Corradino Guacci - foto di Roberta Marchi
Ecosistema Interviste

Parco Nazionale d’Abruzzo: un secolo di storia tra conservazione e promozione turistica

Corradino Guacci, naturalista, scrittore, esperto di fauna selvatica, racconta storia, presente e futuro del più antico parco nazionale italiano.

Nel 2022 saranno celebrati i cent’anni dalla fondazione dei due più antichi parchi nazionali italiani: il Gran Paradiso e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In Abruzzo c’è già chi ha festeggiato il centenario perché, se è vero che ufficialmente l’area protetta è nata il 9 settembre 1922, un anno prima, nel novembre del 1921, su iniziativa privata era nato l’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo: venne creato grazie a 500 ettari donati dal comune di Opi, ma nel secolo trascorso da allora è cresciuto, moltiplicando per 100 il territorio iniziale fino a superare i confini di altre due regioni.
Oggi il Parco si estende per oltre 50 mila ettari (quanto un grande comune italiano), comprende quasi cinquemila ettari di riserve integrali, quattro fiumi, otto laghi, tre montagne che superano i 2200 metri. Per essere un parco naturale presenta una particolarità: ben venticinque comuni si trovano all’interno dei suoi confini, con i loro centri storici, le infrastrutture, la cittadinanza, le attività economiche, produttive e sociali. Tutto questo dev’essere tenuto in equilibrio con la ricchezza dell’ambiente naturale; e da queste parti ci riescono abbastanza bene, tanto che il PNALM è spesso preso ad esempio per la gestione delle criticità. Il 7 dicembre scorso, ad esempio, un orso diventato “problematico” per le sue incursioni in cerca di cibo nell’abitato di Roccaraso, è stato catturato e spostato in un’area più selvatica del Parco; evitando così soluzioni cruente e drammatiche che purtroppo si sono verificate in altre regioni italiane in circostanze simili.

L’ambiente particolarmente ricco e molto peculiare non solo ne fa una meta privilegiata del turismo naturalistico, ma desta anche dell’interesse della comunità scientifica. Nel Parco, ad esempio, vivono tre animali che esistono soltanto in Italia: il camoscio d’Abruzzo, il lupo appenninico e, soprattutto, l’orso marsicano. Entro i confini della riserva sono censite 66 specie di mammiferi, 230 di uccelli, 52 di rettili, anfibi e pesci, e 5000 specie di invertebrati. La biodiversità è ricca anche per la componente vegetale: 30 mila ettari di foreste, 2000 specie di piante superiori, tra cui due monumenti naturali: il pino nero di Villetta Barrea e il faggio di Val Cervara, entrambi esemplari che hanno ampiamente superato i 500 anni di vita.

L’orso marsicano, simbolo del Parco, è una sottospecie dell’orso bruno che vive solo nel centro della nostra penisola, definita e accettata dagli esperti come “endemismo” esattamente un secolo fa, nello stesso anno della fondazione del PNALM. Purtroppo la sopravvivenza di quest’orso è classificata come “critica”: secondo le stime, la popolazione attuale ammonta a 50-60 esemplari. Il parco nazionale è il suo santuario, anche se alcuni orsi marsicani stanno migrando naturalmente in altre aree degli appennini. Il pericolo più grande è ovviamente l’uomo: secondo i dati degli ultimi cinquant’anni, nonostante le moderne leggi protezionistiche entrate in vigore, in media ogni dieci decessi soltanto due sono attribuibili a cause naturali; altri tre sono causati involontariamente dall’uomo: ad esempio in seguito ad incidenti con auto e treni. La metà delle morti però è conseguenza di reati o illegalità, come colpi d’arma da fuoco, avvelenamenti o atti di bracconaggio. Quindi otto orsi su dieci di questa specie a rischio estinzione, perdono la vita per colpa o per volontà dell’uomo.

Per raccontare la storia, il presente e il futuro del Parco abbiamo interpellato Corradino Guacci, presidente della Società italiana per la Storia della Fauna “Giuseppe Altobello”, esperto di grandi animali appenninici, in passato consulente del PNALM, e autore di diversi libri naturalistici.

Di seguito la versione integrale dell’intervista trasmessa nella rubrica Ecosistema di Earth Day Italia, nel programma “Il Mondo alla Radio” di Radio Vaticana Italia.

Corradino Guacci – Foto di Roberta Marchi

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