10 Dicembre 2018
Giorgia Martino
VIVERE GREEN
10 Dicembre 2018
Giorgia Martino

7 modi per proteggere persone e ambiente: i consigli degli esperti

Nel documento "Uguaglianza Sostenibile" della Commissione Indipendente, vengono analizzate 110 azioni politiche per salvaguardare ambiente e società: 7 di queste sono dedicate al legame indissolubile tra avanzamento sociale e benessere del Pianeta

In merito al documento “Uguaglianza Sostenibile”, redatto dalla Commissione Indipendente per l’Uguaglianza Sostenibile e presentato a Bruxelles lo scorso 27 novembre, un aspetto di particolare rilevanza è quello che sostiene l’indissolubilità del legame mutuamente causale e consequenziale tra società e ambiente. L’una influenza l’altro, e il secondo influenza a sua volta la prima, in un circolo attualmente vizioso a cui si vuole invertire il senso di marcia: l'inquinamento produce diseguaglianze sociali, le crisi sociali aumentano i danni ambientali e climatici.

In particolare, nel capitolo 6 del report si affronta la necessità di un progresso che sia sociale ed ecologico insieme. La Commissione Indipendente dedica a tale macro-area sette azioni politiche delle 110 totali consigliate nel documento, dalla numero 92 alla 98. Ognuna di esse si concentra su singoli e specifici aspetti che legano la parte civile a quella ambientale, e fa proposte pratiche su come dar vita ad un’evoluzione sociale ed ecologica insieme.

Al punto 92, ad esempio, si ribadisce quanto sia necessario riconoscere l’importanza del benessere socio-ecologico all’interno della politica dell’UE per favorire un’innovazione ambientale che abbia caratteri democratici, in cui nessuno venga escluso. Si legge infatti che occorre “inserire la transizione (ad una società ed economia sostenibili) come elemento fondamentale della futura politica europea in materia di clima ed energia”. A tal proposito, nel documento si sottolinea la rilevanza di guidare i cambiamenti ambientali e sociali ad opera di una nuova politica europea che investa nella formazione e nella tecnologia per ridurre le emissioni di gas serra. Tuttavia, è necessario che tali innovazioni avvengano in modo tale da non aumentare le disuguaglianze sociali e territoriali, e che siano dei progressi in cui nessuno venga lasciato indietro.

In occasione della COP24 2018 sui cambiamenti climatici, la Commissione Europea presenterà una nuova strategia a lungo termine (2050) sul futuro della politica climatica ed energetica.

Se qui ci si concentra soprattutto sull’attenzione politica alla diffusione di innovazione tecnologica e formativa per una società sostenibile, nel punto 93 viene invece analizzato il modo in cui è possibile far sì che la transizione equa, giusta e inclusiva avvenga. Recita infatti la 93ma azione politica: “Definire politiche industriali sostenibili per tutti i settori interessati dalla transizione equa”.

Prima ancora di definire una strategia di transizione, nel documento si fa riferimento alla necessità di destinare a tali politiche di transizione sostenibile dei fondi del bilancio europeo. Si richiama così la proposta della Commissione Europea di dedicare il 25% del prossimo bilancio comunitario 2021-2027 al finanziamento di azioni per il clima, mentre il Parlamento Europeo avrebbe chiesto anche un aumento della percentuale in questione al 30%.

Il problema, dunque, è particolarmente sentito, ma nel report della Commissione Indipendente si cerca di evidenziare anche l’importanza delle strategie da adottare perché questi fondi diventino davvero efficaci, innovativi e, soprattutto, equamente distribuiti.

Come si legge dunque in “Uguaglianza Sostenibile”, è importante che vi sia una buona gestione dei fondi dell’Unione Europea da destinare sia ad iniziative nazionali (ribadite nell’azione politica numero 95) che anche locali e regionali, in modo da avere un’azione capillare ben distribuita e connessa in tutto il territorio comunitario.

Al fine di elaborare le strategie più efficaci per investire i fondi UE, vengono menzionate le “strategie di specializzazione intelligente” nazionali e regionali, e ancora la “piattaforma sulle regioni carbonifere in transizione”, che rappresenta l’impegno UE a far sviluppare progetti e strategie a lungo termine nelle regioni carbonifere per innescare il processo di transizione.

Il report della Commissione Indipendente, inoltre, suggerisce di porre all’interno della Commissione Europea una figura responsabile della direzione generale di queste strategie di transizione, nonché del coordinamento tra fondi europei e politiche nazionali, regionali e locali.

L’azione politica 94, invece, focalizza le attenzioni sul settore dell’agricoltura sostenibile. Afferma infatti l’importanza di “una futura politica agricola comune per realizzare un passaggio equo verso un’agricoltura sostenibile e territori rurali in transizione”. Non è un caso che all’agricoltura sia destinato un punto a sé, considerando che il settore agricolo è cruciale in quanto rappresenta un forte emettitore di gas serra, e diventa quindi un punto chiave per la lotta contro l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, per contrastare il cambiamento climatico e per evitare gli effetti nefasti di tutto ciò sulla salute degli abitanti della Terra. Senza contare, inoltre, che l’agricoltura abbraccia anche l’aspetto sociale inerente alle condizioni lavorative ed economiche degli agricoltori. Si tratta, dunque, di una vera e propria ‘cartina tornasole’ sociale e ambientale, da analizzare e gestire con cura.

Secondo il documento, tutto ciò dovrebbe essere al centro di una nuova politica agricola comune a livello europeo, che dovrebbe essere progettata in modo tale da costruire un futuro sostenibile per agricoltori, territori e consumatori.

Tra gli obiettivi chiave della riforma, la Commissione Indipendente suggerisce di assicurare agli agricoltori un compenso dignitoso, andandone a rafforzare anche la posizione all’interno della filiera alimentare; di sostenere l’agricoltura a misura d’uomo perché le grandi aziende agricole non soddisfano le esigenze di un’economia rurale equilibrata ed inclusiva; di sviluppare una corretta politica nutrizionale che salvaguardi la salute umana, rendendo il cibo biologico e di qualità più accessibile a tutti; di far sì che l’agricoltura diventi un terreno di battaglia contro il cambiamento climatico tramite tecniche di agricoltura sostenibile.

È nel punto 96, tuttavia, che viene evidenziato il legame tra protezione sociale e protezione ambientale come strettamente connesse. Infatti si legge che occorre “costruire gli stati sociali del sistema socio-ecologico di domani attraverso un processo partecipativo che coinvolga le istituzioni nazionali e comunitarie, le parti sociali e la società civile”. Se si mira ad una società sostenibile sia dal punto di vista sociale che da quello ambientale, non si può pensare ad un aspetto come disgiunto e indipendente rispetto all’altro. Una volta confermato ciò, è necessario che si dia vita a politiche di welfare che non mirino soltanto alla protezione dei cittadini, ma anche a quella dell’ambiente, in un’ottica comune e che guarda le due parti come facce di una stessa medaglia. Per fare ciò, il documento esorta ad un dibattito a cui partecipino sia le istituzioni nazionali e comunitarie, sia i cittadini, riuniti in sindacati e organizzazioni.

L’azione politica 97, invece, punta sulla misurazione statistica della disuguaglianza ambientale, ossia delle ingiustizie sociali nate a causa di problemi climatici e legati all’inquinamento. Si legge infatti che è fondamentale “sviluppare conoscenze e informazioni che consentano di misurare e mitigare adeguatamente la disuguaglianza ambientale”.

È risaputo che i danni climatici vanno a creare disastri e tragedie principalmente tra le popolazioni che meno li hanno provocati, andandole ad impoverire ancora di più e aumentando il dislivello sociale ed economico tra le varie parti del mondo. Per capire come migliorare questa situazione, occorre innanzitutto evidenziarla e misurarla, producendo dei dati che esprimano le conseguenze sociali e sanitarie del cambiamento climatico, del degrado degli ecosistemi e della distruzione della biodiversità.

Una volta ottenute le informazioni adeguate, è possibile capire quali sono stati gli errori nell’allocazione delle risorse e quanto è estesa la disuguaglianza ambientale. Questo servirà a identificare le popolazioni più vulnerabili e svantaggiate, cercando di porre rimedio a tali ingiustizie e iniquità.

L’ultimo punto del capitolo sui progressi socio-ecologici è l’azione politica 98, che ribadisce quanto tutti i punti precedenti possano essere raggiunti solo con adeguati processi decisionali e politici. Si legge infatti che bisogna “garantire che le istituzioni e i processi di governance dell’Unione Europea e nazionali integrino correttamente le dimensioni socio-ecologiche”. Non può non farsi riferimento, in questo caso, all’Agenda 2030, e ai suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che integrano aspetto sociale, ambientale ed economico. Infatti gli SDGs sono dedicati a tutte e tre le dimensioni, in vista di una svolta radicale che possa garantire un benessere sostenibile per tutti.

 
 

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