L'opera di Moby Dick per l'Earth Day 2018
Interviste

Moby Dick: nel 2021 animali ancora segregati per denaro

I circhi, la ricerca, la pesca illegale, i delfinari, “certi” canili; le situazioni degli orsi detenuti e degli animali sfruttati per spettacoli da baraccone sono oggetto dell’impegno e delle opere dello street artist romano.

Marco Tarascio, in arte Moby Dick, è uno degli artisti più impegnati del nostro paese. Noto per le sue opere di street art che ritraggono quasi sempre grandi animali la cui sopravvivenza è minacciata dall’uomo, Moby Dick è anche sempre in prima linea in manifestazioni di piazza e campagne per i diritti degli animali. Le immagini che dipinge sui muri urbani si caratterizzano spesso per il lirismo e il senso di libertà ispirato dalla Natura; ma anche per un sottinteso di denuncia morale contro una società che non trova alternative all’uccisione, alla detenzione e allo sfruttamento degli animali per attività come la ricerca, i circhi, la pesca, o anche la semplice convivenza in ambienti naturali. Un recente articolo pubblicato da Vanity Fair sulla mobilitazione culturale contro i circhi con animali che riporta alcune dichiarazioni dell’artista, ci ha dato l’opportunità di approfondire con lui questi temi, e il suo impegno concreto che lo ha fatto diventare, di recente, Responsabile per le Arti Visive dell’associazione ambientalista Sea Shepherd.

Le immagini in questa pagina sono tratte dalla pagina Facebook di Moby Dick  per gentile concessione dell’artista.

In un recente articolo su Vanity Fair c’è un tuo intervento contrario all’utilizzo degli animali nei circhi. Quali sono gli aspetti che ti indignano di più?

Ciò che mi indigna di più è che nel 2021 l’uomo renda ancora schiavi gli animali per soldi. Animali segregati in tendoni e carrozzoni, a fare spettacoli camminando sui palloni; e che tutto ciò passi come una cosa normale. Siamo nell’età moderna e non è più accettabile che gli animali vengano presi come fenomeni da baraccone per gli spettacoli. Ci siamo abituati al fatto che il delfino stia nei delfinari. No! Il delfino sta negli oceani e l’orso sta nelle foreste. Ci siamo abituati a vedere spettacoli in cui i cavalli stanno su due zampe. Il cavallo non cammina sotto lo schiocco di una frusta. Non è assolutamente più accettabile.  Soprattutto perché tutti, politici compresi, parlano in favore dell’ambiente.

Un circense ti risponderebbe che loro portano avanti una tradizione culturale.

Ogni tradizione si modifica negli anni. La “tradizione” possono farla benissimo con le loro forze: un circo di acrobati, di mangiafuoco, di trampolieri e così via. Il discorso è semplice: gli animali sono esseri senzienti, perciò bisognerebbe chiedere all’animale se vuole fare questi spettacoli. L’uomo viene retribuito e di sua volontà decide di fare il circense. L’animale non lo decide. Qualunque animale del mondo sicuramente preferirebbe restare in natura ed essere lasciato libero. Gli animali non hanno bisogno di carezze e vezzeggiamenti, ma semplicemente di essere lasciati in pace dall’uomo.

Questa è sempre stata una tua sensibilità o hai dei bei ricordi del circo da bambino?

L’opera di Moby Dick per l’Earth Day 2018

Quando ero piccolo mi piaceva il circo con gli animali, perché non avevo la preparazione che ho ora e non capito che l’animale non si divertiva. Fortunatamente ci sono andato poche volte. Ci andavo perché ero entusiasmato dalle tigri. Ma le tigri dove stanno? Dentro una gabbia circolare. Avete mai guardato i musi delle tigri di un circo quando il domatore schiocca la frusta? Sono rilassate o nervose e frustrate? Mostrano sicuramente un’immagine diversa da quella di una tigre in libertà: sono spaventate. Tanto è vero che alcuni circensi hanno detto che le tigri sono animali “fifoni”. Invece non è così. Sono animali nobili che vanno lasciati in pace. Non è la loro natura stare chiuse in gabbia a fare spettacolini per la contentezza di un uomo. L’uomo deve fare spettacoli per gli uomini, non gli animali segregati. La maggior parte di questi animali sono abituati a climi caldi: tigri, boa, cammelli, elefanti, giraffe. Di recente, a Monterotondo, ho visto una giraffa in uno spazio così angusto che doveva abbassare la testa. Faceva ribrezzo. In quei giorni a Roma la temperatura era -1; come fa un cammello che nel suo ambiente vive a 30 gradi e più? È pazzia.

Hai anche preso posizione contro chi parla di proteggere gli animali e l’ambiente e invita altri a mobilitarsi ma poi non agisce; e contro chi raccoglie fondi per queste cause senza poi cambiare nulla di concreto “sul campo”. È una critica al mondo dei social, quindi anche alle persone comuni, oppure ai testimonial e ai promotori di campagne?

Non è contro qualcuno in particolare, ma contro chi ha imparato che è facile parlare di ambiente e sostenibilità. Si usano parole come “salvare” ma poi in piazza, negli allevamenti intensivi, alle manifestazioni contro i circhi dove gli attivisti prendono anche le botte, io non ho visto tutti questi politici che parlano di ambiente. Se tutti sono interessati così tanto alla Natura, perché cose grosse come la caccia non vengono bloccate dalla politica? Perché è un discorso di introito di soldi. Perché spesso “certi” canili non danno i cani ma li aumentano di numero? Semplicemente perché per ogni cane prendono denaro. Finché ci sarà giro di soldi la speculazione sarà sempre a danno degli animali; ed essi saranno un escamotage per quelle persone che hanno imparato a fare i soldi parlando di ambiente. Va detto però che moltissimi fanno campagne gratuitamente e con il cuore.

Nei tuoi post social ho letto che “non basta dipingere i muri”. È una critica ai tuoi colleghi artisti? È questo che vedi nel tuo ambiente?

Negli ultimi tempi leggo di murales “ecosostenibili”. A me non verrebbe mai di dirlo: è semplicemente un disegno su un muro fatto da un artista. Non è “ecosostenibile” solo perché si usa una vernice green (Moby Dick si riferisce a una vernice non derivata da petrolio e propagandata come benefica per l’ambiente, nda.). Ho visto assegnare premi semplicemente perché hanno usato la vernice ecologica. Questo dovrebbe essere l’ABC. Se veramente questi grandi luminari (i politici, nda.) tengono alla Natura perché si vendono ancora le cose che le fanno male? Si potrebbero semplicemente vendere solo vernici ad acqua. Dovrebbe essere la base per far il bene bene della Natura. Anche io uso la vernice ecologica, è la vernice per fare le basi; ma se domani mi alzo e dipingo un muro per esprimere un mio pensiero di libertà per gli animali ho fatto qualcosa di “ecosostenibile”? Non ho fatto nulla: ho semplicemente lasciato un messaggio su un muro con vernici ecosostenibili. Non c’è nulla di ecosostenibile in tutto questo. Magari fosse così facile. Ecosostenibile è quello che fanno gli attivisti in mare, a dicembre, quando vanno contro le baleniere per salvare le balene. Quello è essere attivisti e fare qualcosa di concreto per la Natura. Usare una vernice a impatto zero è una minima cosa, una goccia nell’oceano.

Hai conosciuto molti testimonial, artisti e personaggi noti. Puoi citare qualcuno che oltre alle parole agisce con i fatti?

Ci sono molte persone che fanno tanto per gli animali. Ad esempio la LAV (Lega Anti Vivisezione, nda.). Proprio oggi stavano firmando per i macachi di Parma, contro le sperimentazioni (Moby Dick si riferisce a una controversia legale in corso tra la LAV e l’Università di Parma sull’utilizzo di due macachi per sperimentazioni scientifiche, nda.). Quasi tutti sono contro la sperimentazione: non ho mai sentito nessuno dire: sono a favore di chiudere un macaco dentro una gabbia di due metri e fargli esperimenti contro la cecità”. Loro dicono che non diventeranno mai ciechi, allora perché si tengono questi animali lì? Per sperimentare che cosa? Prima sembrava che lavorassero sugli occhi, rendendoli ciechi. Loro smentiscono. Allora, se non è così, lasciateli liberi. Sembrano controsensi. La LAV è un’associazione fatta di tante persone semplici e che si battono per qualcosa in modo completamente gratuito.

Moby Dick alla manifestazione di Roma contro la detenzione dei macachi a scopo di ricerca.

Tra gli artisti c’è ROA, uno che neanche si fa vedere in faccia, che dice la sua senza troppi infiocchettamenti. Gli ho fatto da assistente. È uno street artist belga tra i più importanti al mondo. Al mercato di Ottaviano (via Sabotino a Roma, nda.) ha ritratto Daniza, l’orsa che è stata uccisa da un dardo (Nel 2014, dopo l’aggressione a un escursionista l’orsa fu individuata e uccisa nel tentativo di narcotizzarla, nda.). Anche quella è una cosa assurda. Doveva essere un’orsa salvata; sbagliano e viene uccisa da un dardo. Come gli orsi che sono chiusi a Casteller senza avere fatto nulla di male: non hanno colpito nessuno (Moby Dick si riferisce alla struttura di Casteller, vicino Trento, che attualmente “detiene”, anche con l’utilizzo di gabbie, tre orsi definiti problematici nei confronti dell’uomo per delle razzie fatte ad allevamenti della zona, nda.). Sono semplicemente orsi che fanno gli orsi in Natura. Se vai a disturbarla con i cuccioli (si riferisce al caso di Daniza, nda.) ovviamente li difende come farebbe qualsiasi madre di qualsiasi specie che pesa 250 chili. Non fa niente di particolare ma viene chiusa in gabbia. Tutti parlano di ambiente ma questi orsi stanno chiusi ancora dentro questo “parchetto” che hanno fatto passare come uno spazio immenso ed invece è un recinto con delle gabbie chiuse per la notte, dove c’è una sorta di “sgambatoio” per uscire fuori; ma parliamo di uno spazio ridottissimo. Gli orsi, come i delfini, le balene, i leoni, sono animali che in Natura fanno chilometri e chilometri. Non è dandogli un contentino che salvi l’animale. Nessuno dice nulla di questi orsi innocenti che sono reclusi, come un qualsiasi ergastolano a Regina Coeli. Per quale motivo?

Perché la caccia è ancora in piedi? Perché porta soldi. Perché i circhi? Perché sono sovvenzionati. Perché nei santuari (le riserve private che accolgono animali da riabilitare, selvatici e non, nda.) dove non ci sono soldi, non ci sono persone che parlano d’ambiente? se non i soliti volontari che vanno lì con la loro fatica perché non c’è una torta da dividersi? Non vedo nessuno, non vedo politici, quando vado nei santuari di Roma, o di Nerola, o quello di Massimo Magni “Tana libera tutti”, o il santuario di Nepi (il Rifugio di Corinna, nda.) dove Corinna ospita 300 animali come tori, mucche, cinghiali, oche, papere, maiali. Invece per i macachi, dove ci sono investimenti, stanno tutti là per tenere aperto il discorso della sperimentazione.

La street art si è sempre rivolta ai ragazzi, anche se ora è diventata un’arte “maggiore”.

La street art arriva potentissima, in tutte le città. Perché è un messaggio semplice e chiaro che arriva a tutti: al popolo, alle persone semplici, ai ragazzi, ai bambini. La street art è qualcosa che non si fa ingabbiare: ha poche regole. La vera street art nasce illegale, nel Bronx e dalle zone più degradate delle città. Questo fa sì che non si lasci ingabbiare in certe dinamiche e vecchi clientelismi. È qualcosa che non si può fermare. Basta vedere Bansky: un artista che neanche si conosce, è arrivato a cifre miliardarie strappando un suo lavoro battuto a un’asta (Al termine di un’asta di Sotheby’s del 2018, l’opera “Ragazza con palloncino” si è autodistrutta tramite un meccanismo celato nella cornice, pare ad opera dello stesso autore, nda.). È diventata una cosa così potente che addirittura può permettersi di strappare un suo lavoro, e nonostante ciò vale ancora di più. Perciò è un’arte effimera. Il bello sta anche nelle chiavi di lettura differenti; perché visto che è sulla strada, per tutti, il bambino la legge in un modo e l’anziano in un altro. Non è neanche detto che il messaggio arrivi nel senso che voleva l’artista. Ad esempio se dipingo una tigre, io intendo un messaggio contro i circhi, ma ci sarà chi vede semplicemente una tigre, perché dietro non c’è una didascalia o una galleria d’arte. In ogni caso va bene: l’opera non deve per forza “urlare”.

Sei responsabile per le arti visive di Sea Shepherd Italia. Qual è il tuo impegno concreto per questa organizzazione? So che vai in mare con loro.

In mare scendo anche con altre organizzazioni: due anni fa sono stato con Oceanomare Delphis e con altri. Quest’anno non ho fatto attività in mare. Con loro sono stato sulla Conrad, la nave impiegata nei nostri mari (nel controllo e l’azione contro la pesca illegale, nda.), per dipingere uno squalo (sulla fiancata, nda.). Adesso stiamo facendo insieme un progetto sulle anguille: un animale molto particolare, sicuramente meno “carino” di un delfino. I piccoli delle anguille non si possono pescare fino ad una certa dimensione ed età. Invece la pesca illegale, soprattutto al nord, alimenta un mercato in cui viene venduto come oro, ovviamente di nascosto. Nei nostri mari c’è un controllo che però non basta mai, perché ci sono i bracconieri, come nella caccia di frodo; e pare che ci sia anche un mercato illegale dalla Cina.

Tu inviti spesso chi ti segue ad “andare in mare” o comunque in Natura per fare azioni concrete, da volontari, per associazioni come Sea Shepherd. A chi consiglieresti questa scelta? Che cosa ci si ritrova a fare?

Sea Shepherd è un’associazione di gente attiva e molto capace. Perciò penso che ci voglia un minimo di competenza per quello che si va a fare. Bisogna capire che si va per salvare gli animali. Poi in base ai ruoli si può andare in barca o anche sulle spiagge a fare pulizie.

Opera di Moby Dick al porto di Ostia

Chiunque può dare una mano anche nelle cose più semplici. Pulire una spiaggia è importantissimo, perché la plastica è uno dei problemi maggiori del mare. Anche una persona anziana può dare una mano a raccogliere la spazzatura che porta il mare. Un’operazione “pericolosa” o “particolare” non è più importante di azioni come pulire le spiagge, monitorare le tartarughe. Quest’anno ho passato una notte con degli amici sul litorale di Anzio dove avevano recintato un nido di tartarughe.

Tu dipingi sui muri, per le gallerie, e ultimamente anche sulla pelle, visto che stai aprendo un centro per tatuatori a Roma. Sono “canali” equivalenti per i tuoi messaggi? Quando immagini un’opera, pensi mai se sia più adatta a una tela, a un muro o a un braccio?

Quello che faccio da anni è diverso da quello che faccio nei santuari, in mare, a terra, per gli animali in via d’estinzione o sui quadri. Per i quadri ho sempre fatto un discorso di arte pop surrealista, meno “urlato” e più estetico. Vengo da studi accademici, sono laureto all’Accademia di Belle Arti. Ho amato per una vita quel mondo ma la potenza della street art sui muri permette di mandare messaggi che osano di più. Lo spazio che sto aprendo è un luogo per artisti, dove si possano incontrare, e in più, visto che il tatuaggio piace, abbiamo messo anche i tatuaggi.

Hai lasciato fuori qualche specie dalla tua “arca”? Sai già quale animale dipingerai nel prossimo futuro?

L’opera di Moby Dick che ricorda l’abbattimento dei cinghiali a Roma

A me piace porre l’attenzione su ciò che succede nella contemporaneità. Qualche anno fa ho dipinto un leopardo nebuloso al Teatro dell’Opera di Firenze, perché in quell’anno si stava estinguendo. Più andiamo avanti e più animali si estinguono, perciò cerco sempre di porre l’attenzione dove serve: fare da megafono.

Di recente ho disegnato in piazza uno striscione per i macachi (durante una manifestazione nazionale del 2019 a Roma, nda.), e poco tempo fa per i cinghiali, dopo quanto successo nel parco a Roma (l’abbattimento di sette cinghiali, una femmina e sei cuccioli, entrati in un’area giochi di Roma, nda.). Continuerò sempre ad andare di pari passo con quello che l’uomo attacca e distrugge. Sono pochi quelli che attaccano queste cose perché vai sempre contro la politica. Non è un messaggio semplice perché poi ci metti la faccia e il lavoro: quando il murales è finito sul muro ci sei tu. Se attacchi dai fastidio a qualcuno: ti metti contro chi con gli animali ci mangia.

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