Ogni anno l’umanità spreca un miliardo di tonnellate di cibo. Gli italiani gettano circa 30 chili a testa. Ecosistema questa settimana ha parlato di spreco alimentare, e di come ridurlo al minimo, con Eleonora D’Elia, consigliera di Recup, associazione che raccoglie distribuisce gratuitamente il cibo invenduto nei mercati rionali di Roma e Milano.
Il 5 febbraio si celebrerà la Giornata nazionale contro lo Spreco Alimentare. Quella internazionale istituita dall’Onu invece si è svolta a fine settembre. In quella occasione sono stati resi noti i dati più recenti su questo fenomeno (Fonte: Waste Watcher International Observator).
Ormai è tristemente noto che un terzo della produzione di cibo mondiale non arriva a destinazione ma si spreca lungo la strada dal campo alla tavola. In termini quantitativi si stimano 1 miliardo di tonnellate di cibo. In fase di produzione e raccolta si perde circa il 15%; il 12% si ferma nella fase della distribuzione commerciale; quasi un terzo viene gettato nel settore della ristorazione; ma la parte maggiore, il 60% purtroppo viene sprecato in ambito domestico. Ciò vuol dire che due terzi dello spreco alimentare era arriva nelle case ma non sulle tavole. Questo dà la misura del problema etico, della responsabilità individuale, ma anche del grande possibilità di risolvere il problema che abbiamo tutti noi.
Ogni essere umano sul pianeta infatti spreca mediamente quasi 80kg di cibo che equivalgono a 3,5 miliardi di pasti al giorno. Sarebbero ampiamente sufficienti a porre fine alla fame nel mondo, visto che ne soffrono 673 milioni di persone (soprattutto, ma non solo, in Africa), e che altre 2,5 miliardi non hanno la sicurezza di un’alimentazione sana e sufficiente ai bisogni minimi.
Il problema ambientale si riassume nel 10% delle emissioni di gas serra che costano gli sprechi (per dare un’idea equivalgono a cinque volte le emissioni di cui è responsabile il traffico aereo mondiale). Il 28% dei campi coltivati sul pianeta (equivalenti a un’estensione 4 volte l’Unione Europea) produce cibo che verrà sprecato; e su questi terreni si impiega inutilmente un quarto dell’acqua dolce utilizzata in agricoltura: una quantità sufficiente al fabbisogno idrico mondiale. Il conto economico dello spreco alimentare è di 1000 miliardi di dollari.
In Italia sprechiamo oltre mezzo chilo di cibo a settimana a testa: poco meno di 30kg all’anno. Una quantità che comunque è diminuita di un quinto rispetto agli anni passati. Sprechiamo comunque più di tedeschi, francesi, olandesi e spagnoli. Sorprenderà sapere che si spreca molto più al sud (dove il fenomeno è in aumento) che al centro-nord dove i numeri sono in diminuzione. Diminuiscono gli sprechi nelle famiglie con figli e nei grandi comuni; mentre aumenta nel ceto medio-basso, nelle famiglie senza figli e nei comuni medi. Gli alimenti più sprecati sono frutta fresca, verdure e pane.
Come si potrebbe modificare la filiera della grande e piccola distribuzione per ridurre gli sprechi? Quali abitudini e accorgimenti dovremmo mettere in atto noi consumatori per ridurre gli sprechi e sostenere l’attività di recupero? Lo abbiamo chiesto a Eleonora D’Elia, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione RECUP, durante “Ecosistema”, la rubrica radiofonica settimanale di Earth Day Italia trasmessa da Radio Vaticana. Di seguito il podcast della trasmissione.
