30 Agosto 2016
Gabriele Renzi
TERRITORIO
30 Agosto 2016
Gabriele Renzi

Plastica in pesci e frutti di mare. L'allarme di Greenpeace

La Onlus chiede al parlamento un bando alle microsfere in cosmetici e prodotti per l’igiene personale

Greenpeace lancia l’allarme. Nei nostri mari c’è troppa plastica e il rischio che questa possa finire indirettamente anche sulle nostre tavole è sempre più alto.
 
La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare”, rapporto realizzato dai laboratori di ricerca di Greenpeace, raccoglie i più recenti studi scientifici sugli impatti delle microplastiche, incluse le microsfere, sul mare e quindi su pesci, molluschi e crostacei.
Non esistono dati certi riguardo alla quantità di plastica presente nei mari, ma alcuni modelli teorici, non meglio precisati nel rapporto, stimano che la quantità totale di plastica in circa 260.000 tonnellate, per un numero praticamente infinito di piccoli frammenti, tra i cinquemila e i cinquantamila miliardi.
 
Fatto sta che tutti questi frammenti vengono ingeriti dagli organismi marini e possono così risalire la catena alimentare fino ad arrivare nei nostri piatti, un problema noto da tempo, mai seriamente affrontato e in continua crescita.
In particolare il rapporto analizza la questione delle microplastiche. Una volta in mare, infatti, gli oggetti di plastica possono frammentarsi in pezzi molto più piccoli, le microplastiche appunto, cui si aggiungono le microsfere, utilizzate in numerosi prodotti cosmetici e per l’igiene personale.

 
Secondo le stime del rapporto ogni anno arrivano in mare otto milioni di tonnellate di plastica, tra  microsfere o frammenti dovuti alla degradazione di altri rifiuti; una volta in mare le microplastiche possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche. Anche se le ricerche non sono riuscite ancora a  definire con certezza gli impatti sulla salute umana, è dimostrato che le microplastiche vengono ingerite da numerosi organismi, in particolare pesci, crostacei e molluschi.

 
“Una mole crescente di prove scientifiche mostra che le microplastiche possono generare gravi conseguenze sugli organismi marini e finire nei nostri piatti. Un bando alla produzione di microsfere è, per il Governo e il Parlamento, la via più semplice per dimostrare attenzione agli effetti dell’inquinamento del mare e ai relativi rischi per la salute umana anche se è solo un primo passo per affrontare il gravissimo problema della plastica nei nostri oceani” afferma Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare di Greenpeace Italia.

 
Sulle microsfere recentemente un rapporto di Greenpeace East Asia, analizzando le politiche ambientali di trenta imprese del settore dei cosmetici e altri prodotti domestici, ha mostrato la quasi totale assenza di piani efficaci per l’eliminazione tempestiva delle stesse, sebbene già alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, abbiano vietato l’utilizzo delle microsfere nei prodotti per l’igiene personale a partire dal 2017.

Altri stati (Taiwan, Regno Unito, Australia e Canada) hanno messo in agenda provvedimenti analoghi mentre in Italia solo poche settimane fa, grazie soprattutto all’impegno di Marevivo, è stata presentata una proposta di legge per vietare l’utilizzo di microsfere in cosmetici e prodotti per l’igiene personale, una messa al bando che Greenpeace chiede al Parlamento di adottare al più presto.

 
Leggi l'abstract del rapporto “La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare"

 
 

Earth Day Srl. Copyright © 2014 - All rights reserved.
Registrazione Tribunale di Roma N.247 del 11/11/2014