettersi all'altezza della situazione e a promulgare questo regolamento, facendo proprie le preoccupazioni della cittadinanza europea."
 
Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIV – Volontari nel mondo, ha aggiunto che “in questa fase finale del processo decisionale è fondamentale che i leader politici europei sappiano riflettere i valori fondanti su cui si basa l’Unione Europea. Solo un regolamento efficace, basato su un approccio vincolante, potrà garantire trasparenza nel commercio dei minerali e tutelare le popolazioni vulnerabili vittime di un sistema in cui l’uomo è sfruttato per arricchire pochi signori della gerra ed alcune imprese complici. L’Unione Europea non perda occasione di mostrare responsabilità e autorevolezza sulla questione dei diritti umani.”

La petizione  invita i politici a mostrare la propria leadership su questo tema, sostenendo i requisiti obbligatori di dovuta diligenza lungo l'intera filiera produttiva e a sostenere un regolamento che sia conforme alle linee guida dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sui Minerali dei conflitti:

  • garantendo che tutti gli obblighi di diligenza siano coerenti con gli standard OCSE;
  • coinvolgendo le imprese importatrici di metalli e, in particolare, le aziende che vendono nel mercato dell’Unione Europea prodotti contenenti minerali contemplati nel regolamento;
  • utilizzando nel regolamento un linguaggio che rifletta la natura flessibile e progressiva delle regole di dovuta diligenza per consentire anche alle piccole imprese di partecipare attivamente al controllo del commercio.

Per firmare la petizione clicca qui

 
 

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