Economia

“Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”

Mario Draghi chiede la fiducia al nuovo governo delineando, tra le altre, le linee guida dell’esecutivo per uno sviluppo sostenibile e per accelerare la transizione ecologica.

Le parole dedicate alla tutela dell’ambiente da parte di Mario Draghi, nel discorso per chiedere la fiducia al suo nuovo governo, stanno raccogliendo diffuso consenso nel mondo dell’associazionismo ambientalista.
In un intervento improntato alla resilienza e alla ricostruzione di una società fortemente scossa dalla pandemia del Covid-19, Draghi ha citato diversi nodi cruciali della transizione ecologica e dello sviluppo sostenibile.
Di seguito abbiamo evidenziato i passaggi del discorso rivolto al Senato, che fanno esplicito riferimento a questi temi. Fonte: www.senato.it

Nella parte del discorso riservata al mondo dopo la pandemia, Draghi ha dichiarato:

Quando usciremo – e usciremo – dalla pandemia, che mondo troveremo? Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di dodici mesi sia stata simile a una lunga interruzione di corrente: prima o poi la luce ritorna e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così. Il riscaldamento del Pianeta ha effetti diretti sulle nostre vite e sulla nostra salute, dall’inquinamento alla fragilità idrogeologica, all’innalzamento del livello dei mari che potrebbe rendere ampie zone di alcune città litoranee non più abitabili. Lo spazio che alcune megalopoli hanno sottratto alla natura potrebbe essere stata una delle cause della trasmissione del virus dagli animali all’uomo. (Applausi). Come ha detto Papa Francesco «Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che: se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore». (Applausi).
Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le nostre azioni.
Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare: ad esempio il modello di turismo, un’attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche. Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. (Applausi). Ma senza scordare che il turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, l’ambiente, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni, attraverso molti secoli, hanno saputo preservare e ci hanno tramandato.

Passando al tema del lavoro, il neo Presidente del Consiglio ha detto:

Il cambiamento climatico, come la pandemia, penalizzano alcuni settori produttivi senza che vi sia un’espansione in altri settori che possa compensare. Dobbiamo quindi essere noi ad assicurare questa espansione e lo dobbiamo fare subito. La risposta della politica economica al cambiamento climatico e alla pandemia dovrà essere una combinazione di politiche strutturali che facilitino l’innovazione, di politiche finanziarie che facilitino l’accesso delle imprese capaci di crescere al capitale e al credito e di politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per le nuove attività sostenibili che sono state create. Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta.

Il Premier ha anche specificato che gli investimenti pubblici dovranno essere compatibili con la sostenibilità:

Quanto agli investimenti pubblici, in tema di infrastrutture occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici, per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare e accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma. Particolare attenzione va posta agli investimenti in manutenzione delle opere e nella tutela del territorio, incoraggiando l’utilizzo di tecniche predittive basate sui più recenti sviluppi in tema di intelligenza artificiale e tecnologie digitali.

E parlando nello specifico del fondo di investimenti europei per la ripresa dal Covid-19 Next generation EU:

La strategia per i progetti del Next generation non può che essere trasversale e sinergica, basata sul principio dei co-benefici, cioè con la capacità di impattare simultaneamente più settori in maniera coordinata. Dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non sono dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione, ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che ogni azione ha una conseguenza. Come si è ripetuto più volte, avremo a disposizione circa 210 miliardi lungo un periodo di sei anni. Queste risorse dovranno essere spese puntando a migliorare il potenziale di crescita della nostra economia. La quota di prestiti aggiuntivi che richiederemo tramite la principale componente del Programma, lo Strumento per la ripresa e la resilienza, dovrà essere anche modulata in base agli obiettivi di finanza pubblica.

Draghi ha poi affermato che perseguirà gli obiettivi della bozza di Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza presentata dal Governo uscente, integrando gli orientamenti che arriveranno dal dibattito parlamentare in corso:

Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente, ovvero l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva […] Nelle prossime settimane, rafforzeremo la dimensione strategica del programma, in particolare con riguardo agli obiettivi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G.
In base a tale visione strategica, il Programma indicherà obiettivi per il prossimo decennio e più a lungo termine, con una tappa intermedia per l’anno finale del Next generation Eu, il 2026. Non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione europea intende arrivare a zero emissioni nette di CO2 e gas clima-alteranti.

In conclusione il Presidente Draghi ha inquadrato l’azione di Governo nel panorama degli impegni internazionali del prossimo futuro:

Dal dicembre scorso e fino alla fine del 2021 l’Italia esercita per la prima volta la presidenza del G20. Il programma che coinvolgerà l’intera compagine governativa ruota intorno a tre pilastri: people, planet, prosperity. L’Italia avrà la responsabilità di guidare il gruppo verso l’uscita della pandemia e di rilanciare una crescita verde e sostenibile a beneficio di tutti. Si tratterà per noi, come ho già detto, di ricostruire e ricostruire meglio. Insieme al Regno Unito, con cui quest’anno abbiamo le presidenze parallele del G7 e G20, punteremo sulla sostenibilità e la transizione verde nella prospettiva della prossima Conferenza delle parti sul cambiamento climatico, con particolare attenzione a coinvolgere attivamente le giovani generazioni attraverso l’evento «Youth4Climate».

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