26 Settembre 2013
Samanta La Manna
VIVERE GREEN
26 Settembre 2013
Samanta La Manna

Indossare la Natura si può, grazie alla fibra di amido naturale

Quasi pare strano che un capo d’abbigliamento possa incidere sull’ambiente e sull’aria che respiriamo, eppure è così. Allora, qualcuno sceglie di produrre tessuti naturali

Un’azienda di Prato, con una storia lunga cinquant’anni, giunta al bivio tra la chiusura e l’innovazione , ha scelto di reinventarsi e ha investito nella ricerca di materiali innovativi, ecologici e non dannosi per l’epidermide, adattandosi alle sempre nuove esigenze di mercato.  È nato così il progetto H-earth: per soddisfare i bisogni di chi non vuole rinunciare alla comodità, ma nemmeno alla salute della propria pelle. Si producono tessuti dermocompatibili, al fine di realizzare capi per chi ha problemi di allergie o intolleranze, per gli sportivi che desiderano tessuti tecnici ma non tollerano i sintetici, per chi ama l’ambiente e vuole vestirsi ecofriendly.

Che gli abiti indossati interagiscano con la nostra pelle, incidendo più o meno su dermatiti e intolleranze, è fatto abbastanza noto. Meno consapevolezza, invece, è diffusa sull’impatto ambientale dell’industria tessile. In effetti, quasi pare strano che un capo d’abbigliamento possa incidere sull’ambiente e sull’aria che respiriamo. Eppure è così, e da un po’ di anni ormai fanno eco notizie inchieste e reportage che puntano a lasciare accesi i riflettori sulla problematica.

Sotto accusa sia i metodi di coltivazione delle fibre sia il processo produttivo. Per esempio i tessuti sintetici come poliestere nylon e lycra sono fabbricati con derivati del petrolio, e il più naturale cotone ha bisogno di grandi quantità di pesticidi e acqua. La coltivazione della fibra di origine vegetale più conosciuta e utilizzata implica, quindi, danni all’ecosistema dove la piantagione è presente, ma anche alla salute, non solo di chi lavora nei campi: le sostanze chimiche antiparassitarie si ritrovano poi nei tessuti indossati.  tessuto

L’impresa toscana si sta allargando nel centro-nord Italia e fiore all’occhiello è la linea di biancheria intima prodotta seconda la filosofia green più adatta alla pelle e all’ambiente.  Fibra di amido allora, per tutta la produzione; questo particolare tessuto ha i vantaggi tipici delle fibre sintetiche, come la rapida eliminazione del sudore, ma con i benefici e le proprietà dovute all’origine naturale: è un batteriostatico naturale e attenua i cattivi odori;non accumula calore è ipoallergenico ed è ecologico.

Gli indiscutibili vantaggi dell’intimo naturale, così come di tutte le fibre tra cui è possibile scegliere nell’azienda toscana, sono l’altro lato di quello più oscuro incastrato nella ciclopica tematica dei diritti umani: le condizioni di lavoro della delocalizzazione nell’industria tessile.

In primis l’ampio uso di prodotti chimici durante tutto il processo produttivo – anche del cotone non biologico -  mette a rischio la salute dei lavoratori. E non solo: orari infiniti senza regolamentazione, salari bassissimi, doppio turno nei periodi di scadenza delle consegne, nessuna tutela contro il licenziamento e spessissimo ambienti degradati dove lavorano anche minorenni: proprio nella mancanza di garanzie per chi viene impiegato in situazioni simili, risiede il tanto anelato low cost. Il prezzo più caro lo paga qualcun altro.

 
 

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