10 Febbraio 2016
Gabriele Renzi
TERRITORIO
10 Febbraio 2016
Gabriele Renzi

Montagna: da territorio abbandonato a motore dello sviluppo

In 60 anni la popolazione montana è scesa dal 43% al 26% della popolazione italiana. Ma Trentino e Valle D’Aosta mostrano come la buona politica possa invertire la tendenza

Presentato in Senato il rapporto "La montagna perduta. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano", curato dal CER (Centro Europa Ricerche) e da TSM Trentino School of Management, con il patrocinio del Senato della Repubblica, dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani e della Fondazione Dolomiti Unesco.
Il rapporto conferma la tendenza allo spopolamento delle aree montane a vantaggio delle zone pianeggianti o collinari, ma mostra come, in presenza di investimenti consistenti e soprattutto di buona gestione della cosa pubblica, sia più che possibile un’inversione di tendenza.

Le esperienze del Trentino, dell’Alto Adige e della Valle d'Aosta dimostrano infatti come sia possibile crescere e creare sviluppo (sostenibile) ed economia anche in territori solo apparentemente più ostici come quelli montani, grazie a politiche pubbliche lungimiranti in grado di attrarre giovani offrendo loro opportunità di futuro.
Le montagne rappresentano il 43% della superficie italiana e nel 1951 ospitavano, proporzionalmente, il 41,8% della popolazione del Paese. In sessant’anni però la montagna ha perso circa 900mila abitanti a fronte di una crescita complessiva della popolazione italiana di 12 milioni di persone. La crescita si è quindi concentrata in pianura (con una crescita di quasi 9 milioni di residenti) e collina (4 milioni). Il risultato è che oggi la popolazione montana costituisce solo il 26% della popolazione complessiva contribuendo ad alimentare un circolo vizioso che Gianfranco Cerea, economista dell'università di Trento e curatore della ricerca illustra così: “Avere meno popolazione significa avere meno peso politico, minore domanda di servizi e un'organizzazione più difficile con una conseguente maggiore propensione all'emigrazione in pianura”.

Eppure in montagna di opportunità ce ne sono diverse: “I territori montani sono un nodo strategico per l'economia verde, in una società che vede sempre più avanzare la crisi idrica ed energetica” ha osservato in apertura del convegno, il presidente del Senato, Pietro Grasso“Adeguate politiche pubbliche devono essere in grado di superare le condizioni di svantaggio che limitano le potenzialità della montagna non ancora sufficientemente sfruttate”.

Servono politiche pubbliche intelligenti, ed effettivamente a dimostrare che il circolo vizioso dello spopolamento montano, può essere trasformato in virtuoso i ricercatori portano alcuni esempi.
In Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta la popolazione è cresciuta tanto da attestarsi tra le prime cinque regioni che hanno avuto il maggiore incremento generale di popolazione. La provincia di Trento è addirittura la principale destinazione delle migrazioni interne. Nuovi cittadini, dunque, e soprattutto giovani: Trentino e Alto Adige hanno il secondo rapporto di anziani per bambini più basso d’Italia, ribaltando una classifica che, 40 anni fa, le vedeva al settimo posto.

Tutto merito secondo il rapporto, delle buone politiche pubbliche adottate nel corso del tempo dagli amministratori locali, che, si legge, “hanno trattato la montagna non come un limite ma come una specificità, puntando su una dotazione di infrastrutture non minore rispetto ai territori di pianura, anche a fronte di un costo più alto, garantendo un maggiore accesso ai servizi pubblici essenziali e una qualità di vita elevata. Elementi che hanno permesso alle imprese di prosperare e all’agricoltura di rivoluzionarsi, divenendo moderna e competitiva”.

Una vera e propria “operazione rilancio”, favorita certamente dall’autonomia gestionale di cui queste zone godono in quanto regioni o provincie a statuto speciale.
Un’autonomia che da sola non basta, come dimostra un altro dato illustrato nel rapporto: se si da valore 100 alla ricchezza di partenza nel 1970 si può vedere come nel 2012 tale valore per l’intero paese cresca a 264 di media. Trento Bolzano e Valle d’Aosta si posizionano decisamente sopra questa asticella (rispettivamente con 345, 328 e 317) mentre la Sicilia, altra regione autonoma, ha un valore di 230.

”Da questa ricerca emerge con forza che le diversità delle politiche hanno inciso dal punto di vista qualitativo" - ha commentato Ugo Rossi, presidente della Provincia Autonoma di Trento – “Da più parti ci si invita a riflettere sulla nostra autonomia. Ma noi tale riflessione l'abbiamo fatta da tempo, accettando di aumentare le nostre competenze e diminuire al tempo stesso la percentuale di risorse locali che tratteniamo nel nostro territorio per contribuire a ripianare il debito pubblico nazionale. L'autonomia non è la difesa di un mondo e delle proprie prerogative dalle minacce esterne, ma è la tutela delle nostre buone esperienze, del nostro bagaglio di conoscenza, di uno strumento che ha garantito la qualità di vita dei nostri cittadini”.

 
 

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