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Società

Un pianeta che mangia male

OMS: un terzo dei paesi in via di sviluppo è afflitto contemporaneamente da denutrizione e obesità. Nel mondo aumenta il consumo di cibo spazzatura e diminuiscono le vendite di alimenti freschi. Occorre “cambiare radicalmente l’industria alimentare”.

Il secondo obiettivo di sviluppo sostenibile dell’ONU per il 2030 prevede che per quella data sia debellata la fame nel mondo. Al momento purtroppo la situazione è che ci sono ancora più di 820 milioni di persone denutrite. Secondo una recente pubblicazione dalla rivista The Lancet, sul nostro pianeta ci sono 150 milioni di bambini denutriti, mentre ben 2,3 miliardi di persone sono sovrappeso.

Questi dati farebbero pensare che alcuni popoli debbano lottare con la penuria di cibo, e altri con la troppa abbondanza. In realtà, secondo lo stesso articolo, un terzo dei paesi a basso o medio reddito devono convivere con entrambi i problemi, denutrizione e obesità: due facce della medaglia di quella che si definisce malnutrizione.

“Tutte le forme di malnutrizione hanno in comune un sistema alimentare che ha fallito nel procurare a tutti una dieta salutare, sana, accessibile e sostenibile”

Lo ha dichiarato Francesco Branca, direttore del Dipartimento di Nutrizione per la Salute e lo Sviluppo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha anche sottolineato come le politiche e gli investimenti dell’industria alimentare devono cambiare radicalmente. Tra le misure consigliate per riportare in equilibrio i regimi alimentari e arginare gli effetti della malnutrizione, vengono segnalati: l’allattamento al seno per i primi due anni, la riduzione del consumo di carne e l’aumento di quello di frutta, verdura, semi e cereali. Da evitare del tutto i cibi troppo zuccherati o troppo salati, e quelli contenenti grassi saturi e acidi grassi insaturi.

Però, fa notare l’OMS, la tendenza in molti paesi è che, al contrario, aumentano le vendite dei cibi più adulterati: snack, dolciumi, alimenti addizionati, junk food (il cosiddetto cibo spazzatura); mentre diminuiscono sugli scaffali i prodotti freschi. Di conseguenza aumentano a livello globale, anche nei paesi meno ricchi, i casi di diabete di tipo 2, ipertensione, ictus e malattie cardiovascolari. La soluzione sarebbe incentivare gli alimenti salutari a partire dalla produzione agricola, per continuare con la filiera attraverso la trasformazione, il confezionamento, la distribuzione, fino al consumo finale.

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