6 Agosto 2014
Roberta Cafarotti
TERRITORIO
6 Agosto 2014
Roberta Cafarotti

Umbria Terra sociale: le terre abbandonate ai disoccupati

Passignano sul Trasimeno. La storia comincia qui e racconta di recupero di beni abbandonati, di passione civile e cooperazione

Andando con ordine, negli anni 90, una piccola cooperativa agricola che fa agricoltura biologica ed educazione ambientale decide di recuperare delle vecchie strutture zootecniche e le trasforma in un meraviglioso centro che parla di antico e moderno. Gli edifici sono stati recuperati utilizzando materiali da costruzione a basso impatto ambientale nella loro produzione, messa in opera ed uso, come legno, terra cruda, sughero, paglia, pietra, canna di lago, in forte contrasto con le strutture d’acciaio. Un abbraccio tra il vecchio e il nuovo che rimane tangibile a tutti i visitatori.
Questa è la scintilla che ha dato luogo alla Cooperativa di Sperimentazione Territoriale per lo Sviluppo Sostenibile Società Cooperativa Agricola, un primo nucleo che come missione centrale ha proprio l’incontro in un luogo speciale di competenze e condivisioni volontarie. Chi vi lavora cita spesso le parole di una piccola bimba che dopo la partecipazione ad un’attività formativa e pratica esprime in modo potente e ingenuo il senso di questo luogo: “Non pensavo che i mattoni si facessero, pensavo si comprassero…”

Ma perché fermarsi ad un’enclave del buon senso?
Così come un venticello di aria fresca spargono il seme del dubbio: perché molte proprietà pubbliche abbandonate, terreni agricoli, boschi, casali non possono essere riutilizzate a fini sociali? Ad esempio si possono utilizzare per il reinserimento dei disoccupati o per la creazione di opportunità formative e lavorative di persone a rischio di esclusione sociale trasformando un patrimonio pubblico in un bene di pubblica utilità, coltivando terre demaniali spesso incolte, manutenendo un patrimonio a rischio d’abbandono, diventando presidi contro il dissesto idrogeologico.

Nasce allora l’idea della Rete Umbria Terra Sociale. L’approccio con cui decidono di portare avanti il progetto è decisamente innovativo e al passo con i tempi, i partecipanti infatti sono assolutamente eterogenei.  Si va da Associazioni come Legambiente, tra i promotori, fino ad alcuni contadini del Movimento Genuino Clandestino, fino alle reti dei gas e anche produttori non associati.
Fanno proposte di legge alla Regione Umbria per riutilizzare a fini sociali beni demaniali in stato di abbandono e hanno in testa l’obiettivo di sburocratizzare e liberare le energie inespresse di piccole produzioni agricole.
E meraviglia delle meraviglie le legge viene fatta. Il cuore della legge è il Banco della Terra, ossia un inventario completo ed aggiornato dell’offerta dei terreni agricoli e a vocazione agricola, delle aziende agricole e dei fabbricati rurali di proprietà pubblica o privata disponibili per essere immessi sul mercato tramite operazione di affitto o di concessione, nonché i terreni agricoli resi temporaneamente disponibili in quanto incolti o insufficientemente coltivati. La Regione attiverà poi un comitato che coordinerà le attività per l’assegnazione dei beni, predisponendo ed aggiornando l’elenco dei beni del Banco. Per una quota non inferiore al 50% questi beni dovranno andare a chi non ha ancora compiuto 40 anni e, per una quota non inferiore al 30%, prioritariamente alle cooperative agricole sociali.

La legge non è frutto solo dell’impegno della Rete. Ma anche di tanti altri soggetti, tante altre scintille che però sono riusciti ad infiammare il cuore di un’intera regione. Bravi e in buona compagnia!

 
 

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