21 Giugno 2017
Gabriele Renzi
TERRITORIO
21 Giugno 2017
Gabriele Renzi

Riforma Parchi: la Camera da l’ok, gli ambientalisti no

Realacci: aree protette modello di sviluppo per il Paese. WWF: tornati indietro di 40 anni.

Con 249 voti a favore, 115 contrari e 32 astenuti la Camera dei Deputati da il suo ok al ddl Parchi, il testo che aggiorna la legge 394 che nel 1991 aveva istituito le aree protette nel nostro Paese.
La nuova legge prevede una riforma della governance di parchi e aree protette, che allarga la platea dei portatori di interesse, ma diminuisce nei numeri, e della disciplina delle attività economiche alla vita del parco e al suo sviluppo.

 
Sviluppo (sostenibile) è la parola chiave della riforma, come dichiara all’agenzia Ansa il presidente della Commissione ambiente della Camera Ermete Realacci:
“Con la riforma il sistema dei parchi esce rafforzato, sia nella trasparenza della governance che nel rapporto con il territorio. Un passo avanti per un'Italia che guarda al futuro . L'obiettivo della riforma è rendere le aree protette un modello di sviluppo per l'intero Paese, incrociando natura e cultura, coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e delle biodiversità con la buona economia, sostenibile e più a misura d'uomo".
 
"Aspetto fondamentale di questa legge – aggiunge Silvia Velo, sottosegretario all'Ambiente - è la possibilità che viene offerta ai parchi e alle aree marine protette di essere non solo un presidio di difesa del patrimonio ambientale, ma anche un vero e proprio motore di sviluppo per l'economia locale. Il provvedimento, infatti, prevede una serie di strumenti che consentiranno ai parchi di promuovere iniziative economiche di valorizzazione del territorio e del patrimonio edilizio esistente, azioni per sostenere il turismo sostenibile"

 
Il progetto di riforma sarà sostenuto da un investimento economico di 90 milioni di euro, 30 milioni l’anno per il prossimo triennio, cui vanno aggiunti 3 milioni l’anno per le aree marine protette e le risorse derivanti dalle royalties che le attività presenti nei parchi e che creano un impatto sull’ambiente naturale pagheranno come contributo a per la salvaguardia della biodiversità.

 
Molto critico il WWF che in una nota bolla la legge come un provvedimento che “ha portato indietro di quarant’anni la legislazione di salvaguardia della Natura”
Sono molte le associazioni ambientaliste non soddisfatte del testo finale; in dodici (Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, Greenpeace, Gruppo intervento Giuridico, Italia Nostra, LAV, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Pro Natura e, appunto, WWF) in una lettera aperta rivolta avevano invitato i deputati a votare contro un provvedimento che “sposterà il fondamentale asse valoriale dalla natura all'economia e al localismo, con conseguenze pericolosissime per la conservazione della biodiversità e del territorio del nostro Paese.”

Sotto accusa le procedure per la nomina di Presidenti Nazionali e Direttori dei Parchi Nazionali che passa nelle mani degli enti locali, le possibilità che si aprirebbero per attività estrattive, la debolezza del sistema di royalties, il sistema di “controllo faunistico” e lo stop all’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Po, tutte attività che secondo gli scriventi “denotano uno “spostamento dei parchi verso un approccio economicistico che confonde e diluisce le primarie competenze di conservazione e tutela e non farà bene né alla natura né all'economia.”
 
Positiva invece la Coldiretti che valuta positivamente la partecipazione degli agricoltori nei consigli di gestione delle aree protette: “Finalmente – dichiara il presidente Roberto Moncalvo - trascorsi 25 anni dall’originario testo, i parchi hanno anche una precisa missione: quella di diventare laboratori di sviluppo della multifunzionalità agricola e di rendere protagoniste le collettività residenti”

 
 

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