19 Gennaio 2016
Giuliano Giulianini
TERRITORIO
19 Gennaio 2016
Giuliano Giulianini

Trivellazioni: italiani contrari

Un sondaggio di Greenpeace rivela che la maggioranza del paese voterebbe un referendum contro le trivelle in mare.

Greenpeace ha diffuso i dati di un sondaggio realizzato da Ixè che, un mese fa, ha interrogato gli italiani sull'opportunità di autorizzare trivellazioni in mare, presso le nostre coste, allo scopo di estrarre petrolio e gas dai fondali. Si tratta di un tema caldo del dibattito politico, ravvivato dalla decisione odierna della Corte Costituzionale di approvare uno dei sei quesiti referendari proposti dai comitati No Triv.

Le domande del sondaggio sono state rivolte ad un campione di oltre 800 persone, rappresentativo della popolazione italiana per età, sesso, occupazione, distribuzione geografica e orientamento politico. Nei risultati sono state opportunamente evidenziate le risposte date dai residenti nelle "regioni direttamente esposte", ovvero quelle che si affacciano sull'Adriatico e lo Ionio, dal Veneto alla Calabria, più Sicilia e Sardegna: regioni che ospitano il 44% del campione interpellato.
La domanda forse più importante è relativa al referendum che si prospetta nel prossimo futuro: interrogati sulla disponibilità ad andare a votare pro o contro le trivellazioni il 47% ha risposto che al 90-100% si recherebbe alle urne. Di contro il 10% del campione ha dichiarato che diserterebbe il referendum; per quale motivo? Al 22% di loro non interessa il tema; il 21% non è informato; il 32% non crede ai referendum o ritiene questo inutile. Il 5% degli intervistati, una quarantina di persone, si è detta contraria a questo particolare referendum; a loro va aggiunto un altro 4% del campione convinto che la decisione sulle trivellazioni spetti al Governo o al Parlamento, non ai cittadini.
Secondo le risposte, un eventuale referendum, attualmente richiesto, approvato parzialmente dalla Corte Costituzionale, ma non ancora definito nella forma dei quesiti, supererebbe dunque il quorum; ma con quale esito finale? Il 47% degli italiani è contro le trivellazioni, il 18% a favore, quasi il 30% è indeciso e dunque risulterebbe decisivo, anche se con percentuali simili sarebbe facile prevedere una vittoria dei contrari. Nelle "regioni esposte" la metà esatta degli intervistati voterebbe "NO" alle trivellazioni, mentre i "SI" scenderebbero al 16%. Va specificato che l'eventuale futura consultazione non chiederebbe semplicemente un si o un no alle piattaforme estrattive, che sono già presenti in gran numero nel Mediterraneo: il quesito, più complesso, riguarderà permessi e concessioni già autorizzati. Un referendum su questo tema avrebbe comunque ripercussioni sulla politica energetica nazionale.
La contrarietà degli italiani alle trivellazioni marine è spiegata dal quesito sui presunti benefici, o i presunti problemi, che porterebbero al nostro paese. Il 46% ritiene che avremmo più svantaggi che vantaggi; il 15 % sostiene addirittura che avremmo "solo" da perdere. Per il 29% pro e contro si bilancerebbero. Il 19% prevede più benefici che problemi, con un 6% che non vede alcun problema. Tra i vantaggi immaginati dagli italiani spiccano quelli dello sviluppo economico (per il 29% degli intervistati); della minore dipendenza dalle importazioni di energia (22%); della maggiore disponibilità di petrolio e gas (20%). Alla riduzione dei prezzi dell'energia pensa solo il 13%; all'aumento dei posti di lavoro il 12%. Per quanto riguarda le previsioni di sventura, la grande paura è rappresentata dall'inquinamento e dai danni all'ambiente in generale, paventati dal 66% del campione. Un altro 25% teme nello specifico l'inquinamento del mare e le ripercussioni su fauna ed ecosistemi marini. In percentuali minori, tra gli svantaggi di questa economia, gli italiani citano: i disastri ambientali, i terremoti causati dalle estrazioni, i danni al turismo e alla pesca, e i possibili incidenti.
Cui prodest? A vantaggio di chi andrebbe questa svolta delle politiche energetiche nazionali? Vox populi non ha dubbi: per il 65% "solo alle compagnie petrolifere"; mentre il 31% concede vantaggi "anche" per i cittadini e il paese.

 
 

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