Innovazione

Eolico vs uccelli? La mappa del rischio.

La Lipu pubblica una mappa dettagliata delle zone più o meno a idonee per impiantare pale eoliche, rispetto ai possibili minacce al volo degli uccelli.

La generazione di energia elettrica a partire dal vento è destinata a crescere nel nostro paese, sia nell’ottica dell’epocale transizione ecologica che passa per il progressivo abbandono delle fonti fossili, sia per aderire ai programmi europei “Fit for 55” (riduzione del 55% delle emissioni climalteranti entro il 2030) e “Repower EU” (strategia per ridurre la dipendenza energetica da paesi extra EU, ridurre i consumi e produrre energia pulita).

Nello specifico italiano, il PNIEC – Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il clima, prevede che entro il 2030 la produzione di eolico arrivi a 28GW, di cui 2GW offshore (ovvero da piattaforme in mare). Attualmente circa 7000 impianti eolici italiani (per la quasi totalità a terra) producono circa 11 GW: il 3% di un mix energetico che vede ancora la preponderanza delle fonti fossili (81%). Siamo il 10° produttore mondiale di eolico e il 5° in Europa, dietro a Germania, Spagna, Regno Unito e Francia che hanno produzioni di scala simile. Lontani invece i leader mondiali dell’eolico: la Cina produce oggi 342GW; gli Stati Uniti 139GW. Il Ministero dell’Ambiente nel 2023 ha vagliato 33 richieste di autorizzazione per nuovi impianti eolici, per un totale di ulteriori 10GW. Tre quarti di queste istanze riguardano regioni meridionali, che sono quelle che monopolizzano la produzione nazionale: Il 94% dell’attuale potenza installata si trova al Sud e sulle isole. In Puglia il 25,5% del totale; in Sicilia il 17,7%; la Campania il 16%, la Basilicata il 12,3%.

L’eolico è ritenuta la forma di produzione di energia meno impattante tra quelle rinnovabili: il vento non va prodotto e trasportato come l’idrogeno; né cercato in profondità come il geotermico; né richiede di coprire vaste superfici come il fotovoltaico. Ciononostante anche gli impianti eolici hanno un impatto ambientale. Relativamente minimi, ma non nulli, gli impatti acustico e di consumo di suolo. Più controverso l’impatto visivo e paesaggistico: per alcuni è inaccettabile, soprattutto in alta montagna; per altri trascurabile. Passando in mare, i piloni che ancorano le torri eoliche offshore ai fondali comportano un impatto iniziale sui fondali stessi, ma poi le pale non incidono con l’attività di animali e piante sotto la superficie. Soluzione ancora migliore è quella delle piattaforme eoliche “flottanti”, che galleggiano in superficie, ancorate al fondo come navi, che possono “inseguire” il vento più lontane dalla costa dove il mare è più profondo. L’impatto più cruento con l’ecosistema è quello con gli uccelli. Torri eoliche e avifauna infatti condividono il concetto di sfruttare le correnti aeree, quindi i luoghi più indicati per posizionare le pale (creste montane, valli ventose, profili collinari) sono anche quelli scelti dagli uccelli per spostarsi, soprattutto durante le migrazioni. 

Recentemente la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha preparato e diffuso una mappa del territorio italiano, evidenziando “le aree sensibili per gli uccelli” in relazione alle pale eoliche. Lo studio, realizzato con BirdLife International, è un lavoro minuzioso, scientifico, reso possibile grazie a centinaia di migliaia di osservazioni sul campo raccolte da ornitologi e volontari, caricate poi sulla piattaforma online ornito.it. Un esempio di citizen science che ha permesso di individuare 44 specie di uccelli terrestri e 26 marine, particolarmente messe a rischio impatto dalla presenza di impianti eolici. LIPU ha messo la mappa a disposizione di istituzioni, amministrazioni locali, e chiunque sia coinvolto nel settore dell’eolico per dialogare e programmare l’installazione di nuovi impianti, tenendo in debito conto questo particolare tipo di impatto ambientale.

Per approfondire la questione, abbiamo intervistato Claudio Celada, direttore dell’Area Conservazione Natura di LIPU – BirdLife Italia, ospite di “Ecosistema”, la rubrica radiofonica settimanale curata da Earth Day Italia sulle frequenze di radio Vaticana Italia. Di seguito il podcast della puntata.

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