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Dalla parte dei cani

Ecosistema intervista Claudia Taccani, portavoce di OIPA Italia, sulla questione delle responsabilità delle persone nei confronti dei dei cani

Alcune settimane fa un uomo che faceva jogging nel bosco di Manziana è stato aggredito e ucciso da tre cani di grossa taglia, sfuggiti al controllo dei padroni da una casa nei dintorni. In questa vicenda ci sono molti elementi che permettono una riflessione sul rapporto che abbiamo stabilito con gli animali domestici, e in particolare con i cani: il dovere di accudirli e custodirli, la capacità di sceglierli, educarli e farli interagire con gli altri.

Episodi tanto gravi sono rari, ma i numeri del fenomeno della detenzione dei cani nel nostro paese lo rendono un argomento da affrontare e gestire. La stima più diffusa per la presenza di cani sul territorio italiano è di 6-7 milioni, di cui 150 mila sono ospitati nei canili dopo catture, lasciti o abbandoni. Secondo il rapporto “Animali in città 2023” di Legambiente, circa 2 milioni di cani non sono registrati nelle anagrafi canine che ogni comune dovrebbe tenere aggiornate. I tre quarti di questi animali “sconosciuti” si concentrano in quattro regioni: Sicilia, Campagna, Puglia e Lazio. Oltre il 40% delle famiglie italiane detiene un cane ma, nonostante le campagne di sensibilizzazioni e lo stigma sociale, gli abbandoni sono ancora troppo frequenti: 71 mila nel 2022. Ciò vuol dire che annualmente un cane ogni cento viene allontanato da quella che è stata la sua casa e la sua famiglia. Una tra le conseguenze più nefaste è la popolazione di cani vaganti, ovvero liberi di muoversi all’aperto senza il padrone, soprattutto in campagna, nei paesi o nelle periferie cittadine: le stime oscillano tra i 400 mila e i 700 mila individui. La metà di questi sono cani randagi, ovvero senza un padrone. Altissimo anche il numero delle aggressioni di cani alle persone: il Codacons nel 2017 le stimò in 70 mila annue, in un ventaglio che va delle morsicature più leggere, risolte con normali medicazioni, fino ai casi più gravi o letali. In ogni caso le responsabilità “umane” sono palesi, sia individualmente – nel caso di padroni disattenti, inadeguati o volontariamente irresponsabili – sia collettivamente nel caso di comuni e ASL inadempienti agli obblighi di legge riguardanti il controllo e il monitoraggio.

Claudia Taccani – OIPA Italia

Ecosistema”, la rubrica di Earth Day Italia su Radio Vaticana, si è occupata della questione nella puntata di questa settimana, interpellando l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali, associazione di volontariato che affronta temi come: vivisezione, maltrattamenti, caccia, circhi e corride, randagismo, traffici illeciti, allevamenti intensivi. Durante il programma è stata trasmessa l’intervista di Tiziana Tuccillo a Claudia Taccani, portavoce del Presidente di OIPA Italia. Di seguito il podcast della trasmissione e dell’intervista integrale.

In tema di diritti animali e di responsabilità di chi li detiene, è d’obbligo ricordare che legge italiana punisce non solo chi causa lesioni, sevizie o la morte di un animale, ma anche chi li addestra a combattimenti, o li sottopone a sforzi fisici o comportamenti estranei alla loro natura: ad esempio chi li usa per giochi o spettacoli insostenibili; chi gli somministra sostanze sostanze stupefacenti o dannose, o chi li detiene in luoghi e situazioni non conformi alle loro necessità. Come per ogni reato, ogni cittadino che sia testimone dal vivo di questi fatti ha il dovere morale di denunciarli alle forze dell’ordine. Nel caso invece di filmati o immagini presenti sul web è possibile segnalare gli abusi. L’OIPA ad esempio ha lanciato il progetto “Stop Viral Animal Cruelty” che permette a chi si imbattesse in questi contenuti di sottoporli al controllo dell’associazione che, se necessario, avvierà la procedura per farli rimuovere dalla rete. Infatti è assolutamente sconsigliato condividerli anche solo per criticarli, per evitare fenomeni di emulazione e perché chi li crea mira proprio a questa diffusione virale.

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