1 Giugno 2016
Gabriele Renzi
TERRITORIO
1 Giugno 2016
Gabriele Renzi

Piccoli comuni, un tesoro che si rischia di seppellire

Legambiente presenta  studio sul disagio insediativo: a rischio 2.430 comuni con meno di 5mila abitanti. Negli ultimi 25 anni 1 persona su sette se n’è andata via

Alla vigilia di “Voler bene all’Italia”, la festa dei piccoli comuni dedicata ai cammini, Legambiente punta l’attenzione sul rischio abbandono di tanti piccoli borghi italiani.
Il quadro che esce da "Piccoli e fuori dal comune", studio realizzato da Sandro Polci (responsabile dello studio, partner Cresme Consulting) con Roberto Gambassi, e quello di una realtà a forte rischio abbandono, ma dalle grandi potenzialità.

Una sorta di scrigno sepolto per metà dalla sabbia che aspetta di essere aperto o sepolto del tutto.
 
Sono 5.627 i piccoli comuni (quelli che contano meno di 5.000 abitanti) italiani, il 69,9% del totale dei comuni del Belpaese.
Il 43% di questi piccoli comuni (2.430 paesi che occupano circa il 30% del territorio italiano) soffre secondo lo studio di un forte disagio demografico ed economico, con una densità abitativa che non raggiunge i 36 abitanti per kmq quasi 13 volte meno rispetto ai comuni sopra i 5mila abitanti.
Negli ultimi 25 anni (dal 1991 al 2015) in questi territori si è registrato un calo della popolazione attiva del 6,3%, (675mila abitanti in meno, cioè il -6,3% nei comuni sotto i 5000 abitanti), contestualmente si assiste ad un aumento della popolazione anziana (gli over 65 sono aumentati dell’83%), con oltre 2 anziani per 1 giovane (under 14).
Un abitante su 7 ha preferito abbandonare il proprio paese ed oggi le case vuote sono 1.991.557 contro le 4.345.843 occupate: una casa ogni tre è vuota.
Tinte fosche dunque, ma non tutto è perduto; i piccoli comuni rimangono infatti luoghi di grandi opportunità e innovazioni che hanno bisogno però di interventi mirati e strategie a lungo termine.

I piccoli borghi sono infatti i nodi di una rete di parchi e aree protette tra le più importanti d'Europa che attira oltre 100 milioni di visitatori all'anno con i cammini religiosi, storici e naturalistici e le centinaia di produzioni agricole a marchio di qualità.

“Oggi - dichiara Rossella Muroni, presidente di Legambiente - esistono tutte le condizioni per innescare processi virtuosi che consentono di fermare l’abbandono dei piccoli comuni e delle aree interne, ma per far ciò è indispensabile puntare sulla semplificazione amministrativa, mantenere i presidi di attività nei diversi centri come scuole, servizi postali e presidi sanitari; garantire risorse per la valorizzazione come prevede il ddl sui piccoli comuni in discussione alla Camera. Ed ancora puntare sulle opportunità legate al recupero dei boschi e delle aree agricole abbandonate, alla rigenerazione urbana dei centri storici, favorendo l’autoproduzione da fonti rinnovabili. L’Italia non perda questa occasione, abbia dunque il coraggio di scommettere su queste piccole ma preziose realtà”.

Centinaia sono i comuni modello per la raccolta differenziata che si candidano a palestre di economia circolare, altrettanti quelli che scommettono sulle energie rinnovabili e puntano a diventare fossil free.
È da questi laboratori che, suggerisce il rapporto, occorre ripartire per rilanciare queste realtà: recuperare le aree agricole, le case vuote e gli edifici storici; mettere a valore il patrimonio boschivo dando in concessione i fondi forestali pubblici a cooperative e imprese del territorio e definendo procedure trasparenti per l’assegnazione delle concessioni, sotto la supervisione del Ministero delle politiche agricole, attraverso bandi che premino le imprese locali e una gestione sostenibile che porti a costruire filiere locali certificate. Consentire la produzione e distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili, sul modello delle cooperative alpine, in modo da realizzare impianti a biomasse, idroelettrici, eolici, solari di piccola taglia a servizio delle utenze poste nello stesso ambito comunale.

Il bello, la tecnologia, l’innovazione. Questi tre elementi vanno coniugati nei territori e nei borghi del Paese. – ha dichiarato Massimo Castelli, coordinatore nazionale dei piccoli Comuni dell’ANCI - Una politica che dimentica tutto questo, non fa l’interesse della nazione. Va invertito il trend di progressivo abbandono dei piccoli Comuni da parte della politica e, di conseguenza, dei cittadini al quale abbiamo assistito negli ultimi decenni. Servono risorse e nuove politiche. Smart village insieme alle smart city, e un fondo stabile per i piccoli Comuni."

“Per superare la forte crisi demografica e contrastare il disagio insediativo, è necessario valorizzare le grandi specificità di questi scrigni di qualità culturale, enogastronomica e di loisir. - hanno dichiarato Sandro Polci, responsabile dello studio, e Roberto Gambassi. - Servono in pratica nuovi abitanti, in buona percentuale giovani e laboriosi, capaci (o da formare per) creare nuove imprese agro-silvo-pastorali, nuovi turismi per ‘(ri)creare identità antiche e nuove’ e valorizzare culture materiali e immateriali, in agricoltura, nell’artigianato e nell’industria creativa legati alla naturalità dei luoghi”.

La ricerca  mette in evidenza l’opportunità residenziale legata al riuso delle case vuote. Con un investimento di circa 40 mila euro per ognuna delle 125 mila abitazioni ipotizzate, avremmo un business di 5 miliardi, pari a circa 100 mila occupati per un anno. C’è poi l’opportunità turistica. Se solo un quarto dei posti letto fosse utilizzato secondo le medie urbane, il turismo creerebbe benessere diffuso: 123 milioni di presenze ogni anno, un fatturato di quasi 10 milioni di euro con oltre 300 mila nuovi posti di lavoro. L’opportunità agricola legata ai terreni, invece, potrebbe portare alla nascita di oltre 125mila nuove aziende agricole solo recuperando in modo innovativo un quarto delle superfici agricole abbandonate negli ultimi 20 anni.

 
 

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