10 Ottobre 2014
Redazione
TERRITORIO
10 Ottobre 2014
Redazione

Nuova alluvione, Genova piange un altro morto

Ancora un’alluvione, ancora un morto. Tocca di nuovo a Genova pagare per la miopia del nostro Paese. Sassi: prendere sul serio rapporto uomo-natura, basta immobilismo.

Come ogni anno è di nuovo autunno, come ogni anno le prime piogge intense creano danni a persone e cose. A Genova una persona è morta a causa della violenta inondazione che ha colpito il capoluogo ligure, già devastato nel 2011, per un evento analogo, che causò 6 morti.
Nella serata di ieri la città  ha dovuto subire una nuova devastazione. Le piogge ininterrotte hanno portato all'esondazione di diversi torrenti tra cui il Bisagno.
I quartieri di Val Bisagno, Marassi e Bregnole sono stati letteralmente sommersi da acqua fanghi e detriti, con profonde voragini che hanno inghiottito tutto ciò che hanno trovato in superficie. Le prime immagini della città all'alba mostrano scene di una città devastata. Tutti i locali a livello di strada sono stati allagati raggiungendo anche i due metri di altezza. Centinaia le auto distrutte.
 
Non è la prima volta che accade ed è probabile che non sarà l'ultima. Ma da cosa dipende questa ennesima catastrofe italiana? Sono anni ormai che con le piogge di ottobre e novembre, il nostro Paese mostra tutti i suoi difetti e Ii suoi limiti. Ogni pioggia può trasformarsi in una catastrophe. Perchè?
La cementificazione selvaggia e l'inesistente rispetto geologico del territorio, sono i primi motivi dei drammi che tutti gli anni si è costretti ad affrontare. Per decine di anni in Italia si è costruito praticamente ovunque, anche in prossimità di fiumi e bacini d'acqua, spesso alzando le sponde naturali dei corsi d'acqua cementificandole.
La conseguenza di questo modo di fare è che alle prime piogge i torrenti, iniziando a gonfiarsi con l'aumentare delle precipitazioni, diventano estremamente pericolosi.

L'innalzamento degli argini per evitare esondazioni a monte, cosa che dovrebbe essere naturale, impedisce alle acque di fuoriuscire aumentando pericolosamente la portata, fino a quando a valle torrenti e fiumi sono talmente gonfi da tracimare ovunque, riversando acqua, fango e detriti accumulati nel percorso.
Alla cementificazione, che di fatto ha impermeabilizzato il sottosuolo, non permettendo appunto alle acque di esser assorbite dalla terra, si aggiunge poi la scarsa pulizia dei corsi d'acqua e delle fognature. È questo in sintesi quello che è successo a Genova, definita dai geologi la città più pericolosa d'Europa dal punto di vista del pericolo idrogeologico.

 

Tre anni fa, il 4 Novembre, l’esondazione dei fiumi Bisagno, Fereggiano, Sturla e Scrivia colpì la provincia del capoluogo ligure provocando 6 morti. Un anno prima, il 4 Ottobre, un ulteriore segnale lo avevano mandato i torrenti Molinassi, Chiaravagna e Cantarena in quell’occasione ci fu un morto.
Dalla tragedia sarda dello scorso 18 Novembre, a Messina (1 Ottobre 2009), Versilia (19 Giugno 1996) e Piemonte (5 Novembre 94), negli ultimi 20 anni oltre 40 eventi hanno colpito il nostro Paese causando 432 morti. In media ogni anno 20 persone perdono la vita a causa di eventi che semplicisticamente e paradossalmente vengono catalogati allo stesso tempo come “naturali” ed “eccezionali”.

 
Certo non possiamo governare il tempo e non sempre piove come la scorsa notte a Genova, ma continuare a definire eccezionali eventi che i cambiamenti climatici stanno, purtroppo, rendendo sempre più ordinari è un atteggiamento miope, soprattutto se non si fa nulla per prepararsi.
Sappiamo bene cosa può accadere e sappiamo quanto il rischio idrogeologico sia alto nel nostro Paese. L’Ispra classifica il 7% della penisola superficie nazionale a potenziale rischio idrogeologico più alto (quindi a rischio frana, valanga o alluvione) ed in quest’area che misura 21.551,3 Km2, si trovano 5.581 comuni italiani, oltre i due terzi del totale.

 
Impareremo mai che il dissesto idrogeologico va affrontato pianificando l’ordinario e non solo gestendo le emergenze?

 
È quell che si chiede Pierluigi sassi, Presidente di Earth Day Italia, che ha dichiarato: "L'escalation inarrestabile dei disastri idrogeologici è qualcosa di profondamente inquietante. Quando capiremo che il cambiamento climatico non é cosa con la quale giocare a rimpiattino? Quando capiremo che limitarsi a gestire le emergenze vuol dire togliere vite e case alle nostre famiglie? Quando cominceremo a porre rimedio ai nostri errori e a prendere sul serio il nostro rapporto con la natura? - sempre Sassi ha continuato dicendo - A me sembra che dietro al nostro drammatico immobilismo ci sia un gioco suicida di scarico delle responsabilità. Il cittadino pensa che sia colpa del comune, il sindaco da responsabilità alla regione che chiede interventi al governo che aspetta le decisioni di Cina e America. Cosi non si va da nessuna parte"

 
 

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