Nella settimana che segna il ritorno degli esseri umani alle missioni lunari, Ecosistema ospita il direttore Generale del Centro Italiano Ricerche Spaziali, Stefania Cantoni, per raccontare le linee di ricerca e le applicazioni pratiche di questo settore scientifico per la tutela dell’ambiente.
Nella notte tra mercoledì e giovedì è partita la Missione Artemis II che, dopo oltre 50 anni, rimesso in viaggio gli esseri umani verso la Luna. Il Programma Artemis, che nei prossimi anni prevede anche l’allunaggio e la creazione di un habitat permanente sul nostro satellite, rappresenta l’aspetto più spettacolare e suggestivo del nuovo slancio che la NASA, e le agenzie partner europea (ESA), giapponese (JAXA) e canadese (CSA), per l’esplorazione spaziale. Questa settimana Adolfo Urso, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha incontrato Jared Isaacman, amministratore della NASA, per ribadire la collaborazione tra l’Italia e gli Stati Uniti per lo sviluppo dei futuri moduli abitativi, sistemi di comunicazione e attività scientifiche sul satellite.
Come dimostrato dalla storia degli ultimi 70 anni di lanci di navicelle, telescopi, stazioni e satelliti verso l’orbita terrestre ed oltre, questo settore non è finalizzato soltanto alla pura ricerca, ma anche ad applicazioni pratiche per le attività sulla Terra, non ultima la tutela ambientale.
Dal punto di vista della tecnologia, l’umanità deve alle missioni spaziali l’invenzione o lo sviluppo su vasta scala di strumenti come: i microchip, l’elettronica miniaturizzata che ha portato ai personal computer, ai telefoni cellulari e ai tablet; i satelliti necessari alle trasmissioni televisive in diretta mondiale e ai sistemi di localizzazione e navigazione GPS; le TAC, sviluppate in origine per l’analisi dettagliata dei materiali utilizzati nello spazio e poi sfruttate dalla ricerca medica; oggetti di uso ormai quotidiano come le coperte termiche, le tute ignifughe, le tensostrutture, strumenti ed elettrodomestici senza fili come aspirapolvere e trapani.
Per quanto riguarda l’ambiente, l’orbita del pianeta è oggi costellata da una “galassia” di satelliti specializzati per la cosiddetta “Osservazione della Terra“: quella serie di attività di rilevamento, controllo e monitoraggio di fenomeni naturali climatici, geologici, marini, atmosferici, o di origine umana (inquinamento, incendi, consumo di suolo, ecc.) che si verificano sul pianeta. L’Agenzia Spaziale Italiana ad esempio gestisce l’attività dei satelliti Cosmo-Skymed (recentemente impegnati nel monitoraggio della frana di Niscemi) e della nuova “galassia” IRIDE: una serie di satelliti di nuova generazione ancora in fase di lancio (il 30 marzo scorso ne sono stati lanciati altri sei) che si occupano di monitorare ad esempio i tratti costieri, la copertura del suolo e i fenomeni i riforestazione naturale, la gestione delle risorse idriche, la qualità dell’aria, gli eventi estremi e i movimenti del suolo.
Per parlare di questo settore scientifico e delle linee di ricerca in questo campo, Ecosistema – il programma settimanale di approfondimento curato da Earth Day Italia e trasmesso da Radio Vaticana – ha ospitato ieri Stefania Cantoni, direttore generale del CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali. Di seguito il podcast della trasmissione.
