28 Settembre 2017
Gabriele Renzi
VIVERE GREEN
28 Settembre 2017
Gabriele Renzi

Sviluppo sostenibile: Italia in cammino, ma ancora lontana dal raggiungimento degli obiettivi

Presentato il rapporto Asvis 2017. Forti ritardi su povertà, disoccupazione, disuguaglianze e ambiente. Giovannini: “Decisivi i prossimi mesi”

Un paese in cammino, ma che fatica a fare dei passi concreti sulla strada dello sviluppo sostenibile e che, se non invertirà la rotta già a partire dalle prossime settimane, non riuscirà a raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, né quelli con scadenza 2030 (che pure ci siamo impegnati a raggiungere sottoscrivendo l’agenda Onu del 2015) né tantomeno quelli con scadenza 2020.
È questo il quadro dell’Italia che emerge dal rapporto “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” 2017 che l’Asvis – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ha presentato oggi alla Camera dei Deputati. Il rapporto, frutto del lavoro di oltre 300 esperti appartenenti alle circa 170 organizzazioni aderenti all’Alleanza, analizza la
 situazione italiana rispetto alle diverse dimensioni dello
 sviluppo sostenibile, i cosiddetti Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs - Sustainable Development Goals).
 
Secondo il rapporto l’Italia è ancora troppo indietro su povertà, disoccupazione, disuguaglianze, degrado ambientale, non brilla in quanto a lotta al cambiamento climatico, politica energetica ed economia circolare, mentre migliora sul fronte dell’educazione, della salute e dell’alimentazione.
Il Rapporto ASviS conferma che, sebbene crescano nel mondo la consapevolezza della necessità di cambiare modello di sviluppo e le iniziative che spingono verso questa transizione, l’Italia è ancora molto distante da una condizione di sostenibilità economica, sociale, ambientale e istituzionale.- afferma il Presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini - Inoltre, molti dei provvedimenti presi nell’ultimo anno, pur andando nella giusta direzione, non assicurano la necessaria trasformazione del Paese in grado di rispettare gli impegni internazionali, come l’Accordo di Parigi."

Andando più nel dettaglio il rapporto riporta un’analisi svolta dal Ministero dell’Ambiente che ha analizzato il posizionamento del paese rispetto ai 17 SDGs e ai 169 target in cui questi obiettivi si dividono, utilizzando un insieme di indicatori statistici e di informazioni di tipo qualitativo.
Sui 143 target su cui il paese è valutabile si trova una valutazione estremamente negativa nel 21%, dei casi (30 target), insoddisfacente nel 48% (69 target) e positive per il restante 31% (44 target).
Questo lo stato dell’arte, ma il rapporto va oltre.
Partendo dagli indicatori statistici selezionati dall’ONU
 e messi a disposizione dall’Istat, il rapporto propone un’analisi sui singoli SDGs in grado di fornire uno scorcio sul percorso di avvicinamento, o di 
allontanamento dagli stessi a partire dal 2010, scelto come anno campione.
Dall’analisi emerge un miglioramento per nove obiettivi (Fame e
alimentazione, Salute e benessere, Educazione di
 qualità, Uguaglianza di genere, Infrastrutture resilienti,
Modelli sostenibili di consumo, Riduzione dei gas serra per combattere il riscaldamento climatico, Tutela dei mari e Giustizia per tutti), un sensibile peggioramento per quattro (Povertà, Gestione delle acque, Disuguaglianze ed Ecosistema terrestre), mentre la situazione resta statica per i restanti quattro (Energia, Occupazione, Città sostenibili e Cooperazione internazionale).
Miglioramento, chiarisce il rapporto, non vuol dire che la distanza rispetto agli obiettivi fissati per il 2020 e il 2030 non sia comunque molto ampia, ma il dato sottolinea comunque una timida crescita rispetto a diversi Goal.

Non è tutto nero insomma, anzi. Il rapporto sottolinea come nell’ultimo anno Governo e Parlamento abbiano fatto alcuni passi in avanti per l’adozione di politiche più sostenibili che ci avvicinano al raggiungimento dei 17 Goals, anche se ancora manca una chiara visione del futuro ed una strategia organica che faccia dello sviluppo sostenibile l’obiettivo di ogni provvedimento legislativo.
Tra i risultati sottolineati dal rapporto:

  • L’aggiornamento della Strategia di sviluppo sostenibile previsto dalla Legge 221/2015 utilizzando l’Agenda 2030 e gli SDGs come quadro di riferimento senza limitarsi alle dimensioni puramente ambientali.
  • L’impegno da parte del Governo a monitorare e valutare annualmente le azioni intraprese e i risultati conseguiti dalla strategia, con la Presidenza del Consiglio nel ruolo di coordinamento e gestione della strategia in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente (per le politiche interne),  con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (per quelle esterne) e con il Ministero dell’Economia e delle Finanze a legare l’attuazione della strategia con i documenti ufficiali di politica economica.
  • L’inserimento all’interno del Documento di Economia e Finanza di una serie di indicatori di benessere equo e sostenibile (BES). Il DEF  dovrà dunque contenere un monitoraggio di questi 12 indicatori nell’ultimo triennio e dovrà prevedere l’effetto che la Legge di Bilancio potrà avere sugli stessi.
  • La predisposizione del Catalogo dei Sussidi Ambientali, previsto dalla Legge 221/2015 che contiene diverse metodologie per la graduale rimozione dei 16,2 miliardi di euro di SAD (sussidi ambientali dannosi) e promuovere l’adozione dei SAF (sussidi ambientali favorevoli) che ad oggi ammontano a 15,7 miliardi di euro.
  • La pubblicazione del primo Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia che, oltre a informazioni e dati, contiene diverse raccomandazioni per migliorare la condizione ambientale del Paese.

Mancano all’appello alcuni provvedimenti, solo apparentemente formali, che darebbero il segnale di un forte impegno politico sul tema, come la trasformazione del CIPE in Comitato Interministeriale per lo sviluppo sostenibile e l’emanazione di una direttiva ai Ministeri per l’inclusione dell’agenda 2030 e degli SDGs all’interno dei piani (e dei budget) per il triennio 2018-2020. Una promessa quest’ultima su cui il premier Gentiloni si era impegnato durante l’evento conclusivo del Festival per lo Sviluppo Sostenibile della scorsa primavera.

Il sogno sarebbe poi, sulla scia di paesi come Francia e Svizzera, inserire nella Costituzione un riferimento allo Sviluppo Sostenibile.
 
La strada tuttavia appare segnata, ma, sottolinea il rapporto, la distanza del paese dal raggiungimento dei target di sostenibilità è talmente ampia da rendere necessaria un’accelerata urgente su tante questioni.
La legislatura corrente, pur a fine mandato, ha la possibilità di approvare, possibilmente migliorandoli, importanti provvedimenti (legge sul consumo di suolo, sulla gestione delle acque, sul commercio equo e solidale, sulle aree protette) e documenti programmatici (Strategia Energetica Nazionale, Piano di Azione sui Cambiamenti climatici, Strategia Nazionale per l’Economia Circolare) oltre a rendere più concreta e operativa la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.
“I prossimi mesi saranno decisivi, - sottolinea il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini - sia per completare la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile collegandola alla programmazione economico-finanziaria in vista del DEF 2018, sia per convincere le forze politiche a inserire nelle piattaforme elettorali piani per il raggiungimento degli SDGs. Servono misure immediate, e lontane dall’approccio business as usual, per migliorare il benessere, l’equità e la sostenibilità dell’Italia, e la sua posizione rispetto ai partner europei”
Ma sarà il prossimo governo a dover imprimere una svolta decisa verso politiche più in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Per questo l’Asvis sfida tutte le forze politiche che saranno impegnate nella prossima campagna elettorale ad inserire gli SDGs nei loro programmi, chiarendo l’impatto che le loro politiche dovrebbero avere sul raggiungimento degli stessi.
La speranza è che la prossima legislatura, a prescindere dal colore, possa essere definita e ricordata come la legislatura dello sviluppo sostenibile.

 
 

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