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Il lupo ucciso a Roma: probabilmente un’esecuzione

Lo zoologo segue il branco descrive il luogo dell’uccisione e la probabile dinamica: forse il lupo era in trappola, e il bracconiere ha sparato da pochi metri.

Due giorni fa abbiamo raccontato la tragica fine di un giovane lupo del branco della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, ucciso da un bracconiere nei pressi di Roma. Il fatto, rivelato ieri, è avvenuto a novembre all’interno della Riserva. Il bracconiere ha colpito il lupo, all’epoca un giovane di circa sei mesi, con una rosata di sette pallettoni da cinghiale (munizione illegale) al torace. Marco Antonelli è uno zoologo, e fa parte del gruppo di naturalisti, coordinato dall’Oasi LIPU Castel di Guido, che ha scoperto, studia e monitora l’attività del branco dal 2013. Già in passato Antonelli ci ha aiutato ad approfondire diverse questioni legate all’espansione dei lupi sul territorio italiano e ai problemi legati all’ibridazione con i cani vaganti o rinselvatichiti. Il lupo morto infatti era uno dei sette cuccioli geneticamente ibridi nati la scorsa primavera (sono quelli ritratti nella foto) dal capo-branco ibrido Nerone e dalla lupa “pura” Aurelia. Questa volta abbiamo cercato di puntualizzare alcuni dettagli delle circostanze della morte e del ritrovamento del lupo.

Il ritrovamento del lupo è avvenuto il 26 novembre. Sapete o immaginate quanto prima sia stato ucciso, e in che momento della giornata?

Purtroppo il momento dell’uccisione non è ricostruibile. Abbiamo rinvenuto la carcassa dopo la segnalazione di un abitante del posto che era in giro con il cane. Avendo sentito odore di decomposizione si è affacciato in un piccolo fossato, sul bordo di un campo aperto, e l’ha vista. Lo stato di decomposizione della carcassa fa pensare che l’animale fosse morto da almeno una settimana; se non dieci giorni perché, essendo novembre, la decomposizione non procede rapidamente come in estate. Possiamo immaginare che, con buona probabilità, sia successo con il buio. Se non altro perché in quelle aree spesso di notte girano bracconieri di cinghiali armati; e perché i lupi si muovono preferibilmente di notte, soprattutto in aree aperte come quella dove è stata trovata la carcassa. Generalmente il lupo non si avventura con la luce del giorno.

Si è capito se il colpo è partito da vicino? I sette pallettoni nel torace non fanno presumere una distanza ridotta tra bracconiere e lupo? Si può pensare che il lupo fosse intrappolato in un laccio (uno degli strumenti peggiori, per le conseguenze sul resto della fauna, del bracconaggio al cinghiale)?

La dinamica ricostruita dalla necroscopia fa pensare che l’animale sia stato colpito relativamente da vicino: da pochi metri di distanza. Quindi la dinamica più probabile è che non si fosse accorto del bracconiere o fosse bloccato in qualche modo e non potesse sfuggire al colpo. L’ipotesi del laccio è possibile perché sull’animale sono stati trovati anche dei segni di lacerazioni sul collo. Però questi potrebbero essere dovuti anche alla decomposizione, che chiaramente provoca escoriazioni nelle parti più esposte del corpo. Infatti nella foto (pubblicata sul post che ha dato notizia del fatto) si vede la zampa parzialmente glabra. Lì il pelo è caduto perché probabilmente stava più a contatto con l’umidità del terreno. Quindi l’ipotesi del laccio è difficile da comprovare. Le lacerazioni non erano evidentissime e il referto ufficiale della necroscopia parla soltanto di sette pallettoni da cinghiale

Ci sono dei sospettati? La Polizia ha scoperto qualcosa?

Se ci sono dei sospettati da parte della Polizia, noi non lo sappiamo. Le indagini dei corpi di polizia proseguono e, giustamente, non sono tenuti ad aggiornarci sul loro sviluppo. Speriamo che portino a scoprire qualcosa.

Chi ha scoperto il cadavere? Chi vi ha chiamati sul posto?

La carcassa è stata scoperta da una persona che abita nei dintorni e che è in contatto con noi. Quindi noi siamo stati contattati direttamente ed abbiamo allertato la Polizia Provinciale che ci ha accompagnati nel sopralluogo

Quanti lupi sono rimasti nel branco della Riserva? Pochi mesi fa erano almeno dieci. Di quanti avete conferma ora dalle fototrappole?

In questo momento il monitoraggio conferma la presenza di almeno sette individui, ripresi “associati” (cioè insieme nelle attività quotidiane, nda.) nelle ultime settimane. La classe di età è ancora riconoscibile da una buona immagine, anche se solo un occhio esperto può distinguere gli adulti dai giovani adesso che hanno otto-nove mesi. D’ora in poi non sarà semplice. I sette individui associati sono: il maschio ibrido Nerone; la femmina adulta Aurelia; e cinque giovani dei sette nati la scorsa primavera. Di loro rimangono quattro “wild type”, con fenotipo (colore del pelo, nda.) tipico del lupo appenninico (bruno-rossiccio, nda.), e uno invece con fenotipo molto simile (nero, nda.) all’individuo morto. Mancherebbe quindi un altro giovane, di cui però è difficile accertare cosa sia successo. L’unica cosa che sappiamo, per adesso, è che sono sette individui associati, di cui due adulti e cinque giovani dell’anno 2019.

Il campo dove è stato ritrovato il cadavere fa parte della Riserva? Lupo a parte, il bracconiere poteva cacciare lì?

Era in un’area protetta, all’interno della Riserva. Quindi in ogni caso la caccia era interdetta.

A che punto è il progetto di sterilizzazione del capo-branco di cui chiedevate con urgenza l’attuazione nei mesi scorsi? Non siamo nell’imminenza del periodo in cui i lupi si accoppiano? Dopo il ritardo dell’anno scorso si è agito in tempo o presumibilmente avremo una seconda cucciolata ibrida?

Il progetto di sterilizzazione è in evoluzione. La parti in causa, che sono la Riserva del Litorale Romano e il Wolf Apennine Center, hanno firmato una convenzione per affidare al WAC almeno la prima fase della cattura, sterilizzazione e rilascio in natura. Ma bisogna reintegrare la pratica con i permessi necessari da parte dell’ISPRA e del Ministero dell’Ambiente. I permessi che avevamo ottenuto un anno fa non sono più validi, perché la situazione è cambiata. Mentre i permessi precedenti erano per un animale, Nerone (l’unico ibrido allora nel branco, nda.), adesso c’è la necessità di catture multiple, in quanto c’è anche la cucciolata (i figli di Nerone, nda.) da catturare. L’ISPRA ci ha confermato la necessità di nuovi permessi, che in questi giorni si stanno ultimando e che poi verranno inviati all’ISPRA per l’approvazione. Diciamo che siamo a buon punto ma ancora non pronti e operativi. La speranza è di agire entro le prossime settimane, perché il periodo riproduttivo dei lupi, alle nostre latitudini, cade intorno alla prima metà di marzo e quindi non abbiamo molto tempo. Si spera di fare almeno un tentativo (di cattura, nda.) prima delle date di riproduzione. Se non si agisce il rischio è che avremo una nuova cucciolata, con tutte le problematiche inerenti: tra cui il fatto che l’intervento successivo avrebbe costi molto maggiori in termini di risorse umane ed economiche.

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