28 Giugno 2017
Gabriele Renzi
TERRITORIO
28 Giugno 2017
Gabriele Renzi

Riutilizzo, verde urbano e mobilità dolce. La ricetta WWF contro il consumo di suolo

Nel report “Caring for our soil – Avere cura della natura dei territori”  la lettura e le proposte per contenere la perdita  di superfici naturali e agricole

Territori polverizzati, aree interne a rischio e isole naturali circondate dal cemento.
É questo il quadro che dell’Italia esce da “Caring for our soil – Avere cura della natura dei territori”, il report 2017 che il WWF Italia ha stilato sul consumo di suolo con il contributo di 27 tra docenti universitari, esperti di Istituti di Ricerca e rappresentanti delle Istituzioni.
Il report (disponible qui) prosegue nel lavoro che nel 2013 e nel 2014 aveva prodotto i report “Riutilizziamo l’Italia” e fa il punto sul consumo di suolo nel nostro paese, proponendo contestualmente proposte politiche per lo sviluppo di green cities e di una pianificazione urbana più sobria.
 
 
I PROBLEMI
Secondo l’ISTAT dal Secondo Dopoguerra ad oggi le superfici agricole del Paese si sono ridotte di oltre 10 milioni di ettari, principalmente a causa dello sviluppo urbano ; in particolare negli ultimi 10 anni la superficie agricola utilizzata è calata di 1.5 milioni ettari  (il 10% circa) ed è oggi pari a 12.885.000 ettari.
Cosa è successo in pratica? Il report evidenzia tre fenomeni in particolare:
 
Un territorio polverizzato
La quota di territorio “artificializzato” del nostro paese passa dal 7 al 10% se si considera anche la superficie occupata dalle infrastrutture.
Questo investimento su strade e autostrade, assieme al forte impatto della mobilità su gomma (con 608 veicoli per 1000 abitanti l’Italia è seconda solo al Lussemburgo nella classifica europea della motorizzazione privata), ha favorito la diffusione dello sprinkling, aree a bassa densità abitativa in superfici molto vaste
 
Isole di Natura
Lo sprinkling incide sulla rete ecologica e contribuisce alla insularizzazione degli habitat naturali più preziosi del nostro Paese.
Isole di natura circondate dal cemento, come dimostra la crescita dell’urbanizzazione nel raggio di 1 km dai Siti di Interesse Comunitari che negli ultimi 50 anni è salita del 260% passando da 84mila a 300mila ettari.
 
Aree interne insidiate
Il 22% dei Comuni italiani si trova in aree classificate a rischio sismico 1 e 2 (sismicità alta e medio alta) eppure negli ultimi 50 anni l’espansione urbana non ha risparmiato nemmeno le zone più pericolose dell’Appennino, avanzando del 3% l’anno, per un totale di circa 2.200 km2.
 

 
LE PROPOSTE
Sono cinque le proposte che report avanza per favorire lo sviluppo di green cities a misura d’uomo e d’ambiente.
 
Bilancio del consumo di suolo
Nella programmazione urbanistica i Comuni dovrebbero adottare un bilancio del consumo di suolo per controllare e gestire le trasformazioni presenti e future, che comunque devono essere basate sulla priorità al riutilizzo di spazi ed edifici già disponibili.
 
Bonifica dei siti contaminati
Nel recuperare le aree contaminate bisognerebbe avere come riferimento non solo la salute umana - che pure non sempre viene garantita -ma la “salute ambientale” del suolo che va considerato una risorsa non rinnovabile e capace di generare servizi ecosistemici come quelli di assorbire e metabolizzare le sostanze, depurare le acque, regolare e filtrare i flussi delle precipitazioni, favorire l’agricoltura.
 
Autosufficienza energetica
Per contenere il consumo di energia e le emissioni di gas serra nelle aree urbane la soluzione è la realizzazione di insediamenti con impronta energetica vicino allo zero (o ancor meglio negativa) che limitino la dispersione termica e i consumi di energia.
Va inoltre contrastata la crescita della superficie urbanizzata pro capite e la dispersione insediativa.
 
Verde condiviso
Giardini condivisi e orti urbani sono strumenti fondamentali per recuperare territori dismessi, marginali o contaminati.
I cittadini devono essere più coinvolti e avviare di sostenibilità nelle città per la riqualificazione delle aree verdi, che permettano di ri-immettere in un’economia circolare il valore del suolo e dei servizi ecosistemici da esso garantito.
 
Mobilità dolce
Occorre riprogettare lo spazio urbano sull’esempio di città come Copenaghen o Basilea, in modo da incentivare la mobilità sostenibile in linea seguendo un processo già avviato in autonomia dai cittadini come dimostra la crescita tra il 2010 e il 2011 della quota di spostamenti in bicicletta in Italia, passata dallo 0,4% al 4%.

 
 
“Aver cura vuol dire innanzitutto conoscere le componenti ecologiche e la loro importante funzione, essendo consapevoli che c’è bisogno di un forte cambiamento per il futuro: questo Report vuole essere un strumento utile a disposizione di tutti (studiosi, cittadini, istituzioni) per ‘aver cura’ della Natura dei territori”. -  dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi - Nel nostro paese gli habitat ecologicamente intatti sono in costante riduzione, solo l’11% dei fiumi alpini si salva da interventi artificiali e dallo sfruttamento; solo il 30% delle coste è rimasto nel suo stato naturale mentre il 50% risulta compromesso; l'80% delle dune è scomparso. Il suolo, risorsa non rinnovabile e bene comune, svolge funzioni vitali per l’ecosistema, la resilienza dei sistemi naturali, la produzione alimentare, la conservazione delle risorse idriche, lo stoccaggio del carbonio: contenere il consumo di suolo è fondamentale per limitare il rischio idrogeologico, garantire la resilienza dei sistemi naturali e favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici. È quindi indispensabile stabilire per legge quali siano le soglie da non superare”.

 
 

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