Economia

Parlare al futuro guardando alle radici

L’Unione Coltivatori Italiani partecipa e sostiene le celebrazioni della 50° Giornata Mondiale della Terra sottolineando il ruolo che l’agricoltura italiana può ricoprire nella sostenibilità della produzione di cibo, nella mitigazione climatica e nella tutela del territorio.

L’Unione Coltivatori Italiani è una delle principali e più longeve organizzazioni di categoria del mondo agricolo italiano, che tutela i coltivatori, le aziende agricole e le associazioni di produttori dal 1966. Col passare dei decenni, oltre all’impegno sindacale, dalla tutela sociale alla lotta al latifondismo e allo sfruttamento ad opera del caporalato, l’UCI ha portato nel dibattito politico italiano, tematiche vitali come: i Patti Agraril’innovazione, la ricerca, la tutela dell’ambiente e del paesaggio, e i diritti del consumatore, al fine di salvaguardare e modernizzare l’agricoltura.

“L’agricoltura odierna, specialmente quella del Mezzogiorno, ha bisogno di raccontarsi e di narrare la storia che custodisce”, ha dichiarato Mario SerpilloPresidente Nazionale UCI, che volgendo il discorso alle moderne sfide del settore in termini di sostenibilità sostiene che: “Fenomeni come i cambiamenti climatici, l’abbandono delle superfici, l’erosione del suolo ed il land grabbing possono essere combattuti anche attraverso una sapiente organizzazione dell’agricoltura”.

L’attività dell’UCI è mirata alla promozione di forme consortili ed associative tra produttori agricoli, al loro sviluppo tecnico-economico e alla conseguente qualificazione professionale, nell’ottica del rafforzamento del tessuto socio-economico del mondo rurale, e non solo. “L’UCI interpreta le peculiarità dell’agricoltura di oggi – specifica il Presidente – parla al futuro guardando alle proprie radici. Vogliamo ripartire dal basso, rendere onore al virtuoso intreccio che da sempre contraddistingue la produzione agricola italiana, tra sviluppo sostenibile, agricoltura e valorizzazione dei territori.”

L’UCI, infatti, puntando sulle filiere tradizionali e su quelle, come la canapa, che possono rappresentare un’occasione prospettica di sviluppo di nuovi prodotti, favorisce le start-up agricole, promuovendo un’azione aggregativa di prodotto e di risorse. A questo scopo l’organizzazione siede ai tavoli istituzionali confrontandosi sulle criticità del comparto, adottando un approccio di maggiore apertura verso tutti gli attori della filiera agricola, compresi i centri di ricerca e di innovazione (dal tavolo della filiera grano-pasta, a quello agrumicolo e delle piante officinali); e caldeggia la conoscenza e la diffusione delle nuove tecnologie nelle aziende: come l’agricoltura di precisione e l’uso della block-chain, per la garanzia della tracciabilità delle produzioni agricole italiane.

L’agricoltura non produce solo cibo – riassume Serpillo – ma parla del territorio, descrive le tecniche impiegate, racconta l’ambiente. Imprese, territorio, ambiente non sono più entità distinte, ma parti di un insieme complesso, che si relaziona con l’elemento antropico.”

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