Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus
Ecosistema Interviste

Comuni, vietate il volo dei palloncini!

Intervista a Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus

Il 25 gennaio l’associazione Plastic Free Onlus ha annunciato i nomi dei 111 comuni italiani che hanno guadagnato la qualifica “plastic free”, grazie alle loro politiche di gestione dei rifiuti, contrasto alle discariche abusive, e impegno nella sensibilizzazione della popolazione. Sull’argomento abbiamo intervistato il fondatore e presidente della onlus Luca De Gaetano.

Da dove nasce l’idea di fondare una onlus che si occupa di liberare il pianeta dalla plastica?

Nasce nell’aprile 2019. Durante una passeggiata in spiaggia, dopo una mareggiata, ero praticamente circondato da tantissima plastica. Tornando a casa, gli algoritmi social si erano configurati per mandarmi messaggi “subliminali” su questo problema. Da lì nacque la voglia di aprire una pagina Facebook, poi una Instagram, e poi di avviare un progetto per tutelare il pianeta da questo inquinamento.

Come si diventa comuni “Plastic free”? Quali criteri applicate per premiare questi comuni virtuosi?

I comuni devono compilare una scheda di valutazione di 23 punti. Un comitato interno alla nostra associazione valuta le candidature e classifica il comune in base ad un livello di virtuosismo che va da una a tre “tartarughe”. I comuni che si candidano devono prestare un’attenzione importante verso l’abbandono illecito dei rifiuti: quindi non devono ignorare ciò che succede sul territorio. Devono essere attivi nella sensibilizzazione dei cittadini, con iniziative e manifestazioni. Devono collaborare con la nostra associazione, che in questi anni ha fatto della concretezza sul territorio il punto di forza. Infine abbiamo altri due macro punti: la gestione del rifiuto, dal riciclo a come viene gestito, e le azioni virtuose che evitano ai prodotti di diventare rifiuti: ad esempio attraverso sistemi di circolarità.

Clean Up di Plastic Free Onlus

Che consigli si possono dare ai comuni che vogliono diventare plastic free? Sappiamo che essere green è generalmente più costoso che non esserlo.

Visto che è stato citato il discorso economico, possiamo dire che il comune può fare tante azioni a costo zero. Ad esempio invitiamo i comuni ad emanare un’ordinanza contro il volo dei palloncini che, rilasciati in cielo, prima o poi torneranno giù, facendo danni all’ambiente e molto spesso anche agli animali. Un’ordinanza che ne vieti il volo è un primo passo per sensibilizzare [la cittadinanza] e, con il giusto controllo, porta anche a dei buoni risultati. Un’azione che personalmente amo tantissimo è la creazione delle “smoking areas”: aree che non lasciano i fumatori in mezzo alla strada, con il rischio si non trovare un cestino e buttare la sigaretta a terra. Questo è anche un modo per prevenire forme di inquinamento.

Organizzate anche dei clean-up: giornate di pulizia ambientale. Come scegliete i luoghi da pulire e come coinvolgete tanti volontari?

Molto spesso scegliamo i posti da pulire in base alle segnalazioni che arrivano dalla rete. In ogni città abbiamo delle squadre di referenti attivi sul territorio, che quindi sanno dove intervenire. Qualora dovessero mancare [volontari in zona] – ma non mancano mai – chiedono supporto alla rete dei social. I volontari [arrivano] molto spesso attraverso collaborazioni e partnership sul territorio, con altre associazioni, enti e realtà che magari hanno lo stesso obiettivo; oppure attraverso aziende e la pubblicità che facciamo sui social. Perciò un po’ dal passaparola, un po’ dalle collaborazioni, un po’ dalla pubblicità sui social.

Agite anche nelle scuole con degli incontri. Anche gli studenti partecipano ai clean-up? Riuscite a coinvolgerli? A quale età sono più interessati?

Le età che coinvolgiamo nelle scuole partono dalle materne e arriviamo alle università. Mediamente gli studenti delle superiori sono quelli che rimangono sul territorio, e molti di loro vengono alle nostre iniziative; anche i più piccoli, magari accompagnati dai genitori. Ogni anno sensibilizziamo oltre 100.000 studenti e raggiungiamo i 1200 appuntamenti nelle scuole e [gli studenti] diventano una forza in più negli appuntamenti di pulizia ambientale.

Plastic Free Onlus in una scuola

Quali rifiuti trovate di più a terra? Quali sono più difficili da rimuovere?

Sulle spiagge: il polistirolo, le bottiglie di plastica e tanti frammenti di microplastica, sono diffusi a livelli esagerati. In alcune zone tanta attrezzatura per la pesca; ma anche tanto materiale che viene smaltito male o in maniera abusiva: come i copertoni delle auto e pezzi di arredamento. Si trova veramente di tutto.

Quali sono gli ecosistemi e gli animali più a rischio a causa dell’inquinamento da plastica?

Gli uccelli marini: ogni anno rischiamo di vedere un milione di uccelli marini in meno. Le tartarughe marine: un animale molto vicino alla nostra associazione, sia perché rappresenta il nostro marchio, sia perché salviamo tartarughe marine nel cuore del Salento. Le tartarughe facilmente scambiano plastica per cibo; molto spesso rimangono impigliate nella plastica o la ingeriscono plastica. Purtroppo vanno in difficoltà o arrivano addirittura alla morte.

Avete in programma appuntamenti a breve?

Premetto che ogni settimana diamo all’incirca 40-50 appuntamenti di pulizia ambientale in tutta Italia. Ad esempio a Roma almeno uno o due volte al mese. Il prossimo appuntamento nella capitale è per il 3 febbraio: una raccolta di mozziconi, che contengono piccole particelle di plastica. Altri appuntamenti a Roma sono in calendario il 24 febbraio e il 16 marzo. Poi ci sono degli appuntamenti nazionali: ad esempio la Giornata della Terra, il 22 aprile; in quel weekend organizzeremo circa 300 appuntamenti in contemporanea in tutta Italia.

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