TERRITORIO
3 Settembre 2014

Tutelare il creato per la salute dei nostri paesi

Il primo settembre si è svolta la IX Giornata per la custodia del creato: tra criticità ambientali e salute dei nostri paesi, l’uomo è chiamato a tutelare il creato

“Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e delle nostre città”. Questo è l’appello della Conferenza Episcopale Italiana, nello specifico della commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la pace e la giustizia e della commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, nella Giornata per la custodia del creato. Un monito che suona quasi come un imperativo a cui non possiamo più sottrarci e al quale dobbiamo dedicare tutto il nostro impegno.

Giunto alla sua nona edizione, l’evento si è svolto, come ogni anno, il primo settembre. Il suo obiettivo è ribadire l’importanza del rispetto e della tutela dell’opera prima che il Signore ci ha lasciato, il creato appunto. Prima di tutto perché dalla sua sopravvivenza ne deriva anche la nostra. Ma soprattutto perché, come ha scritto Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, “come esseri umani, non siamo meri beneficiari, ma custodi delle altre creature . Mediante la nostra realtà corporea, Dio ci ha tanto strettamente uniti al mondo che ci circonda che la desertificazione del suolo è come una malattia per ciascuno e possiamo lamentare l’estinzione di una specie come fosse una mutilazione! Non lasciamo che al nostro passaggio rimangano segni di distruzione e di morte che colpiscono la nostra vita e le future generazioni”.

Nell’appello lanciato dalla Cei sono bene evidenziate le ferite del nostro Pianeta: prima fra tutte l’inquinamento, “che in vaste aree del pianeta si fa sempre più pervasivo”. Ma anche “le conseguenze disastrose determinate da eventi meteorologici estremi”. Viene ricordato infine che “un terzo fattore di gravità è rappresentato dalla mancanza di una vera cultura preventiva davanti a tanti disastri sociali e meteorologici”.
La Cei non si ferma solo all’enunciazione del problema, ma si sofferma anche su dei possibili impegni che ogni individuo può intraprendere per tutelare l’ambiente che lo circonda: primo fra tutti “l’impegno culturale”, inteso come la creazione di una sensibilità e una consapevolezza, soprattutto nei più giovani, verso la tutela del nostro pianeta. Consapevolezza che deve portare “alla denuncia di chi viola il creato”. Solo in questo modo si verrà a creare una “rete di speranza” tra la società civile e le istituzioni che collaborano insieme alla tutela del Pianeta.

Tante le attività locali che si sono svolte in tutta la Penisola, in modo particolare nella diocesi di Aversa, in quella di Assisi-Nocera Umbra-Guado Tadino e di Gubbio, in quella di Reggio Emilia e Guastalla, Ravenna-Cervia e di Faenza-Modigliana, Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, e nell’arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo.

 
 
 
 
 
 

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