7 Dicembre 2018
Giorgia Martino
VIVERE GREEN
7 Dicembre 2018
Giorgia Martino

Uguaglianza Sostenibile: una sostenibilità ambientale connessa all'eguaglianza sociale

La Commissione Indipendente per l'Uguaglianza Sostenibile ha presentato a Bruxelles un documento che stila 110 consigli politici per annullare le diseguaglianze e arricchire i cittadini europei nel rispetto dell'ambiente

La sostenibilità ambientale passa necessariamente attraverso l’eguaglianza sociale e viceversa: è questo il messaggio che arriva chiaro e diretto da “Uguaglianza Sostenibile”, il documento presentato a Bruxelles il 27 novembre scorso e redatto da circa trenta esperti europei – tra cui Enrico Giovannini, Portavoce ASviS, e Fabrizio Barca, economista – riuniti nella Commissione Indipendente per l’Uguaglianza Sostenibile, che ha come Presidenti il danese Poulnyrup Rasmussen e la greca Louka Katseli, politici ed economisti.

La Commissione è stata promossa dal Gruppo Parlamentare dell’Alleanza progressista dei Democratici al Parlamento Europeo, ed è proprio ai partiti progressisti che gli esperti si rivolgono nella loro prima relazione politica.

La Commissione Indipendente insiste sull’urgenza di applicare una riforma radicale che rovesci le crisi attuali in più di un settore, da quello economico a quello ambientale passando per il socio-politico. Si tratta, infatti, di una situazione che vede una stretta correlazione tra l’attuale economia capitalista che crea delle profonde diseguaglianze e i problemi legati all’inquinamento ambientale.

Infatti, il profitto a breve termine da raggiungere senza alcuno scrupolo non solo destabilizza la società, ma fa presa su metodi che sovrasfruttano le risorse e l’ambiente. Secondo il documento si tratta di un circolo vizioso in cui paura e insicurezza economica minano la fiducia nella democrazia, andando invece a galvanizzare la cieca convinzione che l’unica via d’uscita sia dare maggior sostegno elettorale alla ‘durezza’ dei partiti populisti ed estremisti autoritari.

Per questo la Commissione Indipendente ha dato vita ad un rapporto in cui non solo si analizzano i vari settori (correlati tra di loro) in cui sono opportuni dei cambiamenti, ma vengono fatte anche 110 proposte politiche per rendere tali modifiche reali.

Le macro-aree di azione sono cinque:

-          Ridare potere alle persone

-          Riformulare il capitalismo

-          Dar vita ad una giustizia sociale

-          Produrre progressi socio-ecologici

-          Innescare il cambiamento.

Potere alle persone

Il primo step per il documento si concentra inevitabilmente sugli attori principali della società, ossia le persone. Infatti, per annullare un’economia che schiaccia gli individui, è fondamentale non guardarli più come semplici consumatori, ma renderli protagonisti sociali e facendo sì che, in una democrazia attiva, diventino cittadini consapevoli riuniti e difesi da sindacati e organizzazioni civili.

Le persone devono avere la possibilità di difendere i loro diritti e rivendicare una società equa, soprattutto sul posto di lavoro. Perché questo avvenga, è importante anche che abbiano un continuo contatto con i rappresentanti eletti, il tutto con un’estrema trasparenza rispetto al processo decisionale politico.

Una delle raccomandazioni della Commissione Indipendente per l’attivazione di cittadini consapevoli è la creazione di forti alleanze nazionali che mirino allo sviluppo sostenibile, prendendo come riferimento i 17 SDGs dell’Agenda 2030. È questo il caso italiano dell’ASviS.

Ridisegnare il capitalismo

Più sono grandi le aziende, più effetti possono avere sulla società e sull’economia e maggiore responsabilità hanno nell’ambito della sostenibilità ambientale e sociale.

Nel documento si fa riferimento ad un attuale arricchimento aziendale ‘insostenibile’ e selvaggio, perché non tiene conto né dei bisogni sociali né del rispetto ambientale. Si legge inoltre che “l’evasione e l’elusione fiscale stanno prosperando, permettendo ad alcune delle più grandi imprese del mondo di pagare importi irrilevanti di tasse, mentre pratiche improprie e destabilizzanti continuano ad affliggere il settore finanziario e bancario”. Ancora, si pone l’accento su come la digitalizzazione e l’informatizzazione della società possa aumentare i gap di reddito e di competenze.

Tra le proposte della Commissione Indipendente, vi è quella di espandere l’economia sociale, rendendo i rapporti finanziari e lavorativi più collaborativi e meno focalizzati sui profitti a breve termine, andando invece a creare forme giuridiche che integrino anche le preoccupazioni sociali e ambientali.

Per questo si fa riferimento anche a norme europee che diano vita a degli obblighi aziendali minimi che le imprese devono seguire nel rispetto della società e dell’ambiente. Per le imprese più grandi, si auspicano regole più severe incorporate in una sorta di “passaporto di responsabilità aziendale” vincolante per operare all’interno del mercato unico.

Giustizia Sociale

Per rendere le persone dei cittadini vitali e partecipi, e per dar vita ad un’economia più collaborativa e meno competitiva, è necessario annullare le diseguaglianze sociali che sono presenti in ogni campo: da quello economico alla diseguaglianza di genere o legata a religioni e provenienza.

Per combattere la povertà in tutta Europa, nel documento si affrontano varie possibili alternative pratiche, come una garanzia per il benessere dei bambini, una strategia europea che assicuri a tutti alloggi economici e pubblici, una certezza di reddito per coloro che non hanno sufficienti mezzi di sostegno finanziario, un piano di protezione sociale e una strategia di integrazione per gli immigrati.

Secondo la Commissione Indipendente, “agendo in modo decisivo, l’Europa potrebbe ridurre di oltre la metà il numero di persone che vivono a rischio di povertà nei prossimi trent’anni”.

Anche l’uguaglianza di genere merita particolare attenzione, ponendo fine al gap retributivo attraverso misure legislative e trasparenti, e stabilendo con esse anche un certo equilibrio tra la vita lavorativa e quella familiare di padri e madri.

La Commissione ha quindi proposto anche l’idea di una “Carta della ricchezza comune”, che potrebbe garantire a tutti un ampio accesso gratuito a una serie di diritti in materia di benessere sostenibile.

Progresso socio-ecologico

Non sembra possibile raggiungere un potenziamento delle persone, un rimodellamento dell’economia e una maggiore giustizia sociale se non si affrontano anche le sfide ambientali e sociali come elementi collegati tra di loro.

Infatti, secondo il documento, le sfide ambientali sono in parte problemi sociali che derivano da disuguaglianze di reddito e di potere, così come i problemi sociali sono spesso acuiti proprio dall’esaurimento delle risorse ambientali.

Il rapporto raccomanda dunque dei percorsi politici fondamentali per dar vita ad un congiunto sviluppo sociale ed ecologico, ossia un’azione concreta che veda un cambiamento socio-economico che tenga conto della sostenibilità sia a livello nazionale che europeo, in vista di una futura società sostenibile.

Innescare il cambiamento

Per fare tutto ciò, è necessario agire a monte, ossia apportare cambiamenti fondamentali al funzionamento e alla governance dell’Unione Europea. Dovrebbero essere concepite norme e processi radicalmente nuovi che dovrebbero mettere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile al centro del processo decisionale europeo.

Come si legge nel documento, “esiste una scomoda verità sull’Europa. Quasi un terzo di bambini e giovani è povero o rischia di diventarlo, milioni di giovani non riescono a trovare un lavoro che consenta loro di costruirsi un futuro e più della metà degli adulti in Europa ritiene che le giovani generazioni avranno una vita peggiore della loro”.

Obiettivo delle politiche illustrate all’interno dei cinque capitoli centrali del rapporto è far capire alle giovani generazioni che non esiste un futuro drammatico prestabilito, ma che qualcosa si può e si deve ancora fare per invertire la rotta, dando vita, appunto, ad un’uguaglianza sostenibile.

 
 

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