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Moni Ovadia: Creato valore assoluto: l’Uomo è custode, non rapinatore della Natura

Moni Ovadia parla di dialogo interreligioso e del ruolo dell’Uomo per la custodia del pianeta al Festival Francescano di Bologna

Nell’ambito del Festival Francescano di Bologna, si è svolto l‘evento “Nuove pagine Laudato si’ – Il contributo delle religioni e la centralità dei giovani nell’urgenza di un futuro sostenibile
Il dibattito è stato promosso dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite tramite il suo Centro UNDP di Roma per il Clima e l’Energia – con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, alla vigilia della pubblicazione della nuova Esortazione Apostolica annunciata da Papa Francesco per la data del 4 ottobre, in continuità con il messaggio apostolico della storica Enciclica Laudato si’.
La tavola rotonda, moderata dal presidente di Earth Day Italia Pierluigi Sassi, ha puntato l’attenzione sull’importanza del dialogo interreligioso e del dialogo intergenerazionale nella lotta al cambiamento climatico in vista della Youth4Climate 2023 di Roma, della COP28 di Dubai, e del G7 del 2024 che sarà ospitato dall’Italia. Qui il video integrale del convegno.

Nel video, nel pocdast e nella trascrizione pubblicati in questa pagina sono evidenziati gli interventi del maestro Moni Ovadia, protagonista del secondo panel dell’evento intitolato: “Il contributo delle religioni per un futuro sostenibile” nel colloquio con Pierluigi Sassi.

Maestro Ovadia, La Pira parlava di ‘Mediterraneo, lago di Tiberiade’, incontro delle genti. Il dialogo interculturale gioca un ruolo fondamentale per raggiungere un’azione coesa di contrasto al cambiamento climatico. Una battaglia che se ognuno fa la sua partita culturale difficilmente andrà a toccare i cuori delle persone.

Dalla cultura del monoteismo viene un’indicazione chiarissima: tutte le culture monoteiste – se parliamo di culture di fede – considerando il creato un’opera del divino, lo considerano sacro. Ma c’è un’indicazione – che viene a volte da una capacità ermeneutica – che manca se non si conoscono le lingue originali. Quando parliamo del primo uomo, Adamo, in italiano ci ricorda il nome di uno zuccheroso cantante italo-belga che fece impazzire le coppiette, soprattutto le donne, negli anni 60 e 70. Il nome ebraico, Adam, significa “il gleboso”. Tradurlo Adamo è totalmente insensato. Adam il gleboso, che viene dalla parola “gleba”: adhāmāh. Questa è un’indicazione ecologica definitiva: siamo fatti della stessa materia del pianeta che abitiamo. Se avveleniamo il pianeta avveleniamo noi stessi. È molto semplice. L’altra grande indicazione che ci dà il monoteismo è che l’Uomo è custode, non è proprietario, per cui non può fare quello che vuole. Custodire significa proteggere, migliorare; non avvelenare, intossicare, devastare. Il monoteismo ci dà delle indicazioni preziosissime da questo punto di vista: ci dice che il creato è un valore assoluto, e l’uomo è il custode non il rapinatore.

Io considero l’enciclica Laudato Sì il documento in assoluto più significativo degli ultimi tre o quattro decenni. Ne ho fatto anche un recital, perché ritengo che dovrebbe essere come un livre de chevet: da tenere sul comodino naturalmente, per i cristiani, insieme al Vangelo e alla Bibbia. È un testo che si può aprire e guardare, non necessariamente leggere dall’inizio alla fine. Ci sono dei passaggi straordinari. Ne ho fatto un recital perché il teatro è un luogo molto particolare: è rimasto credo – absit iniuria verbis – uno dei pochissimi luoghi di verità, perché è protetto dalla pietas della finzione.  Ne sono stato testimone dopo la guerra nella ex Yugoslavia, essendo stato direttore di un festival nella “mittel Europa italiana”: Cividale del Friuli. Ho preso in residenza una compagnia, diretta da un regista sloveno. C’erano serbi, croati, macedoni che avevano già fatto la pace: cioè loro si riconoscevano per quel valore che è la rappresentazione, che attraverso la pietas ti consente di dire la verità più spietata; cioè di guardare la Medusa in faccia senza rimanerne pietrificato. È incredibile come la semplice lettura [della Laudato Sì] – anche se ho una violoncellista che mi aiuta con temi di Bach e Mozart – abbia un’enorme accoglienza da parte della gente, che ha la necessità di ricevere indicazioni che [nell’enciclica] si possono trovare. Papa Francesco ha fatto un’opera eccezionale. Non so se tutti l’abbiano compresa. [Occorre] capire che c’è una priorità assoluta, che si chiama vita. La vita non è solo quella dell’essere umano; la vita è quella dei nostri compagni infelici, gli animali, le piante, le rocce, le acque. Questa è la priorità assoluta. Ma noi ci dobbiamo confrontare con qualcuno che, ritenendosi proprietario, in due mesi nel Mato Grosso rade al suolo aree di foresta pluviale grandi come la Svizzera che hanno impiegato milioni di anni a costituirsi. Questo è un problema enorme che abbiamo, su cui il papa punta l’indice dicendo: non è un intervento sulla natura ma un assassinio. [Il Papa] mette in relazione l’assassinio della natura con la devastazione dell’essere umano, soprattutto l’ultimo: gli ultimi su questa Terra patiscono la devastazione del pianeta più di ogni altro; a dei livelli inimmaginabili. La denuncia, insieme all’analisi, è fortissima.

Questi incontri, che sono fondamentali, dovrebbero insegnarci che i problemi odierni sono comuni, perché la casa è comune, e il danno è comune. Ieri sul Guardian ho letto la notizia che quasi tutti gli europei respirano aria intossicata. Allora: targhe dispari… queste cose… in veneto si dice “Xe pèso el tacòn del buso”. Milano pare si avvii ad essere la città più inquinata d’Europa; perché si cementifica invece di fare grandi anelli di natura. Io sono molto radicale. Fatemi pure la tara perché faccio un mestiere che mi permette di dire le cose più spietate. L’appello di papa Francesco è drammatico; è preciso; non usa l’understatement. Siamo di fronte, non tanto alla distruzione del pianeta. Faccio riferimento a dei comici anglosassoni che dicono: qui tutti continuano con ‘il pianeta è malato’. No, siamo noi! Il pianeta sarà scassato… si riaggiusta da solo. Noi verremo spazzati via. Che dramma è per l’universo? Niente: spariscono stelle, sistemi solari… Einstein aveva ragione; diceva: “Conosco due cose infinite: l’universo e la stupidità umana”, poi faceva una breve pausa e diceva: “Però dell’universo non sono sicuro.”

Lasciaci con un sogno…

Sui giovani. Io non crederò più ad alcun governo, di qualsiasi colore, che non abbia come primi punti della propria agenda politica: stato sociale, istruzione, cultura, sanità. Quando parlo istruzione e cultura: il compito della scuola è formare esseri umani, cittadini, abitanti del pianeta Terra. Quanto ai sovranisti, una battuta di un mio amico greco che dice: “Che cosa stanno parlando tutti di radici? Noi uomini non abbiamo radici per essere piantati; abbiamo piedi per camminare!”. La storia dell’umanità è una storia di migrazioni. Contrastarla significa pervertire il senso stesso dell’umanità. Perché pare che, dagli studi mitocondriali del DNA, noi discendiamo da una sola donna. Perciò quando papa Luciani disse “Dio è Madre” io non mi stupii per niente. Nel mondo ebraico si prega a volte con il tu maschile, ci si rivolge a Dio con il tu femminile. La ‘misericordia’, in ebraico, viene dalla parola “utero”: rehem – rahamim; vuol dire “misericordioso” o “tu dalla molteplicità di uteri”. Io ho addirittura azzardato che la creazione del mondo sia stata una gravidanza.

Un racconto chassidico si intitola “Elogio dell’ateismo”. Quando l’ho letto ho pensato a una pazzia: i hassidim ebrei stanno tutto il giorno a pregare e celebrare Dio… elogio dell’ateismo! Era un grande maestro, rabbi Leow  Sassu, che un giorno riflettendo disse: “Dio ha creato tutto. Se c’è l’ateismo vuol dire che Dio ha creato anche l’ateismo. Perché?”. Si spaccò la testa per una settimana e poi gli si accende la lampadina: “Ma certo! – disse – Anche l’ateismo svolge la sua grande funzione nell’atto di pietà. Perché se viene da te un uomo malato, perseguitato, affamato, disperato, tu non devi fare come i baciapile e dirgli ‘Rimetti la tua pena nelle mani di Dio’; ma devi comportarti come se Dio non esistesse, e non fosse mai esistito: come se in tutto il creato, per aiutare quel disgraziato, ci fosse un solo essere vivente… e quell’essere vivente sei tu, e solo tu!”

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