17 Ottobre 2014
Redazione
CITTÀ E TRASPORTI
17 Ottobre 2014
Redazione

Pericolo black carbon

Il Cnr presenta uno studio che svela molte verità sul carbonio elementare che respiriamo

Non è difficile rendersene conto, semplicemente abitando quotidianamente le nostre città, eppure vederselo scritto nero su bianco fa comunque un certo che. Parliamo della quantità di carbonio presente nell’atmosfera e, quindi, inevitabilmente nei nostri polmoni e dell’ultimo studio condotto in proposito dal Cnr, il primo del suo genere a livello nazionale, che sarà pubblicato sulla rivista Atmospheric Environment.
Nell’aria che respiriamo tutti i giorni, ci fa sapere il team di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e di alcune Università ed Enti, è presente una sottile polvere nera, chiamata carbonio elementare (più noto con il termine inglese black carbon).
 “Questo inquinante, dannoso sia per l’ambiente che per la salute, assieme al carbonio organico costituisce la frazione carboniosa del particolato atmosferico, una componente importante di quest’ultimo, fino al 40% della massa”, entra nel dettaglio Sandro Fuzzi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima di Bologna (Isac-Cnr). “In atmosfera il carbonio elementare e il carbonio organico si trovano sempre associati - spiega -, poiché originati dalle stesse sorgenti: la combustione incompleta di una qualsiasi sostanza organica, sia combustibili fossili, sia biomasse (legna e residui agricoli), per autotrazione, riscaldamento e produzione di energia”.
Il dato realmente impressionante che emerge dallo studio riguarda la concentrazione: nei siti trafficati il carbonio si trova in quantità più di cinquanta volte maggiori rispetto ai siti remoti di alta montagna. E gli scienziati non si fermano all’astratto: ecco, così, che emerge come per esempio a Milano, in viale Sarca, la media nel periodo invernale sfiori i 6 microgrammi per metro cubo (mgm-3), mentre sia pari a 0.1mgm-3 presso il sito ad alta quota di Monte Cimone, nell’Appennino Tosco-Emiliano. O, ancora, che le concentrazioni di carbonio organico ed elementare nella Pianura Padana in inverno siano tre-quattro volte maggiori rispetto a quelle estive, per via dell’intensità di alcune sorgenti, quali il riscaldamento domestico durante la stagione fredda, e delle frequenti condizioni di stabilità atmosferica, con scarso ricambio delle masse d'aria, che favoriscono l’accumulo degli inquinanti.
E i dati allarmanti non finiscono qui. “Le concentrazioni di carbonio organico nei siti urbani della Pianura Padana – spiega Sandro Fuzzi - arrivano fino a 12 mgm-3 nella città di Milano, in via Pascal, risultando mediamente doppie rispetto a siti urbani della Puglia, dove raggiungono massimi di 8 mgm-3 nelle città di Lecce e Bari. Questi valori stagionali a Milano sono superiori del 30% anche a quelli misurati in una grande città come Roma e corrispondono a percentuali di sostanza carboniosa che arrivano al 47% della massa totale dell’aerosol”.
Il lavoro - coordinato dalla Società italiana di aerosol presieduta da Roberta Vecchi (Università di Milano) e condotto da tre Istituti del Cnr, l’Isac di Bologna, l’Istituto sull’inquinamento atmosferico, l’Istituto di metodologia per l’analisi ambientale e da sette università italiane (Statale, Bicocca e Politecnico di Milano, atenei di Genova, Perugia, Bari e del Salento), dall’Arpa-Lombardia e dal Centro comune per la ricerca della commissione europea - sulla sempre maggiore rilevanza a livello ambientale che il carbonio elementare nel particolato atmosferico sta assumendo. Con un interessamento sempre più preoccupato anche da parte di Commissione Europea e Organizzazione mondiale della sanità, che mette in guardia sugli effetti dannosi ai sistemi respiratorio e cardiovascolare sui possibili effetti cancerogeni connessi a questa sostanza.

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