1 Giugno 2016
Giuliano Giulianini
TERRITORIO
1 Giugno 2016
Giuliano Giulianini

Spiagge da buttare

Plastica, cotton fioc e mozziconi: oltre 700 rifiuti ogni 100 metri di litorale. Un'indagine di Legambiente svela quanto le spiagge italiane siano compromesse dai rifiuti urbani.

Nel mese di maggio Legambiente ha svolto un'indagine a campione sullo stato delle spiagge italiane, in riferimento alla presenza di rifiuti. I volontari dell'associazione ambientalista hanno percorso 47 litorali del paese, da sud a nord, dal Tirreno all'Adriatico, per registrare e raccogliere ogni genere di rifiuto in aree delimitate e non ancora ripulite in vista della stagione estiva. L'indagine è stata pubblicata da Legambiente con il titolo di "Beach Litter 2016" che tradotto significa "spazzatura su spiaggia".

Il risultato è che passeggiando su una di queste spiagge si trovano, in media, 714 rifiuti ogni 100 metri: dalle lattine, alle sigarette, dalle buste ai materiali edili; sette rifiuti ogni metro e in totale oltre 33.500. Una realtà difficile da accettare e, soprattutto, da ignorare.
Regna la plastica, materiale di cui è composto il 76% dell'immondizia spiaggiata. Un rifiuto su cinque, il 22%, è un pezzo di plastica o di polistirolo, sminuzzato dal moto ondoso o dal viaggio lungo fiumi e fognature. Al secondo posto tra gli oggetti più frequenti sui litorali ci sono i cotton fioc, il 13,2% dei rifiuti: quasi il doppio dei mozziconi di sigaretta (7,9%) che sono la terza tipologia di immondizia trovata, addirittura in misura crescente rispetto all'indagine del 2015. Se per le cicche l'origine è varia (c'è chi le getta in strada o nei tombini, chi direttamente in spiaggia o nei fiumi, dalle barche o da ponti e pontili), per la massa di cotton fioc la fonte è univoca: il water di casa. In molte persone c'è la convinzione che i flussi di fognature e corsi d'acqua vengano filtrati per trattenere questi rifiuti, ma la realtà è ben diversa. Legambiente calcola che il 68% dei rifiuti che arrivano sulla spiaggia è da imputare all'inadeguata depurazione che si svolge a monte.
Tra i rifiuti più presenti, testimoni tanto delle nostre abitudini commerciali quanto nell'indifferenza di molti sulla sorte di questi prodotti, figurano in ordine di quantità: tappi e coperchi, bottiglie di plastica, reti da pesca, piatti e posate di plastica, materiali da costruzione, bottiglie e frammenti di vetro, flaconi di detergenti. L'influenza del contesto urbano sul fenomeno dei rifiuti spiaggiati è comprovata anche dal fatto che le due spiagge più insudiciate d'Italia sono risultate Coccia di Morto a Fiumicino e Olivella a Santa Flavia in Sicilia. La prima è vicino alla foce del Tevere che porta immondizia dalla capitale, e registra il più alto numero di rifiuti, 5500, quasi sette volte la media nazionale. La seconda appartiene a un comune costiero della provincia di Palermo, dal cui centro dista pochi km, e soffre della presenza di cantieri nei dintorni.
C'è anche da considerare che ciò che si vede (e, in ultima analisi, si può ancora raccogliere) non è che una parte del problema: “Il problema dei rifiuti spiaggiati e di quelli in mare rappresenta la punta dell’iceberg - ha dichiarato la presidente di Legambiente, Rossella Muroni - Circa il 70% dei rifiuti che entra a contatto con l’ecosistema marino affonda e solo il 15% resta in superficie. Per questo è urgente mettere in programma azioni per la progressiva riduzione dei rifiuti in mare e nella fascia costiera, come previsto dalla Direttiva Europea Marine Strategy, che in Italia non sono ancora state messe in campo."
L'UE infatti impone agli stati membri di "raggiungere il buono stato ecologico" entro il 2020. L'urgenza non è solo estetica, ambientale o "animalista": onde, rocce, correnti e irradiazione solare sminuzzano e diffondono i rifiuti per i mari, dove entrano nella catena alimentare di pesci e altri animali che finiscono in parte sulle nostre tavole. Altre a questo c'è il costo economico dell'inquinamento: uno studio dell'UE rivela che ogni anno l'Europa spende circa 477 milioni per ripulire quest'immondizia, anche per favorire il turismo e la pesca. Denari che si potrebbero in gran parte risparmiare se si riuscisse a ridurre il numero delle discariche e ad aumentare le percentuali di riciclaggio: soprattutto del packaging, le confezioni dei prodotti che da sole costituiscono il 30% dei rifiuti trovati sulle spiagge. Perseguendo questi obiettivi è stato calcolato che il "marine litter", la spazzatura galleggiante e spiaggiata, diminuirebbe del 35%, e gli stati europei risparmierebbero 168 milioni di euro di pulizie straordinarie.
Legambiente ha pubblicato su www.legambiente.it/beachlitter i risultati completi dell'indagine, con una mappa interattiva dei rifiuti e le informazioni relative ad ognuna delle spiagge monitorate.

 
 

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