7 Febbraio 2018
Dario Caputo
CICLO DEI RIFIUTI
7 Febbraio 2018
Dario Caputo

CIC: 8 domande (e risposte) sulla raccolta dei rifiuti organici

Per un uso sempre più corretto dei sacchetti biodegradabili il Consorzio Italiano Compostatori ha pubblicato un vademecum per rispondere ai dubbi dei cittadini su buste ed etichette.

Il 2018 è iniziato con una notizia che ha gettato letteralmente i consumatori nel panico: rendere obbligatorio l’utilizzo dei sacchetti per ortofrutta biodegradabili e compostabili certificati secondo la norma UNI EN 13432. Secondo Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori, pur avendo la legge approvata un obiettivo condivisibile poichè mira a diminuire la presenza di plastica ultraleggera sostituendola con sacchetti compostabili, c’è stata una mancanza di comunicazione adeguata nei confronti dei cittadini e degli organi di stampa che ha creato solo fraintendimenti promuovendo la diffusione di informazioni non corrette, soprattutto in merito alla raccolta differenziata dell’umido e gli impianti di compostaggio. Proprio per questo il CIC ha redatto 8 semplici regole per una corretta raccolta dei rifiuti organici partendo dalla scelta del sacchetto da utilizzare, sottolineando la necessità di migliorare le etichette che dovrebbero essere rese compostabili.

 

  1. Quali sono i sacchetti idonei per la raccolta dell’umido? Tutti i sacchetti costituiti da materiale biodegradabile e compostabile che sono compatibili con il sistema impiantistico nazionale e con le modalità di raccolta presenti in Italia. i sacchetti ortofrutta potranno quindi essere utilizzati per la raccolta dell’umido domestico.
  2. Che cosa fare con le etichette? Le etichette riportate sia sui sacchetti ortofrutta sia direttamente su alcuni tipi di frutta e verdura vengono rimosse dagli impianti ma potrebbero essere tolte prima di utilizzare il sacchetto, apponendole sul manico per non inficiarne la tenuta.
  3. Gli impianti presenti sul territorio sono qualificati per lavorare la plastica biodegradabile e compostabile? Quasi tutti gli impianti dedicati al riciclo dei rifiuti organici riescono a lavorare correttamente anche con la presenza di materiale in plastica compostabile. Ciò avviene sia nel caso di processi biologici di solo compostaggio sia in quelli integrati che prevedono digestione prima e compostaggio poi.
  4. Dove bisogna mettere i sacchetti non integri? I sacchetti strappati possono essere gettati nell’organico che sarà poi destinato al compostaggio o alla digestione anaerobica poiché sono comunque biodegradabili e compostabili.
  5. Quali caratteristiche devono avere i sacchetti per un corretto trattamento dei rifiuti organici? È fondamentale utilizzare i sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile certificati a NORMA UNI EN 13432in carta o in bioplastica.
  6. Come è possibile verificare la certificazione del sacchetto? Un sacchetto conforme alla legge deve riportare la dicitura “biodegradabile e compostabile”, quella dello standard europeo EN 13432:2002 e la certificazione di compostabilità.
  7. Le buste “tradizionali” possono essere utilizzate? È assolutamente vietato utilizzare le buste di plastica perché non possono essere riciclate nella filiera del recupero del rifiuto organico. Risultano essere troppo “pesanti” a quei microorganismi che trasformano gli scarti alimentari e verdi in compost.
  8. Quali problemi causano le plastiche tradizionali per il riciclo organico? Per rimuoverle dal rifiuto organico sono necessari degli interventi molto impegnativi sia dal punto di vista delle energie investite sia dal punto di vista economico a causa degli scarti prodotti.

La messa in atto di queste semplici regole potrà contribuire al raggiungimento degli obiettivi normativi e di politica ambientale stabiliti a diversi livelli. In Italia per fortuna è stato introdotto un sistema che funziona correttamente e che consente il riciclo di circa 6 tonnellate di rifiuto organico all’anno; naturalmente sono presenti ancora delle criticità come  il ritardo nello sviluppo delle raccolte di alcune grandi città nel sud del Paese o dei pochi impianti presenti nel centro e nel sud. Tuttavia la presenza di nuovi elementi nel panorama nazionale  fanno sperare di raggiungere l’uniformità territoriale anche in questo settore.

 
 

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