CUSTODIRE IL CREATO
10 Aprile 2016

I veri custodi della Terra

La lettera aperta di Alessandro Petruccelli, insegnante e contadino, è un misto di parole d'orgoglio e amarezza: forse uno delle migliori interpretazioni di quell'Ecologia Integrale auspicata da papa Francesco.

Il prossimo 22 aprile si festeggerà la 46a Giornata Mondiale della Terra, edizione che assume quest’anno una rilevanza ancora maggiore per la scelta, da parte del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, del 22 Aprile come primo giorno utile per la sottoscrizione dello storico accordo sul clima di Parigi – COP21 al quale parteciperanno tutti gli stati del mondo. La necessità di non rimandare l’attenzione verso il rispetto dell’ambiente è testimoniato anche dall’Enciclica Laudato Sì, in cui Papa Francesco ha invitato tutti alla cura della Casa comune.

In questo contesto non possiamo non ricordare coloro che da sempre sono i custodi della Casa comune: i contadini.
I contadini rappresentano il legame dell’uomo con la sua Terra; I contadini che con sacrificio e dura fatica attraverso il lavoro nei campi non solo si guadagnano il pane ma sostengono il futuro di tutti noi; i contadini il cui lavoro non sempre è stato valorizzato come ci ricorda Alessandro Petruccelli nella sua Lettera ai Contadini: “In ogni epoca, presso ogni popolo, nessun padre, potendo scegliere tra i mestieri, ha consigliato al proprio figlio di fare il contadino, nessun figlio, anche se appartenente agli strati più poveri, un bel mattino si è alzato ed è corso ad annunciare ai genitori e agli amici la sua vocazione di arare i campi. Il contadino è l'unico mestiere che, costretti, hanno continuato a fare i figli dei contadini.
E’ una lettera amara e densa di emozioni quella in cui Petruccelli ripercorre la propria storia e quella di tutti i contadini che con il proprio lavoro hanno contribuito a costruire l’avvenire di tutti. Ambiente, Storia e Appartenenza sono i cardini del Bene Comune promosso dalla cultura contadina “Io sono andato a scuola a piedi tra il vento e la pioggia, per impervi sentieri, con lunghi cammini, voi siete andati all'estero indifesi e soli tra gente sconosciuta; avete dormito nelle baracche e avete fatto i lavori più umili e nei momenti di riposo vi siete preparati i pasti e lavati la biancheria o avete scritto alle famiglie lontane e avete desiderato avere accanto la moglie e i figli” per concludersi con un’esortazione ai giovani di oggi “Ora che la civiltà contadina non c'è più, ai giovani che vivono nelle comodità, ai giovani che sono diplomati o laureati, ai giovani che conoscono ogni segreto dei telefonini e dei computer diciamo di provare a entrare nel mondo che noi abbiamo lasciato. Coltivare i campi per loro non sarà una condanna, ma una libera scelta; non solo, ma nessuno può sapere quali orizzonti gli potrà aprire davanti il contatto vero con la natura. Essi, poi, useranno le macchine e non saranno chiamati contadini, ma tecnici o industriali della terra”.
Leggere questa lettera diviene occasione per ripensare la quotidianità ed imparare a valorizzare le piccole cose per avere fiducia nella riscoperta dei valori autentici.
Clicca qui per leggere la versione integrale della lettera di Alessandro Petruccelli 

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