4 Settembre 2013
Gabriele Renzi
TERRITORIO
4 Settembre 2013
Gabriele Renzi

L’Ocse avverte (ancora) i governi: affrontare il rischio idrico

Necessario passare da un approccio reattivo ad uno preventivo

Il nuovo rapporto dell OCSE “Water Security for Better Lives” punta l’attenzione sui rischi che potrebbero derivare da un eccesso (inondazioni) o da una carenza (siccità) di acqua a causa dei cambiamenti climatici in corso.
L'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico esorta i governi a muoversi per tempo per fronteggiare rischi che, se non adeguatamente compresi,potrebbero portare a conseguenze gravi se si pensa che nel 2050 oltre il 40% della popolazione mondiale potrebbe soffrire di scarsità di risorse idriche mentre il 20% potrebbe essere esposta alle inondazioni.

"Invece di limitarsi a reagire alle crisi idriche, i governi dovrebbero individuare e gestire i rischi idrici in modo proattivo" - così il segretario generale OCSE Angel Gurría - "Siamo stati avvertiti, non c’è dubbio che questi rischi stiano aumentando. Dobbiamo dotarci di strategie di gestione del rischio che prevengano la scarsità d'acqua e l'inquinamento e che ci proteggano da siccità e inondazioni che stanno mettendo in pericolo vite umane, ecosistemi ed economie. "

Il rapporto invita ad analizzare il livello di rischio idrico, individuandone un livello accettabile bilanciando i costi per interventi che migliorino la sicurezza idrica con i benefici attesi. Parametri che dovrebbero essere flessibili per fronteggiare i mutamenti delle condizioni; New York, ad esempio, dopo l'uragano Sandy, sta rivedendo il suo livello di protezione contro le inondazioni investendo miliardi per evitare disastri futuri.

Insomma si chiede di far seguito con le azioni alle preoccupazioni che gli stessi Paesi rivelano.
Un altro rapporto Ocse “Water and Climate Change Adaptation: Policies to Navigate Uncharted Waters”, che raggruppa le iniziative che i diversi Paesi stanno mettendo in campo per adattare la gestione delle acque ai mutamenti climatici in corso, rivela come quasi tutti i paesi prevedano un aumento del rischio idrico a causa di cambiamenti climatici.
Per la metà dei paesi analizzati, infatti, gli impatti del cambiamento climatico sull'approvvigionamento idrico e sui servizi igienico-sanitari costituiscono una preoccupazione, ed addirittura per 32 paesi (su 34) eventi estremi come alluvioni o siccità costituiscono una preoccupazione primaria

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